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Venerdì, 2 Dicembre 2022
Storia piacentina

Raimondo Palmerio, un santo piacentino: identikit del perfetto pellegrino francigeno

Norme, abbigliamento e regole per chi si metteva in viaggio per i “loca sancti” più famosi dell’epoca: Terra Santa, Roma (ad limina apostolorum) e S. Giacomo di Compostela

C'è un santo nativo di Piacenza che peregrinò nel XII secolo in lungo ed in largo e che cambiò il suo cognome dopo il ritorno da Gerusalemme: san Raimondo Zanfogni detto il Palmerio e che può esser preso a modello come il pellegrino "per eccellenza". Se andiamo a leggere la storia dei secoli d’oro dei pellegrinaggi, scopriremo che nel medioevo il "peregrinus" (significa straniero, forestiero) doveva attenersi a delle precise regole, più o meno rispettate a seconda delle motivazioni del viaggio. Vediamo allora l'identikit del pellegrino che si metteva in viaggio per i “loca sancti” più famosi dell’epoca: Terra Santa, Roma (ad limina apostolorum) e S. Giacomo di Compostela.

Recita un antico testo medievale: “Chi vuol farsi pellegrino deve per prima cosa pagare i debiti, affidare casa e beni a qualcuno, procurarsi il necessario per il viaggio e dopo aver salutato i vicini, partire”. A Piacenza abbiamo l'esempio storico di Raimondo Zanfogni detto Palmerio per il suo pellegrinaggio verso il 1160 a Gerusalemme ed in altri luoghi santi. Se il pellegrino era un uomo ricco, doveva far testamento: tra le clausole che la legge civile e religiosa ponevano, c’era quella che se dopo un anno ed un giorno egli non fosse ritornato, il testamento entrava in vigore, stabilire poi quanti effettivamente vi aderissero è un’altra questione.

Nell’anno 1125 nel “Veneranda Dies” si diceva che “il vero pellegrino”, e quindi si lascia aperta la porta al fatto che non tutti facessero il viaggio con scopi propriamente di fede, prima di partire doveva: chiedere perdono a chi ha offeso, avere il permesso della moglie e quello del prete della parrocchia.

La Chiesa diede quindi una simbologia al vestire del pellegrino e ne offrì anche la spiegazione simbolica in testi rituali di benedizione: la bisaccia è segno di elemosina, perché è piccola, può contenere pochi soldi e la carità è quella cosa cui il viandante deve affidarsi. Il bastone (bordone) simboleggia la terza gamba, addirittura la Santa Trinità, e serve anche da difesa contro lupi e cani selvatici, simbolo del demonio, e cosa importantissima rappresenta anche il “legno della Croce”. Un altro indumento classico è la mantellina (schiavina o sanrocchino) per proteggersi dal freddo della notte e dalla pioggia oltre ad indossare l’immancabile cappello detto “a larghe tese”.

Nel “Liber sancti Jacobi” si legge che “il pellegrino non può portare con sé denaro, eccetto se nel viaggio lo dona ai poveri. E prima di partire, se venderà i propri beni, dovrà dare fino all’ultimo soldo ai poveri del suo paese o città”. Probabilmente tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, però queste erano le regole e c’è la certezza documentata che alcuni "molto ligi" le rispettassero per filo e per segno.

Il viaggio a piedi era fatto sulle strade ereditate dall’impero romano, e le vie stradali percorse dai pellegrini erano mantenute agibili dai feudatari locali e ancor meglio da volontari dediti a qualche ordine religioso, infatti anche la manutenzione della "strata" e dei ponti era stata assimilata alle opere di carità. Contro il pericolo di animali selvatici, percorsi accidentati e magari le catastrofi naturali ed eventuali esondazioni di fiumi, non vi era protezione ma però, in teoria, il pellegrino godeva della protezione delle leggi locali penali, civili e vescovili, che prevedevano pene severe per "latrones" (i ladroni) che assalivano i viaggiatori in genere: romei o mercanti. Una notizia che gli storici segnalano è che nel pieno medioevo le strade del nord Italia erano dominate da ladroni tedeschi, si hanno addirittura notizie di quando nel 1318 si dava la caccia ad un ladro che derubava i pellegrini dei loro pochi averi, direttamente nell’ospizio quando dormivano.

Nel 1350 con il Giubileo di Roma, sulle strade italiane i "romei" venivano regolarmente depredati da abitanti di villaggi e non di rado si ha notizia di osti che in locande sperdute uccidessero i pellegrini un po’ più danarosi per derubarli, insomma c'era da dormire con un occhio sempre aperto.

Sappiamo che già nel 789 Carlomagno lamentava che con l’usanza di far “pellegrinaggi obbligatori per i condannati” si lasciavano liberi sulle strade tanti criminali pericolosi, che erano insidia per i viaggiatori pacifici. Il pellegrino condannato dall’Inquisizione (ex poenitentia) doveva portare cucito sul mantello e sulla veste, ben visibile davanti e dietro, una croce di color zafferano: c’erano pene severissime per chi la toglieva, ma controllare tutto questo per l’intero pellegrinaggio d’espiazione non era semplice, anzi impossibile. 

Fatto è che questi condannati costretti per legge al "santo viaggio" erano allontanati dai pellegrini e non accolti in locande ed ospizi. Nel medioevo molte colpe erano punite con il pellegrinaggio e farsi “pellegrino andata e ritorno”, era una alternativa alla pena capitale: per testimoniare l’avvenuto pellegrinaggio si dovevano portare a casa i simboli del santuario raggiunto.

Il segno che prova del viaggio fatto fino a Gerusalemme è la palma, infatti si dicevano “palmieri”, che è quello che toccò al citato piacentino S. Raimondo Palmerio le cui ossa sono visibili e venerabili nella chiesa benedettina omonima a Piacenza e che fondò verso il 1178 un ospitale per poveri.

Il pellegrinaggio a Compostela si testimoniava portando cucita la conchiglia che già dal 1120 i commercianti vendevano presso la basilica di San Giacomo Maggiore. Chi andava a Roma tornava con l’effige della chiave o di due chiavi incrociate, mentre il viaggio al santuario di Mont Saint Michel in Francia era testimoniato con un piccolo stendardo con l’effige di San Michele. E usanza era che al cappello a larghe tese, il pellegrino che aveva fatto più “viaggi ai loca sancti” vi appendesse in vista distintivi differenti, tanto che chi li portava, arrivato in certi paesi, città o guadi di fiumi, era esentato dal pagamento di pedaggio.

Il viaggio per devozione o per un voto lungo la Via Francigena e sulle altre antiche strade dirette a santuari dove si venerano corpi santi o segni della vita di Cristo stesso, era un viaggio che aveva un suo codice da rispettare, ben delineato dalla Chiesa e che traccia l’identikit del pellegrino perfetto.

Umberto Battini

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