A Piacenza 87mila pensionati: «Investire in servizi e aiuti per gli anziani e le famiglie»

Il manifesto dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil: «Le persone in pensione sono una ricchezza ma sono tutt'altro che ricchi e molti di loro faticano ad arrivare alla fine del mese»

Immagine di repertorio

«A Piacenza - si legge nel documento dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil alla base delle richieste della contrattazione sociale dei sindacati confederali verso le amministrazioni locali - le pensionate ed i pensionati sono il 36,3% della popolazione, contro un dato medio nazionale pari al 29,7%. In Emilia ci precede solo Ferrara. Purtroppo Ferrara e Piacenza sono le province emiliane più deboli sotto il profilo economico e reddito pro capite. A Piacenza i pensionati  sono circa 87mila, le pensioni erogate a vario titolo (la  maggior parte a fronte di contributi versati) sono 127mila».

«Calcolando un valore medio delle pensioni di circa 865 euro - continua il documento - si può scoprire facilmente che ogni anno a Piacenza le pensioni generano una ricchezza pari a circa 1.428.115.000 euro. Una parte rilevante (circa 300milioni di euro) sarà destinata in imposte statali, una parte significativa in tasse locali e regionali. Il resto sarà destinato all'acquisto di beni di prima necessità ed alla casa, all'acquisto di servizi sociali, farmaci e prestazioni sanitarie, alla compartecipazione delle pensionate/i e delle loro famiglie alla copertura dei costi delle rette dei servizi sociali e sociosanitari, ai ticket in sanità e dei farmaci non più erogabili dal S.S.N». 

«Cruciali - dice il documento - diventano quindi i temi della casa (in particolare quando non di proprietà) e dell'organizzazione dei servizi di carattere sociale, socio sanitario e sanitari. In verità i pensionati sono una ricchezza, ma sono tutt'altro che ricchi e molti di loro faticano ad arrivare alla fine del mese. In particolare le risorse destinate dai pensionati ai servizi sociali, socio sanitari e sanitari (più precisamente compartecipazione alla spesa), si può stimare che siano pari al 40% dell'intero costo dei servizi. In sostanza - le pensionate ed i pensionati nel loro insieme dopo le risorse stanziate dallo Stato e dalle Regioni sono i principali finanziatori dei servizi. Ultimi vengono i Comuni con le sempre più scarse risorse a loro disposizione».

Benessere, salute

«La crescita molto rilevante del numero degli anziani con più di 75 anni - affermano i pensionati di Cgil, Cisl e Uil - ha creato e crea profondi cambiamenti nella domanda di servizi sociali, socio sanitari e sanitari e richiede una diversa organizzazione degli stessi e della loro distribuzione territoriale. Ciò rende necessario un approccio diverso ai bisogni emersi e che stanno emergendo a seconda che le persone siano autosufficienti, parzialmente non autosufficienti, completamente non autosufficiente ed in condizione di grave fragilità. Resta ovviamente prioritario che fino a quando è possibile le persone siano assistite a domicilio con progetti personalizzati di assistenza domiciliare ed integrata con servizi prodotti e gestiti a livello di Distretto tramite le A.S.P. (Aziende Speciali alla Persona)».

Invertire la tendenza

«In questi anni (dati della Regione Emilia Romagna riferite al 2014) la spesa per l'assistenza domiciliare - sottolineano - è diminuita in termini percentuali mentre è aumentata la spesa per le strutture residenziali  in  particolare R.S.A. (Residenze Assistenziali Sanitarie). Bisogna invertire la tendenza e tornare ad investire risorse in servizi e aiuti anche alle famiglie che consentano agli anziani di rimanere a vivere nelle loro case. Potenziare l'assistenza domiciliare nelle sue varie forme è quindi una prima esigenza: ciò consentirebbe di spendere meno generando buon lavoro di assistenza e cura».

Riorganizzazione e riarticolazione dei servizi socio sanitari e sanitari

«La risposta del Servizio Sanitario Regionale - evidenzia il documento - deve corrispondere in modo adeguato ai nuovi bisogni espressi dalla popolazione anziana. Occorre riorganizzare il sistema delle cure territoriali in ogni Distretto. Le case della salute previste a piacenza (unidici) devono essere realizzate individuandone l'ubicazione, i contenuti e l'organizzazione secondo le modalità operative previste dalla D.G.R. n. 291/2010 e attraverso il confronto con i cittadini e le rappresentanze sindacali confederali e dei pensionati Cgil, Cisl e Uil».

La rete ospedaliera 

«In attesa che sia meglio chiarito il tema della costruzione di un nuovo ospedale - continua i pensionati delle organizzazioni sindacali - ovvero siano indicate le fonti di finanziamento ed il luogo dove realizzarlo, deve essere completato il processo di innovazione e riorganizzazione della rete ospedaliera piacentina. Ciò deve avvenire contemporaneamente al completamento della rete territoriale dei nuclei di cure primarie e soprattutto delle case della salute. Gli ospedali di Castel San Giovanni, Piacenza, Fiorenzuola, Bobbio e Villanova con tutte le loro funzioni HUB e SPOKE, dovranno vedere confermato il compito di affrontare le situazioni acute, le emergenze e le nascite. Al territorio il ruolo di promozione della salute, della prevenzione e della presa in carico del paziente cronico prima e dopo la degenza in ospedale. Questo significa superare la medicina di attesa e sviluppare una reale medicina di iniziativa. Tutto ciò confermando che, come da indicazioni regionali, l'integrazione con Parma deve avvenire confermando il territorio provinciale come luogo nel quale assicurare l’integrazione fra cure primarie e servizi sociali distrettuali (autosufficienza distrettuale) ma anche costruire reti cliniche integrate, ovvero dell’organizzazione delle attività presenti negli ospedali di tutte le Aziende Sanitarie che, attraverso l’integrazione con i servizi distrettuali e sociali, assicura ai cittadini il livello primario dell’assistenza in un determinato territorio, di norma provinciale. La logica dell’autosufficienza prevede che, all'interno della rete dei servizi, siano garantite a tutti i cittadini, in condizione di equità, le prestazioni necessarie ai loro bisogni assistenziali, per tutte le discipline che non presentino le caratteristiche delle reti HUB e SPOKE».

Fisco (lotta all'evasione fiscale)

«Le ultime Leggi Finanziarie ed il Protocollo fra ANCI Nazionale e Regionale ed Agenzie delle entrate - dice il documento - rendono la lotta all’evasione possibile, rilevante per recuperare risorse ai Comuni, giusta perché non consente ai furbi di scaricare sui cittadini onesti i costi dei servizi. La lotta all'evasione si può fare, si deve fare, sia per quanto riguarda l’evasione dei contributi locali, dell’Irpef, che dell’accatastamento incongruo di immobili ristrutturati. E' auspicabile che i Comuni elaborino anche in forma associata veri e propri progetti di lotta all'evasione».

Gli interlocutori della piattaforma manifesto dei pensionati 

«Gli interlocutori - continuano i pensionati di cgil, Cisl e Uil - destinatari delle richieste avanzate in piattaforma, sono i sindaci della provincia di Piacenza, anche quali responsabili delle politiche sanitarie dei loro territori, con particolare riferimento ai sindaci di Piacenza, Castel San Giovanni, Fiorenzuola, alla conferenza territoriale provinciale ed al direttore generale della Ausl, quale organizzatore e gestore del sistema sanitario piacentino. Il confronto sui Bilanci di Previsione dovrà essere il luogo nel quale condividere e praticare le scelte tratteggiate in piattaforma. Serve inoltre che prosegua il confronto con i cittadini e le OO.SS. dei Pensionati per quanto riguarda le politiche sanitarie e di integrazione socio sanitaria».

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