«Restituiamo a Francesco Ghittoni l’importanza che merita»

Ad inaugurare la mostra a Palazzo Galli erano presenti i curatori Vittorio Sgarbi e Valeria Poli, l'architetto Carlo Ponzini e, idealmente, anche il professor Ferdinando Arisi, che di Ghittoni è stato profondo estimatore e, in un certo senso, riscopritore, fin dagli anni '60

Vittorio Sgarbi alla presentazione

“Francesco Ghittoni è senza dubbio un pittore profondamente piacentino, che tuttavia merita di essere annoverato insieme a Fattori, Morandi, Signorini, Abbiati, Rossano ed altri, fra i maggiori artisti italiani attivi fra Ottocento e Novecento”. Non usa mezzi termini il critico d’arte Vittorio Sgarbi, per definire le opere dell’artista piacentino Ghittoni, cui la Banca di Piacenza ha dedicato quest’anno la consueta esposizione natalizia nel Salone dei Depositanti di Palazzo Galli.

Ad inaugurare la mostra, giovedì mattina in Sala Panini, erano presenti i curatori Vittorio Sgarbi e Valeria Poli, l’architetto Carlo Ponzini e, idealmente, anche il professor Ferdinando Arisi, che di Ghittoni è stato profondo estimatore e, in un certo senso, riscopritore, fin dagli anni Sessanta.

Ad introdurre l’incontro dinanzi al folto pubblico convenuto in via Mazzini è stato il presidente della Banca di Piacenza Giuseppe Nenna, seguito dal sindaco Dosi che ha portato i saluti dell’amministrazione comunale. Il compito di illustrare nel dettaglio le peculiarità dell’allestimento è spettato poi all’architetto Ponzini: “Ghittoni è stato un artista intimamente e profondamente piacentino – ha spiegato – la sua è una pittura del cuore, che racconta la nostra città, i suoi problemi personali, i drammi di una vita segnata dal dolore. La mostra è suddivisa in quattro aree tematiche: i ritratti, i soggetti religiosi, paesaggi e vedute e pittura di genere. Ho pensato ad un allestimento circolare, che possa offrire al visitatore una vista delle opere a trecentosessanta gradi; mai singolare, bensì sempre in relazione alle altre affianco”.

“Abbiamo sempre catalogato Ghittoni come un artista prettamente locale – ha detto l’architetto Valeria Poli, curatrice dell’esposizione – ma non è così. Ghittoni è un artista a tutto tondo che si è formato in accademia e che non hai mai dipinto solo per passione: l’arte era il suo lavoro. Sapeva affrontare qualunque genere e dietro ogni sua opera c’è uno studio preciso ed accurato documentato dai numerosi bozzetti e disegni preparatori che abbiamo catalogato. Ha esposto anche all’estero e nel 1939, anno a cui risale la prima mostra postuma a lui dedicata, riscosse un grande successo di pubblico e di critica”.

Ma la seconda guerra mondiale e tutti gli sconvolgimenti che ne seguirono (oltre ovviamente all’affermarsi delle avanguardie artistiche e dell’arte contemporanea) fecero finire Ghittoni e i suoi quadri nel dimenticatoio. Finchè, all’inizio degli anni ’60, un critico e storico dell’arte piacentino, Ferdinando Arisi, non decise di studiare e riscoprire le opere di questo artista.

“Ghittoni è un grande regalo che mi ha fatto Ferdinando Arisi – ha detto il celebre critico d’arte Vittorio Sgarbi – dopo Gaspare Landi, mostra che curammo insieme anni fa sempre per volontà della Banca di Piacenza, è anche grazie a lui che ho scoperto le opere di questo artista assolutamente e immeritatamente sconosciuto praticamente ovunque, ma che merita di finire nel novero dei più grandi pittori italiani attivi a cavallo fra Ottocento e Novecento”.

“Il Ventesimo secolo per la storia dell’arte ha costuito un momento di grande rottura – ha proseguito Sgarbi – siamo passati dalla ricerca del bello, dalle opere di Giotto e Piero Della Francesca e Raffaello a grandi tagli sulla tela, orinatoi e merde d’artista. Si è perso il senso del bello? Non so. Forse. Per fortuna in questa isola felice protetta dalla nebbia che è Piacenza hanno prosperato artisti come Foppiani, Bertè, Cinello, Armodio. E sicuramente l’armonia e il bello si ritrovano nelle opere di Ghittoni. Mi incantano i suoi paesaggi eterei e idialliaci; colpiscono profondamente le sue opere di genere segnate ed ispirate da alcuni drammi personali come la morte del figlioletto gettato dalla finestra dalla moglie, impazzita. Sono opere che sfuggono ogni manierismo e raccontano un’umanità vera, dolente, con un carico di emozione e spiritualità difficili da ritrovare nei dipinti di altri artisti.

“Ghittoni meritava questa mostra – ha concluso Sgarbi – già Arisi curò negli anni 80 due esposizioni e i relativi cataloghi, facendo riscoprire ai piacentini le opere di un pittore che dopo la seconda guerra mondiale era caduto nell’oblio. Oggi, affiancando a questa selezione anche le opere di grandi del Novecento quali Fattori, Morandi, Signorini, Rossani e Abbiati, per citarne alcuni, restituiamo a Ghittoni l’importanza che merita”.

“Francesco Ghittoni tra Fattori e Morandi” rimarrà allestita a Palazzo Galli fino al 15 gennaio 2017. Per informazioni, visite guidate e prenotazioni, chiamare la Banca di Piacenza allo 0523542137.

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