Silvia Lupi a 31 anni non scappa da Fossoli: un esempio di economia ecosostenibile

La sezione del Corriere della Sera "Corriere Sociale" nell'ultimo numero pubblica un articolo della collega Tiziana Pisati dove racconta la storia di Silvia Lupi, 31 anni che ha scelto di non scappare da Fossoli di Cortebrugnatella

Silvia Lupi, foto Gianluigi Tambresoni

La sezione del Corriere della Sera “Corriere Sociale” nell'ultimo numero pubblica un articolo della collega Tiziana Pisati dove  racconta la storia di Silvia Lupi, 31 anni che ha scelto di non  scappare  da Fossoli di Cortebrugnatella, 871 metri in alta Valtrebbia, mentre la maggior parte dei suoi coetanei e i due fratelli maggiori hanno lasciato quel luogo perché il lavoro in montagna è irto di difficoltà e poco redditizio. Questo l’articolo di Tiziana Pisati:

“Diplomatasi ragioniera Silvia coltivava il sogno poi sfumato di aprire un agriturismo. E quando con la chiusura dell’ultimo caseificio in valle si è trattato di scegliere: chiudere la stalla – «Perché prevalentemente avevamo vacche da latte» – o andare avanti tentando strade nuove, non se l’è sentita di lasciar morire l’azienda di famiglia, frutto di tre generazioni di fatiche, e ha così cominciato a crescere vitelli da carne sui pascoli d’alta quota e introdotto suini allo stato semibrado. Oggi i suoi campi a cereali, frumento e foraggi e l’allevamento si fregiano della certificazione biologica e sono un esempio di come i sostenitori di un’economia ecosostenibile possono rigenerare quel tesoro nascosto che è l’Appennino. Con lei la madre e il padre. «Papà è un esperto norcino. Abbiamo aperto anche un laboratorio di salumi tipici per completare la filiera dall’allevamento alla vendita di prodotti genuini».

Impegnata in prima persona per la comunità (è consigliere comunale), Silvia Lupi ha portato la sua esperienza al convegno “Terra comune agricoltura, ambiente e nuova economia della montagna” che ha radunato a Bobbio imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. In regia il Consorzio di bonifica di Piacenza in nome del binomio difesa del suolo e sviluppo del territorio in una zona che lo scorso autunno ha pagato care le conseguenze del dissesto idrogeologico. Al di là delle relazioni tecniche, è emerso come per fare impresa in montagna occorrano forza di volontà, idee chiare, abnegazione e creatività. Tutte doti che Silvia possiede. Sveglia alle 7. Non c’è domenica, non ci sono ferie. «Ma qui si sta magnificamente». L’ultima volta che ha visto il mare? «Sono passati un po’ di anni – sorride – però nel 2012 sono stata a Parigi al Salone internazionale dell’alimentazione. Fantastico. Ripensamenti? Sì, ma solo per i troppi cavilli burocratici che mi portano via un centinaio di giorni lavorativi all’anno. Parlano di Goi, i Gruppi operativi per l’innovazione finanziati dalla Regione, di Gal, i Gruppi di azione locale che studiano strategie di sviluppo rurale.  Ben vengano, ma poi è complicatissimo accedere ai bandi, complicato e costoso presentare i progetti: per farli devi rivolgerti a esperti». Altro ostacolo è l’allaccio a Internet, vitale per l’economia montana come negli anni Cinquanta l’allaccio all’acquedotto. «Peccato che qui il più delle volte non riesci a prendere la linea neppure col telefonino».

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