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A Piacenza cresce l’offerta negozi: «Il 10% dello stock in cerca di affitto, a soffrire di più i mono vetrina»

Uno sguardo al mercato immobiliare del settore e alle locazioni residenziali con Giuseppe Rivetti, presidente della sezione provinciale di Fimaa: «Molto richiesti i locali dotati di canna fumaria»

A Piacenza cresce l’offerta di negozi in affitto, «con circa il 10% dello stock disponibile, un dato non irrilevante». Uno sguardo al mercato immobiliare del settore raccolto da Giuseppe Rivetti, presidente da aprile 2022 della sezione provinciale della Federazione Italiana Mediatori Agenti d'Affari (Fimaa) di Confcommercio. Tema la disponibilità e l’andamento della proposta di spazi destinati ad attività artigianali, commerciali o di servizi nell’area cittadina.

«La disponibilità di negozi a Piacenza è cresciuta, perché qualche attività ha cessato, qualcuna ha chiuso e non c’è stato un avvicendamento eguale che ha permesso di poterli sostituire» spiega Rivetti. «Il Covid ha pesato e le ultime problematiche legate alla guerra in Ucraina o ai costi energetici è stato abbastanza duro da assorbire. Il Governo sta facendo delle attività a sostegno, purtroppo non sufficienti, non perché non ci sia volontà, ma perché comunque poter portare in detrazione il 30 o il 40% dei costi energetici in esubero, rispetto all’anno precedente, non consentirà di poter portare avanti un’attività già in difficoltà».

Non sono le uniche problematicità da superare: «Molti purtroppo partono con un’idea che il mercato non sostiene, mentre altri non hanno particolare esperienza; rivolgersi a professionisti che possono dare indicazioni e consigli su questioni strategiche, come le dimensioni adeguate, può essere importante. Un aiuto che può dare anche lo stesso intermediario, come Fimaa, che essendo parte di Confcommercio ha al suo interno anche delle opportunità di attività legate alla consulenza».

A cambiare sono anche le richieste, sottolinea Rivetti: «Le superfici dei negozi che anticamente erano botteghe sono diventate piccole per una serie di attività che necessitano di più spazio. Molte si concentrano nel centro storico, ma anche nelle zone di viale Dante, dove si è avuta la massima espansione negli anni Sessanta e Settanta. Se un negozio si trova in una posizione di passaggio - come possono essere via Boselli, via Veneto o via Manfredi ad esempio - dotato di almeno due vetrine e di una dimensione medio grande è una tipologia quasi mai sfitta, la continuità locativa è garantita. Soffrono invece i negozi piccoli - dai 30 ai 40 metri quadri - in qualsiasi posizione, soprattutto mono vetrina. Questa tipologia può trovare degli artigiani interessati, come sarti o calzolai. In particolare, c’è molta richiesta di locali dotati di canna fumaria, di cui necessita l’ambito alimentare o anche di natura “automatica”, come le lavanderie a gettoni. Sicuramente avere questa disponibilità può agevolare anche il ricondizionamento di questi negozi».

«L’ambito ristorativo è sempre quello più ricercato – aggiunge il presidente di Fimaa Piacenza -; le attività che per la maggiore sono interessate a spazi locativi sono agenzie interinali, legate ai servizi della persona o al lavoro, e attività di natura artigianale, quali lavanderia, sartoria, calzoleria o copia chiavi. Le compravendite di negozi sono un numero modestissimo, non è quasi neppure rappresentativo, gli affitti vanno per la maggiore. Questo perché sono un investimento e perché le aziende possono portare il canone in detrazione fiscale al 100%, mentre della proprietà si scarica una quota – un trentesimo all’anno – e in più si scorpora anche il valore dell’area. Con l’affitto molti pensano “se questa posizione non va bene disdico e cambio”, c’è anche questo vantaggio».

Gli affitti residenziali invece? «A Piacenza ci sono circa 2500 immobili in affitto. Il numero degli immobili in attesa di essere locati è bassissimo, la percentuale forse non raggiunge il 5%, complessivamente un centinaio. Molti hanno difficoltà a capire come gestire un immobile da locare; chi lo fa per mestiere non nessun problema a comprendere i rischi connessi - la manutenzione dell’immobile, pagamento che potrebbe non arrivare ecc. - mentre Il privato classico ha difficoltà a entrare nel meccanismo. Inoltre, fino a circa un decennio fa, era molto più redditizio fare degli investimenti finanziari, e l’immobile è qualcosa che spaventa, nel dubbio si scelgono altri tipi d’investimenti. Negli ultimi due anni c’è stata però una riapertura d’interesse, il numero di transazioni di compravendite finalizzate a mettere in locazione la casa sono aumentate, anche se non in modo considerevole».

 A mettere un freno a chi potrebbe mettere a disposizione case o appartamenti, magari a studenti fuori sede, «il rischio di avere un inquilino che possa creare problemi con i vicini di casa, l’idea che si possa liberare velocemente e che quindi non sia garantita una continuità di reddito. Qualche volta viene vista anche in positivo però, perché alle spalle ci sono i genitori che possono essere garanti. Questo è un punto molto importante: spesso non si ha la sicurezza di poter ricevere correttamente e costantemente il canone. Il proprietario pensa “e se questo non mi paga?” In più in questo caso devo pagare uno sfratto, un legale e naturalmente il mio inquilino ha molti più diritti di me, che sono il proprietario; questa purtroppo è una triste realtà che distoglie molti dall’investimento immobiliare. Una garanzia maggiore per la proprietà sarebbe molto importante poterla avere, noi chiediamo garanzie anche di tipo bancario in alcuni casi, proprio per far sì che il proprietario sia sereno».

«Se ci fosse una normativa anche maggiormente a tutela della proprietà – conclude Rivetti - e non solo spostata verso le anche giuste tutele degli inquilini, molti potrebbero pensare molto più facilmente di locare immobili sfitti».

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