A Piacenza un convegno interregionale per parlare ancora una volta di valorizzazione turistica del fiume

“Il Po, grande fiume d’Europa”. Cronistoria del passato, tante parole. Un fiume dimenticato?

Comolli e Vecchia in viaggio

Si è svolto presso la sede della caserma Nicolai organizzato dalla Regione Emilia Romagna l’evento conclusivo di un progetto interregionale di valorizzazione turistica del fiume Po dal titolo significativo e strategico di “Il Po, grande fiume d’Europa”. Si tratta di un progetto realizzato insieme dalle quattro Regioni coinvolte, grazie ai supporti della legge n° 135, datata 2001, che faceva seguito all’iniziativa precedente voluta da diverse provincie rivierasche che vedeva, allora, Piacenza come sede centrale, punto di riferimento grazie all’interessamento dell’Amministrazione Provinciale.

L’incontro è stato promosso dall’assessorato al turismo della Regione Emilia anche alla luce della scelta delle “destinazioni” turistiche della nuova legge regionale, che prevede la presenza del fiume Po fra quelle prioritarie. Sono circa 300 i km di riviera fluviale che segnano il confine emiliano con Lombardia e Veneta, non un’inezia dunque, con quattro province tutte emiliane (non romagnole) coinvolte. Tante città e borghi caratteristici emiliani guardano al fiume come fonte di un turismo ambientale, sostenibile, enogastronomico, culturale, di paesaggio. Eppure, a occhio erano presenti solo 3-4 Sindaci, qualche tecnico, molti funzionari delle quattro regioni coinvolte soprattutto quelli che hanno partecipato e hanno usufruito del progetto di valorizzazione già presentato ufficialmente nel 2008 e 2009, realizzato con un impegno di spesa di circa 2 mio/euro pubblici, comprendente un sito di vetrina ricco di info e numeri, ma poco fruita dai turisti, visitatori. Numerosi gli studenti di Istituti alberghieri regionali.  Fra i presenti c’era Giampietro  Comolli che ha accettato l’intervista-commento che segue. Comolli, lo ricordiamo, oltre ad essere stato dal 1986 il direttore del Consorzio Vini è l’artefice del rilancio negli anni ’90 passando da 3 a 18 doc Colli Piacentini; ideatore del premio Gutturnium è autore della prima storia del vino piacentino è un grande appassionato di Po avendo creato con successo mondiale l’evento “unpoxexpo” durante Expo Milano 2015, forse l’unico vero progetto DMC turistico realizzato per la grande esposizione.

- Piacenza si è dimenticata del fiume Po per tanti anni, anche se diverse amministrazioni comunali e provinciali già negli anni ’90 hanno studiato e ipotizzato soluzioni del water-front comunale pensando addirittura a un parco da utilizzare.  Tutto rimasto in un cassetto?

Per cinquant’anni il Po, da Piacenza al Delta, è stato visto come un problema, da mettere in sicurezza di alveo con argini sempre più alti. Il fiume è oggi sicuramente più sicuro. I grandi investimenti strumentali e strutturali utilissimi come ecoscandagli, barche, Agenzia, Autorità, controlli, sopralluoghi, chiuse, darsene, conche… non sono mai stati integrati a uno sviluppo turistico economico della valle fluviale.  Il fiume non è mai stato visto come una risorsa, per questo siamo carenti in accessi, pontili, approdi, viabilità, posteggi, rapporti fra attracchi e ferrovia, viabilità, trasporti. Risulta una valle unica, capitale della biodiversità umida mondiale, avulsa dalle potenzialità del territorio e abbandonata agli eccezionali interventi autonomi di singole città, ma senza coordinamento, un unico indirizzo strategico.

- Ma di progetti ne sono stati fatti parecchi...   

Certamente, ma sempre di iniziativa locale, limitata, senza una strategia unica. Dopo la parola sicurezza, i termini più usati in convegni e contesti politici sono stati valorizzazione, riqualificazione, riorganizzazione e attrazione.  Anche Piacenza già alla fine degli anni ’80 ha presentato un grande progetto di city water front, ma poi ci sono state altre priorità, qualche niet, e sono state fatte altre scelte.  Bene fece la Consulta nata dopo, ma limitata a incontri volonterosi dei singoli presidenti di Province. Infine il primo ministro Prodi (confermato anche dal successore Berlusconi) negli anni 2005-2008 licenziò un vero programma integrato e articolato di sviluppo economico con nuove figure operative incentrato su un piano di valorizzazione che fu approvato dal Cipe con una dotazione immediata di 180 mio/euro da spendere in 5 anni. Ma nulla di fatto. In occasione di Expo estrapolai dal programma il progetto operativo di attrazione turistica, lavorando con privati ed enti locali dal 2011 al 2015 senza alcun finanziamento pubblico, portando in 200 giorni nelle 15 province rivierasche (compreso Venezia e Treviso) circa 400.000 arrivi perché il Po attrae turismi diversi, ad anelli come si dice in gergo tecnico, fruizioni differenti, soprattutto stranieri.  UnPOxExPO usufruì del grande lavoro di analisi, monitoraggio e sondaggi delle quattro Regioni terminato nel 2008 con la produzione di schede tecniche, libri, brochure, dépliant. Una mole di lavoro certosina, importante, ma con una finalità astratta, fine a se stessa. Più un elenco telefonico, di pagine gialle… ebbe a dire più volte l’allora assessore al turismo della Regione Emilia Romagna Maurizio Melucci. UnPOxExPO ha reso l’elenco di cose e luoghi fruibile con percorsi-pacchetti turistici. Da qui il successo.

- Ma il convegno ha rilanciato qualche nuovo progetto strategico concreto?

Io non ho recepito questa operatività, molta buona volontà a cominciare dall’assessore di Piacenza Giorgio  Cisini che si sta dando da fare; ma senza una volontà politica precisa, una dotazione economica minimale e un esperto in materia è impossibile dare concretezza imprenditoriale alle parole, seppur buone. Molta delusione dal convegno, perché ho sentito ripetere gli stessi dati e numeri, le stesse cose che sono state dette nel 2008 alla prima presentazione del progetto interregionale.  Sono passati dieci anni e sul tavolo ci sono gli stessi dépliant, che come ben sanno tutti, non sono più strumenti prioritari per fare turismo. Ho sentito anche molti brusii fra i pochi imprenditori presenti, pensavano tutti a una nuova progettualità, un nuovo investimento.  In platea dubbi anche fra sindaci e operatori associati presenti, coloro che hanno bisogno di un supporto operativo.

- Però è nato il portale  www.visitporiver.it, un  dominio accattivante,  con richiami alla letteratura, fantasia, turismo, internazionalità…

E’ stato realizzato nel 2008, un portale ricchissimo di numeri e dati, ma statico, poco propenso al dialogo immediato con l’utente, non aggiornato in tempo reale, molto più simile a un’enciclopedia, un archivio completo senza essersi dimenticato nulla, un elenco di grandi cose, luoghi e foto meravigliosi, ma non dinamico e non rispondente alla domanda, diversa da paese a paese, non in linea con la richiesta, avulsa da una velocità decisionale, mancante di una risposta diretta con servizio chiavi in mano. A queste problematiche poi bisogna aggiungere una realtà disfunzionale, non certo favorevole all’accesso al fiume. Un guinness mondiale i 2370 km di piste ciclabili, benissimo i 100 circoli sportivi, ancora meglio i 90 prodotti tipici e alimentari … ma come orientare il veloce utente?  Un portale perfetto per le ricerche universitarie e i dottorandi di ricerca, importante per dare un peso al grande valore, risorse, criticità e impegni da assumere, ma non catalizza l’occhio del navigatore interattivo.

- La situazione a livello di Regioni?

Con la legge del 2001, oramai 16 anni fa, qualcosa si è mosso, il fiume è sicuro, ma certamente un’unica Agenzia-Autorità che decide anche se piantare o tagliare un albero in alveo, cioè dentro i primi argini, quale riuso e riqualificazione si può o non si può fare, non aiuta la valorizzazione, la fruizione, l’attrazione e neppure l’iniziativa privata. Il caso della Map di Piacenza è emblematico. Il Piemonte, come è stato ri-detto a Piacenza, ha puntato su un sistema di parchi e di ambienti tutelati, rispetto naturalità dei luoghi, prodotti tipici, fauna e flora autoctona, dando alle strutture locali un’autonomia di organizzazione, promozione e gestione.  La Lombardia ha in se la duplice veste di essere apportatrice di forti quantità idriche, sia di sorgente alpina sia prodotta da inquinanti, puntando più su affluenti “sani” che sulla riviera pur avendo destinazioni di attracco migliori di quelle piacentine, oltre al porto fluviale di Cremona su cui i privati hanno investito molti milioni. Il Veneto, che non rientra quasi nell’area delimitata del Bacino Fluviale e ha una sponda limitata, punta sul fiume Brenta con investimenti molto forti e sull’ “Albergo Diffuso Delta” molto ben attrezzato in termini di navigazione, ospitalità diversificata, visite a ville e palazzi, cultura del paesaggio umido.

- Comolli, lei ha anche presentato un progetto Unesco-Valle Po come dopo-Expo?

Si, esatto e mi aspettavo ieri a Piacenza un richiamo a questo progetto.  Il titolo stesso “ Po, grande fiume d’Europa” ricalca totalmente il mio progetto presentato a febbraio 2016 agli assessori Bianchi e Corsini della regione Emilia Romagna. L’Europa finanzia otto sistemi-fluviali europei, nessuno in Italia. Sono diversi milioni di euro l’anno, da anni. Ho stimolato la mia regione a essere capofila anche presso il Mibact per il riconoscimento di un primo distretto turistico-culturale fluviale dell’intera valle. Inoltre lungo il fiume Po, fra riconosciuti e in fase di riconoscimento, ci sono 14 siti Unesco che potrebbero rientrare in un unico MAB seriale, da Saluzzo alla Laguna. Una sola promozione mondiale. I grandi fiume europei sono tutti gestiti in modo turistico e attrattivo paesaggistico da un solo ente cadauno e non da tanti soggetti diversi, sempre con gestione privata e finanziamento pubblico. In Italia non esiste.  Per Pavia, Tortona, Piacenza, Lodi, Cremona, Mantova il fiume può rappresentare una vera risorsa se governata e finanziata.  Ora i “numeri” del fiume sono noti e le pagine gialle pure… occorre un piano per la formazione degli operatori e un solo ente di riqualificazione, riordino e rivalutazione. Non conta come chiamarlo o il logo o la paternità, ma deve essere un’organizzazione-management di sviluppo attrattivo con un’unica APP. Le attuali 110 APP locali lungo il fiume PO non servono, perché disorientano il fruitore.

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