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Nostra Signora di Guastafredda da lunedì in festa

Da lunedì 17 settembre nell'antico santuario di via Confalonieri inizia l’annuale settimana mariana dedicata alla Madonna di Guastafredda

Da lunedì 17 settembre nell'antico santuario di via Confalonieri inizia l’annuale settimana mariana dedicata alla Madonna di Guastafredda. Le celebrazioni incominciano alle 18,30 con la Santa Messa presieduta dal parroco di Sant'Antonino e vicario dell'Unità Pastorale don Giuseppe Basini, alle  21 rosario e benedizione eucaristica. Il giorno successivo, martedì alle 18,30, S. Rosario e Benedizione eucaristica, seguita alle 21 dalla santa messa presieduta dal vescovo monsignor Gianni Ambrosio e animata dal coro di Comunione e Liberazione. Mercoledì alle 18.30 Santa Messa in suffragio della mamma del parroco, Guendalina Pagani, giovedì in suffragio di Lucia Badagnani, presieduta dal Direttore dell'Ufficio Missionario mons. Giampiero Franceschini. Alle 21 processione "aux flambeaux", partendo dalla piazetta Guastafredda, guidata dal superiore dei Missionari Scalabriniani padre Giovanni Meneghetti in occasione del suo 50esimo di sacerdozio.  Venerdì e sabato messe alle 18.30 celebrate dal canonico parroco-arciprete e rettore della cattedrale monsignor Serafino Coppelotti e poi da don Francisco Ferreira Calheiros Filhos della comunità Figli di Sant'Anna. Alle 21 rosario e benedizione eucaristica. Domenica 23 alle 8 santa messa presieduta dal parroco di San Paolo Apostolo monsignor Bruno Perazzoli.

L’ORIGINE DI “GUASTAFREDDA” - «Il sacello di Nostra Signora di Guastafredda - scrive Tiziano Fermi - venne edificato all'inizio del XVII secolo per ricoverare un affresco della Madonna, una venerata immagine in origine definita "Madonna del Pilastro" o "della Colonna", perché dipinta su un muro esterno sporgente, una sorta di pilastro che sopravanzava la cinta del convento di Santa Maria della Neve». Il nome della icona venerata dedicata alla Vergine, prese poi la denominazione dalla sua stessa ubicazione, nell'omonima via, ove secondo le fonti, si trovavano i terreni della famiglia Guastafrido o Guastafreddo, ricordati in documenti successivi come "orti di Guastafreddo". 

Il prevosto di San Paolo, don Domenico Daccò, nel 1794 chiese alle monache di Santa Maria della Neve di arretrare il muro del convento per poter costruire attorno all'affresco mariano un tempietto. Nel 1795 venne chiamato l'architetto Lotario Tomba che costruì il nuovo edificio. Nel 1800, un benefattore di nome Domenico Ferrari e le monache benedettine stesse acquistarono il terreno necessario al completamento dell'edificazione, la costruzione del tempio si concluse nel 1802. Il tempietto dedicato alla Madonna di Guastafredda verrà riedificato nuovamente alla fine del XIX secolo, quando l'intervento architettonico sarà diretto da Camillo Guidotti (1853-1925) che ha pensato questo santuario ridisegnandolo con una pianta a croce greca e facendone una armonica struttura dominata dalla cupola affidata all'opera del capomastro Daniele Rovelli.

L'IMMAGINE VOTIVA - L'immagine venerata della Madonna presenta questa particolare iconografia: attorniata da una nube sostenuta da angeli, la Beata Vergine, ha un ricco abito e un ampio manto; sorregge il bambino, e ai suoi lati, in atteggiamento di devozione è circondata da tre santi: San Francesco d'Assisi, San Domenico e San Carlo Borromeo. Sono raffigurati in atteggiamento devozionale e in posizione di supplica orante. Altro attributo iconografico è costituito da una mano della Vergine che sorreggendo il bambino dà un senso di sicurezza e di protezione. L'altra mano reca un simbolo quasi del tutto scomparso dal dipinto: una rosa, documentata da alcune stampe ottocentesche dell'icona di Guastafredda.  

Dice il Nasalli Rocca, in Indicatore ecclesiastico 1891, che il nome Guastafredda derivò da una famiglia Guastafreido o Guastafreddo menzionato già in un atto notarile del 1146. In atto del 1118 è nominata una Chiesa di S. Agata, sita nel Borgo di S. Savino presso gli orti di Guastafreddo. Negli atti di S. Savino del monaco Rufino del 1253 (manoscritto del legato Pallastrelli nella Biblioteca Comunale) vi si designano a confine “ortalia Guastafrigoris, quae ortalia Albertus Gua­stafregus tenet a predecto Francesco etc. In atto notarile del 1366 si accenna ad una via, que vadit ad ortum Guasta­fregidorum in vicinia Laneti Salvatoris”. Luciano Scarabelli accenna in alcune sue schede dell'archi­vio comunale, ad avvenimenti accaduti in cantone Guastafri­gide nel 1533. 

Dal Monastero al Santuario - Nel 1390 buona parte dell'isolato limitato dai cantoni che assumeranno il nome di Guastafredda, S. Salvatore, Via della Neve, fu occupato dal Monastero delle monache Benedettine fatto costruire nel 1390 da Leone Anguissola. Sulla parte esterna del muro di cinta dell’edificio chiamato Convento della Madonna della neve, nel 1610 vennero eseguiti due dipinti raffiguranti l’uno un gruppo di suore del convento (in cui si riconoscevano i volti di alcune dame dell'aristocrazia piacentina) raccolte sotto il manto della Vergine, e l’altro la Madonna in ricco manto col Divin Pargolo in braccio. Il primo andò presto distrutto, il secondo, chiamato Madon­na del pilastro e poi Madonna della colonna, in quanto dipinto su un’ampia sporgenza del muro fu conservatoDice il cronista Boselli: - addì 25 luglio (1659) martedì fu incoronata solennemente un’immagine della Beata Vergine dipinta nel muro delle Monache della Neve in capo di Guasta­fredda Vicolo S. Paolo dal proposto dottore Giuseppe Degano Rettore di S. Paolo, essendo stato fatto un solenne appara­to. Sul finire del secolo XVIII i fedeli “allarmati dalle spaventose notizie e dalle cannibalesche atrocità scatenate dalla Rivoluzione francese, pregarono perché l’orrendo uragano non avesse a scatenarsi nel nostro paese”. Gli eventi furono favorevoli e come ex voto sorse il tempietto della Madonna di Guastafredda. Tra gli ex voto testimoni della fede degli abitanti del quartiere una lapide di riconoscenza per essere stata la zona risparmiata dai “bombardamenti aerei che intorno seminarono rovina e morte”.

Madonna-2Il dipinto  - Troviamo nelll’Indicatore Ecclesiatico 1891: “Ignoto è l’autore del dipinto, il quale non può essere anteriore al secolo XVII, giacchè ai piedi della Vergine con S. Francesco e S. Domenico si trova effigiato S. Carlo Borromeo canonizzato nel 1610 L’affresco risarcito già prima dal Vigononi poi dal Girometti, da moti anni era tenuto in peculiare venerazione. Nei primi anni del secolo si diede commissione all’Architetto Lotario Tomba di arretrarlo di qualche metro e di costruirvi innanzi un sacello, che addivenne, può dirsi, malgrado le piccole proporzioni, un santuario. 

Le Madri Benedettine concessero di addentrarsi nell'orto del Monastero, per costruire una cappelletta fatta su disegno di Lotario Tomba, (l'architetto ideatore del Teatro comunale, del cimitero, della fac­ciata del Palazzo del Governatore in piazza Cavalli e di altre celebri opere) e con l’intervento operativo di certo Domenico Ferrari. Si legge nelle “obbligazioni” che le “Madri della Neve” permettevano di addentrarsi nell’orto del Monastero senza oltrepassare le braccia 6 (compresovi 10 spessore della cinta e quello del muro di fondo, che dovrà essere di almeno un braccio), e che non ecceda in larghezza braccia 10, e in altezza braccia 19-20. La porta della Cappella, dovrà essere munita di inferriata. Il fondo della Cappella sarà di proprietà del Monastero; Non dovrassi mai alzare campanile, nè mettervi campana o campanella per quanto piccola si voglia…” La costruzione venne protratta fin dopo il 1802 e fu comunemente chiamata «Nostra Signora di Guastafredda», dal nome dell'an­tica strada. 

La facciata dell’edificio fu modificata nel 1845 con progetto di Andrea Guidotti; un ulteriore intervento porta la firma dell'archi­tetto Camillo Guidotti che provvide anche all’ampiamento dell’edificio trasformandone la pianta da esago­nale a croce greca. Il capomastro Danie­le Rovelli lavorò nel 1898-1899 alla facciata, alla cupola, ai pilieri, agli intonachi interni ed esterni, per una spesa di lire 3.975.   Il dipinto fu ritoccato e restaurato almeno due volte: la prima da Carlo Maria Viganoni e la seconda dal suo allievo Carlo Girometti che si era specializzato in questo ramo. Nel 1947 il prevosto mons. Adriano Dozza fece ridipingere la cupola. I quattro Evangelisti della cupola furono opera di Giuseppe e Nazzareno Sidoli. L’interno della Cupola  fu restaurata  dal pittore Morisi e le dorature da Genocchi. 

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