Lunedì, 20 Settembre 2021
Economia

«Agiamo per un cambio di sistema che garantisca la sopravvivenza delle imprese»

Confagricoltura in assemblea: «Prima di tutto contano i valori: la difesa degli uomini, delle loro famiglie e delle loro aziende»

«Da Piacenza, prima che sia troppo tardi, lanciamo a tutti l’invito, o l’intimazione, di difendere veramente le aziende agricole e l’economia agricola di questo Paese. Nella nostra visione il fabbisogno alimentare dei cittadini europei deve continuare ad essere soddisfatto con i prodotti della terra e degli allevamenti, preservando una grande tradizione e un radicato legame con i territori. Alla fine, la risposta alle esigenze della società e dei consumatori non può che venire, come è stato in passato, da un sistema di imprese efficienti, competitive e aperte all’innovazione».

Un discorso appassionato, teso soprattutto ad evidenziare gli aspetti etici del lavoro, quello di Filippo Gasparini, presidente provinciale di Confagricoltura, pronunciato al termine dell’assemblea di bilancio (approvato all’unanimità dai soci) che si è svolta alla Volta del Vescovo, presente il direttore Marco Casagrande.

L’incontro è stato anche l’occasione per un ricordo di Massimo Bergamaschi e di Fausto Zermani, con un toccante intervento di Alberto Squeri che ne ha sottolineato la passione, la competenza e l’amore per il territorio, un concetto ribadito anche poi nel contributo del presidente Gasparini che di fatto ha chiesto senza giri di parole di «porre fine alla deriva ambientalista e più attenzione allo sviluppo delle imprese».

«C’è - ha ribadito il presidente di Confagricoltura - scarsa sensibilità verso i reali problemi ambientali, con l’agricoltura demonizzata per un servizio indispensabile alla comunità, perché gli agricoltori i problemi li affrontano direttamente, non li derogano. Durante la pandemia abbiamo garantito tutti i servizi, eppure siamo oberati di vincoli; in più - ha ribadito Gasparini - nel Parlamento Ue avanza una maggioranza “naturalistica” che porta avanti una condizionalità che diverrà anche sociale, una visione ipocrita che si oppone alle imprese, con una Pac che tende a ridurre i contributi, ma al contempo li vincola in modo sempre più gravoso».

Secondo Gasparini «anche i meccanismi di convergenza tra i diversi Paesi vanno armonizzati, perché i costi produttivi delle nostre imprese agricole non sono paragonabili né a quelli delle imprese olandesi né a quelli delle imprese ungheresi. Prima di uniformare gli aiuti è necessario uniformare vincoli e costi di produzione. In più - ha detto - la parola “sostenibilità” e i suoi derivati sono divenuti l’ingrediente per condire qualunque politica, a tal punto che è sbagliato che il termine venga utilizzato dalle rappresentanze agricole le quali devono operare per un settore che davvero produce preservando le risorse».

Una decisa critica la riserva anche alla politica nazionale dove una proposta di legge equipara l’agricoltura biodinamica all’agricoltura biologica destinandole risorse e incentivi. «Discutere di una legge sull’agricoltura biodinamica è come ritenere utile chiedere parere a un aruspice invece che al medico. L’unica senatrice ad esprimere voto contrario è stata la scienziata Elena Cattaneo che avremo ospite, ve lo anticipo, il 10 settembre all’interno del ciclo di incontri A Cena con la Scienza organizzato da Michele Lodigiani, che ringrazio per il suo impegno di divulgatore a favore della nostra agricoltura avanzata che valorizza scienza e tecnologia. La nostra agricoltura deve continuare a poter fornire il suo indispensabile contributo al Pil Nazionale e a produrre le materie prime che sono alla base della nostra industria agroalimentare che produce le eccellenze del Made In Italy a sua volta opportunità strategica per lo sviluppo del nostro Paese».

Gasparini, anche nel ricordo di Zermani, ha ribadito la necessità di «utilizzare i fondi europei in arrivo dopo l’emergenza Covid per costruire dighe e traverse fluviali, in modo da risolvere l’annoso problema della carenza idrica per le imprese agricole. Il tutto deve passare anche e soprattutto attraverso una nuova gestione dell’acqua dal punto di vista delle infrastrutture. Temo, purtroppo, che le risorse del Recovery Fund siano utilizzate troppo per l’ambiente e poco per lo sviluppo produttivo. Ci troviamo in battaglia contro una serie infinita di disposizioni senza visione etica, poste in essere per rassicurare il comune sentire, molte delle quali prive di alcun riscontro scientifico. Norme che drenano risorse alle imprese impedendo sviluppo. La vera condizionalità la stanno facendo le nostre imprese, che pur in mancanza di reddito, continuano a garantire prodotti di qualità».

«Oggi paghiamo già il conto di un immobilismo che ha azzerato lo sviluppo negli ultimi trent’anni, rinunciando a realizzare infrastrutture e costantemente limitando le imprese. È evidente la dicotomia tra l’efficientamento delle imprese, che hanno comunque investito in strutture, tecnologia e organizzazione e uno Stato distante, assente, che non ha investito nell’adeguamento delle infrastrutture funzionali all’efficienza delle imprese, dalle dighe alle traverse, dal potenziamento delle strade comunali alla messa in sicurezza dei cavalcavia, alla percorribilità degli argini.

Il segno di uno Stato che vuole chiudere le imprese. Basti vedere poi a quanto è accaduto in montagna per comprendere come senza lo sviluppo economico è venuto meno il costante presidio dell’uomo, si è destrutturato l’ambiente sociale e degradato il territorio. Nell’abbandono della collina e della montagna noi non vediamo la natura che riprende i suoi spazi ed ecosistemi in equilibrio, ma una crescita di terreni incolti, impoveriti e maggiormente soggetti al dissesto idrogeologico».

Gasparini ha lamentato che alla produzione di derrate di qualità non corrisponda un’adeguata remunerazione e commentando le vicende relative a Terrepadane ha ricordato che «è una battaglia tutt’altro che terminata, ma i numeri parlano chiaro e ci dicono che i valori della nostra terra sono ancora saldi. Il risultato di queste elezioni non è l’affermazione o la vittoria di un sindacato su un altro. Siamo pronti a costruire coerentemente la strada per tutti purché il presupposto sia quello di salvaguardare, direi quasi religiosamente, le aziende e la volontà del territorio».

Nel discorso di Gasparini sono poi stati toccati alcuni settori trainanti della nostra agricoltura, dal latte al pomodoro, con la comune sottolineatura che «i problemi sono tragicamente trasversali e ci parlano di un’offerta segmentata, di filiere che non riescono a far riconoscere agli agricoltori il valore delle loro produzioni, di regole illogiche che ingessano le imprese. Un impegno se volete utopico, eppure estremamente quotidiano e concreto che ci vede uniti nel lavoro di ogni giorno. Ci meritiamo insomma un nuovo Illuminismo, simbolo di un’inversione di rotta che ci meritiamo davvero».

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