Viaggio della Pace: la lettera di Castagnetti dalla Palestina

Continua il Viaggio della Pace in Medio Oriente dell'assessore comunale al Futuro, Giovanni Castagnetti. Dopo aver visitato Gerusalemme e Hebron, dalla Palestina, manda una lunga lettera ai suoi concittadini: “Qui è un percorso ad ostacoli, ostacoli che sono dovunque”

La Palestina è un percorso ad ostacoli, ostacoli che sono dovunque: per le strade, nelle case, nei campi, negli uomini. Hanno radici profonde che scavano la terra per ergersi robusti a delimitare dei confini che, prima di tutto, sono dentro il cuore degli uomini.

Nei miei percorsi di vita, ho incrociato molte realtà dalle quali mi sono lasciato appassionare, ma, a onor del vero, le problematiche legate a questa terra e ai suoi popoli non li ho mai approfonditi con accuratezza.

Forse è perché sto vivendo questa esperienza,certo che mi dispiace, ora, di non aver trovato il giusto spazio, in passato, per creare legami con questa terra e farmi coinvolgere maggiormente; perché qui è impossibile rimanere indifferenti. Si, perché l’incontro con questa terra penetra in profondità.  Quando ci si ferma e si chiudono gli occhi, si percepisce tutto intorno la sacralità del luogo e si ascolta il respiro di Dio. Si avverte che questo è il luogo della fratellanza tra i popoli. Quando poi riapriamo gli occhi, questo luogo trasuda di barriere e muri che dividono.

I gruppi (ne sono stati formati 10), viaggiano separati incontrando varie realtà, con le quali vengono scambiate impressioni ed esperienze. Con il mio gruppo  ieri sono andato ad Haifa, per incontrare gli amministratori locali e le donne in nero, per poi incontrare i responsabili di Jesser Ezzarqa, l’unica città della costa nord, abitata interamente da musulmani, risparmiata nel 1948 dall’abbattimento ad opera degli israeliani. Altri gruppi hanno visitato gli insediamenti dei coloni, altri ancora hanno incontrato i sindaci del distretto di Tel Aviv e Nazareth.
Nei resoconti di tutti c'è unanimità nel percepire una fluidità nei rapporti con i Palestinesi che si dilungano a descrivere la loro situazione, mentre risultano più problematici i rapporti con gli israeliani.
  Si avverte che questo è il luogo della fratellanza tra i popoli. Quando poi riapriamo gli occhi, questo luogo trasuda di barriere e muri che dividono  

Le ragioni sono evidenti, tanto deve essere rimarcata la necessità di risolvere questo conflitto da parte dei primi (per riavere le loro terre, per poter tornare a casa e spostarsi liberamente), quanto si sentono dalla parte del giusto i secondi e perciò trovano superfluo parlare.

Come dicevo, ad Haifa abbiamo incontrato due rappresentanti della municipalità, due assessori referenti, il primo all’Urbanistica e la seconda al Welfare. Quest’ultima ha descritto il rapporto tra ebrei e arabi anche nella quotidianità citando come esempio la scuola; le scuole pubbliche sono dedicate sia agli ebrei che agli arabi.

Ha detto, inoltre, molto esplicitamente che le azioni e la politica di Israele sono strettamente legate al tema della shoa e si basano sul concetto del risarcimento, del sentirsi dalla parte del giusto per l’immane torto subito. Nella seconda parte della giornata ho fatto visiata, insieme al mio gruppo, ad alcuni quartieri di Haifa e alla città di Jesser Ezzarqa: si è potuta verificare la veridicità delle parole dell’assessore.

Il nostro gruppo ha incontrato,comunque, alcun amministratori sensibili, mentre, negli incontri degli altri gruppi, le istituzioni ebraiche sono state descritte come reticenti, molto formali.

Ieri invece abbiamo preso parte, a Gerusalemme, a una conferenza sul ruolo dell’Europa, sulle sue responsabilità per la costruzione della pace. Forte e chiaro è stato il messaggio lanciato dal coordinatore del movimento degli enti locali per la pace. Afferma infatti che siamo qui per fare quello che i governi dovrebbero compiere e affermare le proprie responsabilità. Operando, a questo punto, non per pacifismo, ma per sano realismo. Perché siamo coscienti dei pericoli che si pongono davanti a noi. (...)
  Il nostro gruppo ha incontrato alcuni amministratori sensibili ma gli altri gruppi hanno detto che le istituzioni ebraiche sono state reticenti e molto formali  

L’Europa attraverso l’azione dei governi, deve trovare un modo concreto per saldare il debito nei confronti degli ebrei, ma deve anche fare in modo che vengano preservati i diritti dei palestinesi. Che questi ultimi non debbano, a loro volta, pagare le conseguenze di azioni (quelle legate all’olocausto) agite proprio dagli europei. Il popolo palestinese non deve essere la vittima sacrificale di queste azioni e l’Europa deve uscire da una inattività ancora più complice.

L’invito ai governi è forte ed esplicito: bisogna avere coraggio ed uscire dall’immobilismo. Affermare con determinazione la costituzione dei due Stati e dei diritti dei due popoli e individuare una linea coerente che alle parole faccia seguire i fatti.

                                                             Giovanni Castagnetti
                                        Assessore al Futuro del Comune di Piacenza
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