menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Verdetto di assoluzione al “Processo al Barocco” delle associazioni Dante e Archistorica

Tra le testimonianze a favore i Cavalli del Mochi e la Chiesa di san Raimondo

Singolare conferenza della SOCIETA’ DANTE ALIGHIERI di Piacenza e di ARCHISTORICA, nella cui sede di via Romagnosi si è svolto un insolito “Processo al Barocco”. La poetica e l’arte che hanno segnato l’Italia del Seicento sono state analizzate e approfondite con un dotto florilegio di tesi e testimonianze esposte dal dottor Roberto Laurenzano, dall’architetto Manrico Bissi e dal dottor Cristian Boiardi nel corso di una maratona di oltre tre ore accompagnata da slide originali che hanno mantenuto costantemente alta l’attenzione dell’affollata sala principale e di una seconda collegata in videoproiezione.

Il Barocco – hanno evidenziato i relatori - è un fenomeno, una vicenda umana e artistica che burocraticamente è collocata tra il 1610 e il 1690, ma che come qualunque cosa umana ha avi precedenti. La parola che lo identifica deriverebbe dal nome di una perla irregolare e contorta, chiamata “barrìco” in lingua portoghese, o forse dal termine “varròco” della filosofia scolastica, quale sillogismo solo formalmente apparente, ma in concreto vuoto. In ogni caso, un termine dispregiativo.

La cultura barocca esprime una tendenza verso tutto ciò che è stupefacente, irreale, sfarzoso ed esotico. Obiettivo dell’Arte e della Letteratura barocca è la ricerca di una dimensione fantastica, e dunque di un’Arte  Figurativa capace di suscitare “meraviglia”, anche celebrativa, ma soprattutto capace di stimolare sensazioni forti nell’osservatore. Ed anche nella poetica, con un linguaggio innovativo, ripudiante le regolefisse e i canoni rigidi della produzione letterario-poetica (benché elevata) dei secoli antecedenti, ed in particolare del Rinascimento. Ma tutto ciò deriva da una perdita di “certezze” che avevano avuto vita in precedenza, sicché il “barocco” viene ad esprimere lo smarrimento dell’uomo seicentesco, di fronte a “scoperte geografiche, cosmologiche, scientifiche, a nuove e ampliate visioni filosofico-politiche, che avevano connotato l’epoca rinascimentale. Se a questo si aggiungono gli scontri teologici, e anche una diffusa deplorevole condotta ecclesiale (pur mai però, perdendosi da parte dell’uomo del ‘600 il senso della religione e della spiritualità, tanto che si accentua il misticismo, quale momento di forte avvicinamento alla divinità), si potrà ben capire l’avvertito senso di precarietà e illusorietà della vita e delle cose della vita. Ci si volge alla ricerca di qualcosa che, forse pure esso illusorio in quanto espressione di fantasia e di magnificenza, però possa dare altro tipo di certezze, con la realizzazione di qualcosa di “meraviglioso” e di “stupefacente”, in contrasto con le inutili certezze ormai delle regole fisse di un superato classicismo rinascimentale.  L’anno 1492 era stato cruciale per la storia di tutto l’Occidente. A pochi mesi dalla morte di Lorenzo il Magnifico, personificazione dell’Umanesimo italiano, Colombo scopre il Nuovo Mondo, gli orizzonti presto si allargano; l’asse commerciale e l’asse politico si spostano sin sulle sponde atlantiche, si consolidano le Grandi Potenze (in particolare la Spagna, la Francia, l’Inghilterra, anche con politiche di espansione colonialista); si avviano al tramonto le Repubbliche Marinare italiane (tranne ancora per qualche tempo la Repubblica di Venezia) . In questa situazione le piccole Corti italiane diventano terreno di conquista. Il processo di periferizzazione italiano sarà accentuato dal documento di Wittenberg (1595) di Martin Lutero e nel 1630 dalle tesi di Galileo Galilei, osteggiate dalla Chiesa, ma accolte nell’Occidente europeo.

Nel Seicento, in buona sostanza, si assiste insomma al decadere di quel razionale equilibrio del Rinascimento e a grandi trasformazioni politiche, economiche e culturali. Il predetto conseguente senso di smarrimento, e di incertezza delle cose umane determinano la crisi dei valori classici di equilibrio e armonia. Già il “Manierismo” di fine-‘500 aveva cercato di assumere toni nuovi, ma era rimasto accademico e freddo, cercando quasi di mantenere una specie di compromesso ;  sarà il “Barocco” che detterà caratteri nuovi che colpiscano fortemente le “sensazioni” della gente, ponendola di fronte a forme grandiose e monumentali, caratterizzate dalla ricerca del movimento, dell'energia, e accentuando, l'effetto drammatico delle opere attraverso i forti contrasti di luce e di ombra soprattutto nella Pittura e nella Scultura,  ma anche nella stessa Architettura con movimentazioni all’esterno, e ricchezza decorativa e giochi di luminosità all’interno.

L’alba del Barocco la si può riscontrare nella Chiesa del Gesù di Roma, iniziata nel 1568 su progetto del Vignola. Si tratta della prima chiesa con una sola navata sì da concentrare l’attenzione dei fedeli verso l’Eucarestia, e con le cappelle laterali dedicate al culto dei Santi. La scultura barocca, a propria volta,si espande e via via arricchisce l'interno e l'esterno di edifici e chiese, con l’utilizzo di una varietà di tipi di materiale accostati in maniere diverse, onde ottenere effetti policromi: marmi di diversi colori e formazione, stucchi dorati, bronzi ecc.  Nella nostra città capolavori dell’arte barocca sono sul Corso la Chiesa di San Raimondo, e, come esempio di celebrazione del potere, le statue equestri del Mochi dedicate ad Alessandro e Ranuccio Farnese.

Il Barocco a lungo vituperato dalla critica per una sua presunta inconsistenza, anche sul piano letterario e poetico, e vissuto peraltro in un secolo dominato da epidemie di peste e da dominazioni straniere in Italia, in particolare quella spagnola, ha subìto sarcastici giudizi negativi anche dal Manzoni nell’introduzione ai Promessi Sposi, e quelli altrettanto sfavorevoli da parte di Benedetto Croce. Tuttavia, negli ultimi decenni la critica ha tolto le valenze negative, e anche la dotta conferenza Dante-Archistorica ha emesso un verdetto favorevole, riconoscendone l’eredità artistica come pregevolissima testimonianza architettonica scultorea, pittorica e, sia pure in toni minori, anche letteraria.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

IlPiacenza è in caricamento