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Santa Maria di Campagna: il refettorio sempre più cenacolo di studi, testimonianze e dati storici

La prof. Raffaella Arisi: la proprietà del comune ha preservato l’integrità della Basilica

All’intervento di padre Secondo Ballati - che ha aperto il secondo appuntamento del ciclo di manifestazioni collaterali alla Salita alla cupola della Basilica affrescata dal Pordenone organizzate dalla Banca di Piacenza e che si protrarranno sino al 10 giugno - facciamo oggi seguire Raffaella Arisi, figlia del compianto Ferdinando che per primo rese pubblica l’esistenza del percorso “Salita al Pordenone”.

La prof. Arisi ha raccontato la nascita del libro “Santa Maria di Campagna a Piacenza”, (Tip.Le.Co 1985), scritto insieme al padre, osservando come la Basilica, monumento voluto dai piacentini, sia lo specchio della città. Il fatto di essere di proprietà del Comune lo ha preservato da spoliazioni, soprattutto in periodo napoleonico. L’idea della costruzione risale al dicembre 1521, quale ringraziamento per una tregua alle ricorrenti invasioni. Anche le due statue nella navata centrale sono ex-voto: Clemente VII, in origine in cartapesta poi rifatta in scagliola nel XVIII secolo, per essere scampato al Sacco di Roma nel 1527; Ranuccio I per essere sfuggito alla congiura dei Sanvitale (Mochi 1616).

Dopo aver sottolineato come la Basilica fosse stata attribuita al Bramante fino a che padre Corna non scoprì che era di Tramello, l’architetto al quale si devono le chiese di S. Sisto, su pianta basilicale preesistente con l’introduzione di due transetti e  poi S. Sepolcro (con tre transetti), ha collegato il suo interesse per le tre chiese con la Campagna di schedatura della Soprintendenza di metà anni '70, anni in cui era in restauro la Pala con lo "Sposalizio mistico di S. Caterina". Il dipinto fu ricollocato in sede al termine del restauro nel 1981 (si veda pubblicazione Paola Ceschi Lavagetto). Le radiografie evidenziarono un pentimento del pittore relativamente al braccio destro di S. Paolo, che era stato pensato in posa enfatica.

Riguardo all’Annunciazione nel tamburo della cupola (1543) dipinta da Bernardino Gatti detto il Sojaro (Pavia, 1495/1496 -1576), ha rilevato analogie con un’opera di Tiziano in S. Salvador a Venezia, che però sarebbe più tarda, quindi sarebbe Tiziano, a Piacenza nel 1546, a essersi ispirato al dipinto del Sojaro.

La prof. Raffaella ha quindi riferito delle firme degli studenti del Gazzola e di artisti sul camminamento della cupola: “Non lo facevano per deturpare, ci tenevano veramente a testimoniare che erano stati lì a studiare la prospettiva”. Tra le più note quelle del pittore Francesco Monti, detto il Brescianino delle battaglie (1646-1712), del pittore piacentino Bartolomeo Baderna ripetute tre volte (8 settembre 1647- 13 e 18 giugno 1648), che disegnò e incise la ghirlanda di frutti affrescata dal Pordenone nella fascia attorno all’apertura della lanterna sovrastante la cupola. E ancora di Domenico Antonini, piacentino che in San Francesco decorò la Cappella dell’Addolorata e il medaglione a soffitto del Teatro comunale, poi, nel 1816, l’arco trionfale e altre decorazioni nel Palazzo del Comune; del pittore decoratore e scenografo Giuseppe Badiaschi, (1795-1883), di Lorenzo Toncini (1802- 1884), insegnante di pittura del Gazzola. Sempre nell’800 Antonio Malchiodi, Emilio Perinetti e Luciano Ricchetti (1897-1977), la cui firma dovrebbe essere stata posta in un tempo precedente gli anni Venti.

Foto di Carlo Mistraletti

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