A Piacenza la scienza in campo per la sfida dell'impiego dei fanghi da depurazione in agricoltura

Rendere consapevoli amministratori e cittadini dell’importanza e delle opportunità dell’uso dei fanghi nell’agricoltura, attraverso una corretta informazione e attraverso la conoscenza dei vari passaggi interessati dai processi che trasformano i “rifiuti” costituiti dai fanghi di depurazione a prodotti-risorsa per l’agricoltura

Rendere consapevoli amministratori e cittadini dell’importanza e delle opportunità dell’uso dei fanghi nell’agricoltura, attraverso una corretta informazione e attraverso la conoscenza dei vari passaggi interessati dai processi che trasformano i “rifiuti” costituiti dai fanghi di depurazione a prodotti-risorsa per l’agricoltura. Questo l’obiettivo dell’importante convegno “Nuovi protocolli per un’agricoltura 4.0. I fanghi di depurazione nell’era dell’economia circolare”, svolto nell’Aula Piana della Facoltà Cattolica del Sacro Cuore della nostra città, stracolma di tecnici, operatori del settore e studenti.

Nel corso dei lavori è stato presentato lo studio scientifico realizzato dal professor Marco Trevisan, preside della Facoltà di scienze agrarie, alimentari e ambientali, per un corretto impiego dei fanghi in agricoltura “Un progetto realizzato per fare chiarezza in un settore troppo spesso demonizzato. In quest’ottica abbiamo analizzato i terreni ed evidenziato la necessità di apporre alcuni correttivi importanti con riferimento all’impiego dei fanghi: ottenere standard qualitativi elevati, attraverso test microbiologici e di fitotossicità al fine di poter dare garanzie di qualità agli agricoltori”. Il professor Trevisan in particolare ha posto l’accento sul caso della Pianura Padana, dalla Lomellina al lodigiano, dove il consumo prolungato del suolo in decenni di attività, rende oggi evidente il rischio di desertificazione anche per la presenza di terreni sabbiosi “che necessitano per l’appunto di fanghi”.

Lo studio commissionato dalla società Evergreen del gruppo Visconti e realizzato dal Professor Trevisan ha preso in esame 160 terreni ed oggi, al 50 percento della sua realizzazione, ha messo in evidenza la necessità di impiegare i fanghi come fertilizzanti naturali. E’ questo un obiettivo - ha concluso il prof. Trevisan - che dovrebbe essere comune a produttori, agricoltori, enti ed istituzioni, invece a generare una querelle sul tema è essenzialmente una normativa poco chiara e non conforme a tutte le regioni italiane che rende il settore vulnerabile e oggetto di battaglie giuridiche ed anche mediatiche.

La necessità di avere una legge aggiornata e uniforme in tutto il Paese è stata condivisa da Coldiretti con i due rappresentanti delle regioni più all’avanguardia sul tema: Ettore Prandini e Mauro Tonello rispettivamente di Lombardia ed Emilia Romagna e da “Enterisi”; sulla stessa linea il presidente nazionale Paolo Carrà e il lombardo Marco Romani. Oggi - hanno commentato - stiamo pagando la miopia di anni, è del tutto paradossale che Regioni confinanti abbiano leggi che prevedono in tema di fanghi valori e sistema di analisi diverse, questo genera confusione e timore nella cittadinanza. Occorre pertanto agire su più livelli: partendo da una normativa uniforme occorre poi potenziare la ricerca ed i controlli, creare uniformità di distribuzione organica, come avviene in altri paesi del nord Europa come Olanda e Germania, in questo modo è possibile che i fanghi diano benefici in termini ambientali.

Analizzando le criticità sorte nelle province di Pavia e Lodi alimentate dalla percezione negativa del fango causa il cattivo odore che emana, Giovanni Daghetta presidente Cia, Carlo Piccinini di Fedagri e Damiano Simine responsabile scientifico Legambiente Lombardia, hanno evidenziato la necessità di lavorare in ambito tecnologico con nuovi progetti al fine di trattare gli odori; esistono, infatti, soluzioni tecnologiche per migliorare questo e altri problemi. Al tempo stesso è importante il tema delle infrastrutture e dei controlli perché il rischio di fenomeni negativi che recano danno alla reputazione di tutto il comparto è sempre in agguato. 

“Migliorare questo aspetto è possibile – ha commentato Donato Rotundo di Confagricoltura - il quadro strategico europeo ci porta in una direzione che non a caso va verso la bio fertilizzazione. Fabio Cella, amministratore di Agrosistemi Piacenza ha insistito sulla necessità di separare le sostanze superflue da quelle organiche per restituire un prodotto ideale per il terreno cui è destinato. Elisa Camussa direttore del laboratorio Arcadia del gruppo Visconti, ha prospettato una carta d’identità dei terreni e dei fanghi che confluirà su una piattaforma integrata “con l’intento di individuare attraverso analisi di idoneità, le quantità corrette e dove sono necessarie per rendere ottimale la produzione agricola”.

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