Acqua e tutela del territorio, occorre invertire la rotta

Un messaggio chiaro ed univoco quello scaturito dal convegno "Il valore dell’acqua, coltiviamo insieme in nostro futuro" che si è svolto oggi alla Cattolica, un incontro organizzato dal Consorzio di Bonifica e dall'università in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua

Un momento del convegno

«Riguarda tutti ed è un fatto culturale, non ha senso negare i cambiamenti climatici, ci sono ed hanno effetti evidenti, con scenari negativi inediti. Per questo è fondamentale un’inversione di rotta delle politiche di tutela del territorio e dell’economia ad esse connesse, con una strategia chiara e condivisa che coinvolga il mondo politico, sociale, economico e la ricerca scientifica». Un messaggio chiaro ed univoco quello scaturito dal convegno "Il valore dell’acqua, coltiviamo insieme in nostro futuro" che si è svolto oggi alla Cattolica di Piacenza, un incontro organizzato dal Consorzio di Bonifica di Piacenza e dalla locale Università, in occasione della giornata mondiale dell’acqua, caratterizzato dalle relazioni di alcuni studiosi e dalla successiva tavola rotonda che è stata coordinata dal giornalista Andrea Gavazzoli. «Capire il valore dell’acqua - ha detto il preside di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali Marco Trevisan - è fondamentale per valorizzarla, con una collaborazione di tutti gli attori per risolvere i problemi». Per Paolo Rizzi direttore del LeL (laboratorio economia locale) «bisogna capire l’importanza che ha il Consorzio per la filiera e per la sicurezza idraulica, perché la gestione delle acque presuppone la tutela del patrimonio ambientale ed agricolo». Ed ha citato gli investimenti sulla diga del Molato come esempio virtuoso ed i benefici effetti sull’agro-alimentare che per Piacenza ha un valore aggiunto del 6,7% contro il 5,$ della Regione ed il 3,9 nazionale. Secondo Paolo Sckokai, docente della Cattolica «bisogna trovare la quadra tra esigenze ambientali e l’uso economico dell’acqua, limitando al massimo l’utilizzo delle acqua profonde e stimolare il risparmio idrico (tariffe volumetriche incentivanti). Il fabbisogno idrico della provincia è cambiato; le superfici a mais si sono dimezzate e quando manca l’acqua fornita dal Consorzio, si utilizzano i pozzi con altissimi costi economico-ambientali. Oggi per ovviare alla carenza, c’è la tecnologia per irrigare in modo adeguato ed ultrapreciso, come Irrinet o Manna o l’agricoltura conservativa». 

«E' molto difficile valutare la componente ambientale - ha chiarito Pierluigi Viaroli docente di Ecologia all’Università di Parma. E’un periodo antropogenico, con l’uomo che cambia la terra. Sono stati fatti troppi prelievi di materiali inerti per grandi opere e si è verificata una spaventosa perdita di suolo agricolo con tanti prati stabili in meno (che trattengono acqua) ed eccessiva cementificazione che impedisce la permeabilità. Sono venuti a mancare tanti essenziali canali, lo dimostra il livello dello Stirone oppure il Po».  E ancora: «Assistiamo a nuovi scenari di intermittenza idrogeologica, con fenomeni transitori ad alta intensità e velocità; viene meno l’alimentazione a monte (ghiacciai) dei grandi laghi. Ci sono scenari inediti, con torrenti intermittenti, risalita del cuneo salino, inondazione della zona del delta del Po. Essenziale salvaguardare la rete di canali di bonifica nel Po ed il laghi di cava che sono patrimonio inestimabile. Per il futuro dobbiamo imparare a gestire gli eco-sistemi, riqualificare, riparare, ricostruire per costruire di nuovo». «Dobbiamo avere consapevolezza dei cambiamenti climatici - ha chiosato il presidente Anbi Francesco Vincenzi. L’acqua è una risorsa, non un problema, ed una opportunità di sviluppo del territorio. Siamo stati incapaci di prevedere quello che sarebbe avvenuto ed ora dobbiamo lavorare per il futuro, in un paese ribaltato da un punto di vista delle precipitazioni. Siamo di fronte a sfide infrastrutturali, con i Consorzi di bonifica con un ruolo strategico; dobbiamo predisporre progetti credibili e “cantierabili”, trattenendo acqua con invasi e con investimenti pluriennali. La sfida – ha detto- è poi l’innovazione e dobbiamo avere un ruolo diverso in Europa perché le politiche precedenti ci hanno penalizzato».  «Bisogna  - ha proseguito - dare un valore economico alle funzioni dell’agricoltura per conservare l’ambiente, porre un limite all’eccesso di consumo del suolo ed avere il coraggio di un modello di sviluppo che valorizzi i valori del territorio, ovvero agroalimentare, ambiente, turismo. Bisogna invertire la rotta».

Nella successiva tavola rotonda Fausto Zermani presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza ha ribadito che «la sostenibilità è equilibrio ed è un fattore culturale strategico; dobbiamo ricordarci che attraverso i Psr si investe per tutta la società. Nell’arco dell’anno in realtà le precipitazioni sono sostanzialmente in equilibrio - ha evidenziato - quello che succede è che si stanno manifestando le piovosità in modo diverso. E’ sempre più urgente, quindi, andare a realizzare quelle opere che servono alla mitigazione dei flussi veloci dell’acqua in quanto creano dissesto, andandola poi a stoccare per avere disponibilità nei periodi successivi. Il Consorzio è uno strumento del territorio, con l’ufficio tecnico abbiamo investito sui giovani e sul futuro; la progettazione deve essere condivisa e le opere vanno realizzate con un approccio multidisciplinare».  Per l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli bisogna parlare di «ecosistemi ed è importante la modalità con cui si amministra che riguarda tutti ed è un fatto culturale. Basta consumo eccessivo di suolo. Ci vuole una politica di alleanze di tutto il bacino mediterraneo, con un andamento differenziato delle regole. La nostra Regione è esempio virtuoso di risparmio idrico; abbiamo investito 234 milioni di euro per la gestione dell’acqua, ma ci vogliono almeno due anni per realizzare le opere».

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Meuccio Berselli segretario generale dell’autorità di bacino del fiume Po ha ricordato che la zona «comprende 20 milioni di persone e bisogna evitare conflitti nello sviluppo dei territori. Bisogna derivare l’acqua a monte e farla defluire lentamente; per questo bisogna chiedere alla Svizzera di poter innalzare (1,35 cm) il livello del lago ed ottimizzare i tempi perché il territorio non può aspettare». Per il presidente Coldiretti Piacenza (ed a nome del CCIAA) «bisogna partire dai numeri: la PLV agricola del territorio è di 450 milioni di euro, con un indotto dell’agroalimentare di oltre 2 miliardi. L’export segna una crescita del 55%. Il tutto in uno scenario generale di crisi e recessione. Per questo quando si parla di crisi idrica, si tratta un problema che riguarda tutta la società, sovente le misure adottate non sono compatibili con norme obsolete». L’acqua è un problema di tutti, come ha dimostrato la siccità del 2017. L’agricoltura fa la sua parte per evitarne gli sprechi: basti pensare che Piacenza vanta la fertirrigazione al 100% nel pomodoro e penso sia un primato mondiale. Serve dunque un cambio di passo innanzitutto sul piano culturale. Per promuovere al meglio il nostro territorio, dobbiamo valorizzare la nostra enogastronomia. Ed il punto di partenza è avere un territorio coltivato, vivo e verde. L’acqua è fondamentale e va conservata, con infrastrutture adeguate. Per questo confidiamo nella progettazione di eventuali nuovi invasi che è stata avviata con Iren”. Marco Trevisan nelle sue conclusioni ha ribadito «il ruolo e l’impegno dell’Università per la ricerca di nuove tecnologie poco impattanti. Ha auspicato una riduzione drastica del consumo del suolo; trattenerla nel territorio significa pochi emungimenti dalla falda. Ci sono 79.000 km. di canali da utilizzare e bisogna ricordare che l’acqua utilizzata per irrigare poi torna in falda». 

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