Sull'immigrazione poca attenzione ai numeri e incoerenza nelle valutazioni

L’analisi di Ettore Gotti Tedeschi e di Marco Valerio Lo Prete al Festival della cultura della Libertà

FOTO DI ALESSANDRO BERSANI

“Immigrazione, perché sì perché no” è il tema affrontato nella VII sessione della seconda edizione del Festival della cultura della libertà domenica mattina a Palazzo Galli. Ne hanno discusso l’economista Ettore Gotti Tedeschi e il giornalista del Tg 1 Marco Valerio Lo Prete, moderati da Robert Gionelli. Gotti Tedeschi ha efficacemente dimostrato come sull’immigrazione si stia sbagliando tutto perché si ragiona sulle sensazioni non avendo capito le ragioni e la portata del fenomeno migratorio.  L’origine di tutti i mali, a parere dello studioso piacentino, il fatto che dagli anni Settanta abbiamo fermato le nascite nel mondo occidentale perché ci hanno fatto credere che eravamo troppi. Gli stessi che hanno deciso questo, oggi ci dicono che gli immigrati sono necessari per colmare il gap di popolazione. C’è insomma una grande confusione e negli ultimi quindici anni “ci hanno raccontato un sacco di balle”. Un giorno gli immigrati sono risorsa, l’altro giorno si esulta sui giornali perché si è riusciti a stopparli. Ma allora sono risorsa oppure no?, si è domandato Gotti Tedeschi denunciando che non ha funzionato niente: l’Europa si contraddice, non ha fatto nulla di quello che doveva fare, l’aspetto umanitario per giustificare l’immigrazione è solo una scusa.  Ci sono I documenti dei segretari dell’Onu che teorizzavano la necessità di aumentare l’immigrazione. “Ricordatevi che essa serve a potenziare i conflitti...”. L’immigrazione, ha  sentenziato Gotti Tedeschi, sarebbe un fenomeno fuori controllo grazie a decisioni prese “da omuncoli che pensano di poter gestire il mondo”.

Il giornalista Rai Marco Valerio Lo Prete ha proposto qualche dato (in Italia - ha detto - c’è un’allergia ai numeri, una forma nostra di analfabetismo in questo senso): nel 1995 la popolazione straniera era di 800mila unità; in vent’anni si è moltiplicata di sette volte; gli sbarchi: 119mila nel 2016 sono calati leggermente lo scorso anno; però nel 2005 eravamo nell’ordine di grandezza di 22-23mila. Ma il dato da sottolineare - ha osservato Lo Prete – non sono tanto i flussi, che non sono a livelli record (è aumentata solo la loro visibilità), bensì la popolazione che nasce da genitori stranieri, arrivata oggi al 20 per cento. Il giornalista del Tg 1 ha poi voluto sfatare un mito: Non è vero  - ha affermato - che il fenomeno dell’immigrazione è ingovernabile,  basta vedere cosa hanno fatto Gran Bretagna e Australia. La retorica sull’ingovernabilità dell’immigrazione è pericolosa perché delegittima lo Stato e crea un corto circuito nell’opinione pubblica. Lo Prete ha stigmatizzato anche un’altra retorica, definita “stracciona”, che gli immigrati farebbero quei lavori che gli italiani non fanno più: “Una retorica che disincentiva l’integrazione”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Le spaccano la faccia contro una cancellata per rapinarla della borsa

  • Carla non ce l'ha fatta, il suo alpino Stefano la piange dopo la serenata davanti all'ospedale

  • Scaraventano un cancello contro la polizia per scappare dopo il colpo: quattro arresti

  • Cacciatore cade in un dirupo e muore

  • Cene e ritrovi clandestini in due locali, blitz della finanza: multa per tutti e attività sospesa

  • L'annuncio di Bonaccini: «La regione torna “zona gialla” da domenica»

Torna su
IlPiacenza è in caricamento