Tra le mogli del Pordenone forse la nobildonna piacentina Dal Pozzo

Potrebbe essere suo il volto della Madonna del quadro dello sposalizio di Santa Caterina

Il ciclo di manifestazioni collaterali alla Salita alla cupola della Basilica di Santa Maria di Campagna affrescata dal Pordenone, organizzate dalla Banca di Piacenza e che si protrarranno fino al 10 giugno, sta offrendo anche una serie di aneddoti e curiosità. Dopo l’ampia sintesi degli interventi di padre Secondo Ballati, di Raffaella Arisi e di Giacomo Marchesi, oggi riassumiamo l’intervento della storica dell’arte Laura Bonfanti (autrice di alcuni testi per il catalogo Pordenone e la Maniera padana e membro del comitato scientifico dell’evento Salita al Pordenone), che ha trattato interessanti aspetti inerenti la vita del pittore. Per un malinteso del pittore e storico dell’arte Giorgio Vasari (1511 –1574) si ritenne per diversi secoli che il Pordenone e il pittore Bernardino Licinio fossero la stessa persona, l’equivoco si chiarì solo al principio del Novecento. Il Pordenone fu poi chiamato Regillo in tono di scherno in quanto insignito, nel 1535, del titolo di cavaliere dal re d’Ungheria e non dall’Imperatore come successe a Tiziano, suo eterno rivale. E ancora Sacchiense o de' Sacchiis, nomi derivati dal cognome paterno, ma la denominazione con la quale viene più comunemente ricordato è quella di Pordenone, che trae origine dalla sua città natale.

laura bonfanti-4La Bonfanti ha quindi esaminato le possibili nozze piacentine del pittore, che ebbe tre mogli. Lo storico aretino Giorgio Vasari, in entrambe le edizioni del suo celebre “Le vite”, del 1550 e del 1568, afferma che il Pordenone fu ben voluto ed ammirato dai piacentini, tanto che “[…] i gentiluomini di quella città gli facessero in essa pigliar donna e l’avessero sempre in somma venerazione.”  Anche il letterato Carlo Carasi, quando narra la vita del pittore nel suo “Le pubbliche pitture di Piacenza” del 1780, asserisce che: “Venuto in Piacenza si ammogliò”. La giovane a cui entrambi fanno riferimento è la figlia di Barnaba Dal Pozzo, nobile piacentino e giureconsulto fedele alla famiglia Farnese. A tal riguardo ha poi citato le parole di Rafaele Garilli: “Dipingendo in Santa Maria di Campagna […], Licinio s’invaghi perdutamente d’una bellissima gentildonna Piacentina, la Dal Pozzo, che ottenne in sposa e ne ebbe cinque figli. Se desideri conoscere il grazioso ritratto della Dama, va in quella chiesa ed osserva la Madonna nel quadro dello Sposalizio di S. Caterina. Là è una figura dignitosa, avvenente, modestissima, Licinio seppe purificare l’amore, ed elevandosi nella region dell’ideale, disegnò un volto simpatico da cui traspira santo candore e soavità celeste. Nella faccia di S. Paolo raffigurò sè stesso, ha severo aspetto ed atteggiato a maestà; calvo, fronte spaziosa, folta barba e sguardo penetrante.” Purtroppo non sono pervenuti documenti certi a testimonianza di queste nozze. La studiosa ha poi raccontato della contesa tra il pittore e il fratello Baldassarre per l’eredità paterna e del tentato assassinio del fratello stesso; dopo varie vicissitudini la controversia si finì con la sentenza arbitrale a favore del Pordenone.

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