Una "Spoon River" piacentina che riaffiora attraverso i racconti di Ferdinando Arisi

Raccolti nel libro “Una vita per raccontare”: la presentazione a Palazzo Galli della pubblicazione

FOTO CARLO MISTRALETTI

Una selezione, solo parziale, degli scritti del professor Ferdinando  Arisi che ha il merito di aprire la strada al recupero-catalogazione e pubblicazione dell'immenso patrimonio che, durante l'arco della sua lunga vita, "il professore" ci ha lasciato. Questo il risultato ottenuto di Mariaclara Strinati curatrice del volume “Ferdinando Arisi, una vita per raccontare”, pagg. 244, edito dalla Banca di Piacenza, presentato al Salone dei depositanti di Palazzo Galli.  Il titolo di questa raccolta non è stato scelto a caso perché invita a rileggere tanti avvenimenti che la nostra memoria ha dissolto ma che ora abbiamo la possibilità di vedere sotto la lente di Arisi, una lente che insegna a vedere ciò che, troppo spesso, i nostri occhi non vedono. Siamo diventati insieme a lui – scrive l’autrice- cittadini di una "Spoon River" che riaffiora attraverso i suoi racconti.

Con questa pubblicazione, ha esordito Robert Gionellinel saluto alle persone che hanno gremito la sala,ricordiamo, a poco meno di tre anni dalla morte, il grande studioso dell’Arte e la sua lunga amicizia con la nostra Banca di cui è stato protagonista di tanti eventi che hanno dato onore a Piacenza portandola anche oltre i confini nazionali.

Arisi – scrive Corrado Sforza Fogliani, presidente Comitato esecutivo Banca di Piacenza, chiamava Clara Strinati "la mia segretaria gratuita". È la persona che, a parte i familiari e pochi altri devoti amici, ha seguito "il professore" (come lei l'ha sempre chiamato e tuttora lo chiama) più da vicino di ogni altra. Che lo ha costantemente assistito e costantemente aiutato nei suoi studi e nelle sue ricerche con la fedeltà e la continuità di un civil servant. Oggi, questa raccolta. È un atto di devozione anzitutto, e un atto prezioso

per amici e studiosi (raccoglie tanti articoli del "professore" che, in difetto, sparsi qua e là, sarebbero rimasti inutilizzati e praticamente non rintracciabili). Quello che Clara Strinati ha fatto è, in ispecie, un atto d'amore, l'ennesimo. Ma è anche un dono a tutta la comunità piacentina: che continua - ben a ragione - a considerare il nostro "maggior storico dell'arte" un faro (e un eccezionale esempio) imprescindibile.

Che Arisi abbia firmato opere fondamentali per la cultura piacentina è indubbio – ha affermato Fausto Fiorentini -dalle monografie ai cataloghi delle nostre raccolte artistiche, alla direzione della Ricci Oddi. Per la storia locale in fondo conta questo, ma c'era anche l'uomo. È vero che parlare delle qualità morali e sociali di un defunto è spesso un luogo comune: i cimiteri, stando alle lapidi, sono pieni di persone moralmente e umanamente ineccepibili. Eppure Arisi, oltre ad essere uno studioso di rango, era anche persona con profonde qualità umane e una fede concreta. Tra noi c'è sempre stata una grande apertura, sia quando mi parlava del suo angelo custode (ne avvertiva la presenza quasi fisica) o faceva osservazioni sul comportamento di personaggi piacentini, preti inclusi. Anzi, per questi ultimi, a volte, chiedeva un mio giudizio - visto il compito che avevo negli ultimi anni in Curia - ma difficilmente cambiava parere. Il tutto con molta gentilezza ed umanità: era impossibile non volergli bene.

Quando Nando, permettetemi di usare ancora una volta il diminutivo – ha proseguito Fiorentini - mi parlava dei suoi amici collaboratori, un posto di rilievo era per Mariaclara (Clara come la chiamava lui) che trasferiva a computer i testi dei suoi studi. Era un segno di grande stima e amicizia; Arisi infatti non amava i nuovi strumenti informatici. Era solito dire, facendo riferimento alla sua straordinaria memoria, di cui a volte sono stato beneficiario, una bellissima frase: "lo il computer ce l'ho in testa". Mariaclara, lei stessa studiosa e figlia di un artista, ha trasferito centinaia di pagine apparse su giornali e su diverse fonti divulgative. Altre, per ora, sono ancora nel cassetto o nelle biblioteche. Per questo ritengo sia una cosa utile far risentire quella voce che potrà rendere onore non solo allo studioso ma anche all'uomo Arisi.

L’omaggio sentito e sincero che a Palazzo Galli ha evidenziato ancora più di quanto fosse già noto, non solo il Ferdinando Arisi dotto storico dell'arte, ma anche il Ferdinando Arisi privato, è stato concluso da Mariaclara Strinati, che ha spiegato come non sia stato possibile seguire un percorso cronologicoperché gli scritti erano stati pubblicati su diversi quotidiani, riviste o altri giornali in oltre sessant'anni; l'autore non seguiva una traccia programmata, ma lasciava scorrere quel fiume di ricordi, di riflessioni artistiche, di curiosità cittadine, insomma le emozioni del momento che diventavano, a volte, vere e proprie lezioni di storia dell'arte; lezioni regalate generosamente sulla bellezza dell'arte che tutti, ne era sicuro, avrebbero compreso. Questo il suo obiettivo, questa "la sua vita per raccontare". E non era rilevante se l'enorme popolarità acquisita gli sarebbe costata qualche cattiveria e non poche invidie perché è un dono di Dio sapere raccontare la gioia che la bellezza ci può dare. Sono estremamente importanti gli studi su vari artisti raccolti in volumi monografici; dalle bibliografie si può notare che i suoi scritti vanno dal 1950 al 2012; una produzione rilevante che, col passare degli anni, allargava sempre più i suoi confini. Un fiume di sapere, il suodi quel sapere che parlava non solo alla mente ma anche al cuore, e questo è un dono di Dio. Per questo – ha concluso la studiosa – faccio appello alle istituzioni di creare un archivio dedicato a Ferdinando Arisi presso la Biblioteca comunale o altro ente, per salvare il grande patrimonio di conoscenza che ci ha lasciato.

E IL RACCONTO CONTINUA

Continua con la complicità del linguaggio che gli era congegnale;

continua nel dono incomparabile di trasmettere quella cultura

che deve essere patrimonio di tutti.

Egli, ora riposa “lassù sulla collina” e sorride delle nostre miserie, sorride con gli

Occhi di chi ha donato.

“Lassù sulla collina”.

  Clara

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