«Senza un vero esercito europeo non c’è un’Europa unita e libera»

I grandi problemi socio-politici del nostro tempo analizzati dal prof. Franco Cardini nelle tre conferenze piacentine

FOTO CARLO MISTRALETTI

Come pubblicato nei giorni scorsi prof. Franco Cardini - già docente di Storia medioevale all’Università di Firenze e in altri atenei europei ed extraeuropei, professore dal curriculum affollatissimo di titoli e riconoscimenti accademici – ha tenutosu invito del Comitato Piacentino della Dante Alighieri e dell’associazione “Idea d’Europa”,tre dotte conversazioni all’aula magna dell’istituto Tecnico Commerciale "G. D. Romagnosi, all’auditorium "Fondazione di Piacenza e Vigevano” e all’aula Magna Istituto "A. Volta” di Borgonovo.

Oltre all’analisi sul problema migratorio del quale abbiamo già scritto: https://www.ilpiacenza.it/cultura/il-fenomeno-migratorio-la-nuova-sfida-sociale-analizzata-dal-prof-franco-cardini.html il piglio autorevole del professore ha condotto per mano i sempre affollati auditori attraverso i secoli, dall’antichità ai nostri giorni, proponendo tesi su origini e motivazioni delle criticità sociali, politiche ed economiche che caratterizzano i nostri tempi, una crisi di valori e di risorse che delineano “l’eredità fallimentare che l’attuale generazione lascia ai giovani”.

DONALD TRUMP. Ha vinto le elezioni presidenziali negli USA. Un grande paese democratico, senza dubbio. Che ha saputo esprimere come candidati contrapposti due supermilionari, entrambi legati a doppio filo agli ambienti di potere statunitensi e internazionali: un gran bell’esempio di democrazia.

PAPA FRANCESCO. L’ingiusta ripartizione delle ricchezze del pianeta, è Il verme che sta corrompendo la terra; è l’assurdo, osceno squilibrio di una umanità divisa tra pochi ricchi e una sterminata moltitudine di poveri. Papa Francesco non perde occasione di ricordarcelo: l’Enciclica Laudatosi’, sotto questo profilo, è esemplare. La nostra economia uccide e occorre perseguire la giustizia, che non consiste solo in una equa distribuzione delle risorse, ma passa attraverso un mutamento radicale di valori e stili di vita.

L’ISLAM. E’ alla base della modernità e ne ha accettato gli sviluppi.  I guerriglieri del Califfo negano cialtronescamente la modernità mentre ne sono dei moderno-dipendenti. L’occidente ha verso l’Islam un debito immenso. Non dobbiamo dimenticare che il succo della modernità è anche l’elaborazione tecnico-scientifica di dati che attraverso la cultura medievale provenivano dall’Islam. La cristianità occidentale li ha potuti elaborare grazie all’apporto islamico.Che l’Islam sia una minaccia sta ormai diventando un dogma laico, diffuso dai Signori della Paura, i quali– per fini economici, ma anche in vista di vantaggi politici ed elettorali – sfruttano le insicurezze e i timori delle persone istigando all’odio.

I POLITICI BUGIARDI. L’immagine e la malafede che meglio sintetizzano l’impreparazione dei politici degli ultimi anni è quella dell’ambasciatore boliviano alle Nazioni Unite che, durante il Consiglio nel quale si discute l’attacco statunitense alla Siria, sventola la foto del ministro della Difesa Colin Powell quando, il 5 febbraio 2003, si presentò nella stessa sede dichiarando di avere le prove della presenza nell’Iraq di Saddam Hussein di armi di distruzione di massa. Come abbiamo saputo più tardi, dopo l’invasione dell’Iraq e l’innesco nell’area di uno stato di guerra che continua ancora oggi, le prove mostrate da Powell erano false, messe insieme anche piuttosto malamente dai Servizi del suo paese e da quelli dell’Inghilterra di Tony Blair.

ECOLOGIA. Una improba condotta umana si è avuta dinanzi al problema ecologico. La Natura è stata sempre considerata dall’Uomo come un qualcosa di destinato a restare intatto. E le stesse condizioni climatiche come un qualcosa di “fisso”. Cosa inesatta. Queste, già da oltre un secolo sono andate mutando. Oggi si è di fronte ad una sorta di “vetta”, che, tuttavia, non è ancora l’apice del mutamento. Gli scienziati prevedono un cosiddetto “optimum” della linea climatica sul piano termico verso la fine dell’attuale nostro secolo, dopodiché dovrebbe aversi un lentoraffreddamento. Insomma, siamo di fronte, sul piano “climato-naturale” ad una sorta di sinusoide che cammina lungo la storia millenaria con variazioni di 4-5-6 gradi. E’ evidente che una dissennata politica di sfruttamento dei beni della Natura da parte dell’Uomo senza tener conto degli effetti negativi e poi disastrosi che ogni eccesso possa comportare e che ha di già comportato, fa risultare ancor più grave all’occhio umano una situazione che, per principio, è “naturale”.  La soluzione non l’abbiamo in tasca, tuttavia è sempre una questione di saggezza, che, in questi ultimi tempi è stata presa alquanto più in considerazione come criterio di cui non poter fare a meno. L’ecologia è un problema da non sottovalutare, benché non si debba prendere in modo esasperato ogni annuncio di terrorismo psicologico che talora viene fatto proiettato in un medio-lungo futuro. 

EUROPA, SVEGLIATI. Aveva ragione il vecchio Schuman: senza un libero esercito europeo non si fa né un’Europa unita, né un’Europa libera. Ricominciamo a pensare concretamente a noi, al nostro Mediterraneo, alla nostra Eurasiafrica. Che sia questa una nuova possibile strada per rilanciare l’unità europea, al di là dei fantasmi neomicronazionalisti e degli isterismi xenofobi? Quello di cui avremmo bisogno sarebbe un vero esercito europeo, non un’organizzazione di ascari al servizio della Nato. La leva obbligatoria non è più concepibile: il processo di destrutturazione della società civile italiana è andato ormai troppo oltre. C’è poco da stare allegri. Ci vorrebbe una Costituzione europea e una raggiunta maturità di coscienza appunto federale o confederale da parte dei popoli, che non c’è. C’è invece il dominio egemonico della Troika.

L’EURO. Il mantenimento dell’euro è inevitabile: tornare alle singole monete nazionali equivarrebbe sul piano economico-finanziario a esporre i singoli paesi che facessero questa scelta in una posizione ancora più debole di fronte agli speculatori e alla finanza internazionale. Uscire dall’euro obbligherebbe a rivolgersi, per ottenere un sostegno alle nuove o redivive monete internazionali, agli stessi soggetti che hanno finora gestito e/o condizionato la moneta unica: ci strangolerebbero o ci ridurrebbero in un servaggio economico ancora più forte e più duro. 

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