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Lunedì, 23 Maggio 2022
Economia

«Agli agricoltori disperati per i cinghiali si aggiunge l’emergenza Psa»

Confagricoltura Piacenza: «Chiediamo alle istituzioni di copiare il piano di altri Paesi, invece di continuare a sostenere che la situazione è sotto controllo»

Il 21 marzo 2022 il Servizio Polizia Provinciale, Ufficio di Presidenza, Formazione ed Istruzione, Pari Opportunità della Provincia di Piacenza ha emanato la determina n. 300 avente per oggetto le modalità attuative del piano regionale quinquennale per il controllo del cinghiale che la Giunta regionale ha approvato a novembre 2021 e poi modificato a dicembre. È stabilito che il Piano di controllo sia attuato dagli agenti di Polizia Locale provinciale che si possono avvalere dei soggetti individuati nel provvedimento medesimo nel quale sono indicate le modalità di inoltro delle richieste di attivazione del piano da parte dei soggetti interessati, nonché le modalità di trasmissione della rendicontazione. «Continuiamo a confrontarci con norme che sulla carta ammettono gli interventi – spiega Filippo Gasparini presidente di Confagricoltura Piacenza – al lato pratico, anche quelle di più ampia apertura, contengono subdolamente una serie di vincoli che, di fatto, ne decretano l’inefficacia. La situazione è sotto agli occhi di tutti ed è quella misurata dalla disperazione degli agricoltori che non seminano più il mais perché non riescono comunque a raccoglierlo, devastato com’è, dalle continue incursioni degli ungulati. Gli esiti delle azioni di caccia e di selezione, ove e quando consentite, sono insignificanti. Così come sono di poco conto le possibilità fornite da indennizzi, spesso inadeguati e comunque sempre inidonei a risolvere il problema della mancata produzione. Gli agricoltori lavorano per produrre, non certo per ricevere indennizzi. Al tema decennale si aggiunge l’emergenza Psa. Nel vicino Piemonte, regione in cui sono state rinvenute carcasse di cinghiali infette da peste Suina Africana è stato varato un piano di depopolamento. Analogamente chiediamo sul nostro territorio un intervento radicale». «A distanza stanza di due mesi dal decreto che ne indicava la nomina è stato individuato Il commissario straordinario per il contrasto alla diffusione dell'epidemia di peste suina africana: Angelo Ferrari – spiega Giovanna Parmigiani, allevatrice suinicola piacentina e componente di Giunta nazionale di Confagricoltura - nominato a inizio marzo non ha ancora pieni poteri né la necessaria autonomia di spesa». «La Repubblica Ceca ha è uno dei pochissimi stati europei che è riuscito a eradicare la Psa – spiegano i due dirigenti dell’Associazione – lo ha fatto coinvolgendo i cacciatori e applicando in tempi brevi delle misure chiare, la cui attuazione è stata incentivata anche da compensi economici. Come Confagricoltura Piacenza chiediamo che si mutui da quel caso di successo e si agisca. Non abbiamo neppure bisogno di inventare nulla di nuovo. Copiamo il loro piano».

Questa la roadmap delle misure che hanno portato all’eradicazione in Repubblica Ceca: il 21 giungo 2017 è stata trovata la prima carcassa; cinque giorni dopo è stata definita la zona infetta, è stato imposto il divieto di caccia ed è iniziata la ricerca attiva delle carcasse (per ogni ritrovamento il compenso era di 5mila corone, circa 200 euro);  dopo 2 settimane è stata definita un’area a caccia intensiva che circondava tutta la zona infetta, in cui sono stati abbattuti più di 22 mila cinghiali (anche qui per incentivare gli abbattimenti c’era un compenso di 40 euro a capo); verso la fine di luglio la zona infetta è stata divisa in zona ad alto rischio e zona a basso rischio. La zona a più alto rischio (57 km quadrati), chiamata Core Zone, è stata recintata con reti elettrificate e repellenti odorosi e nella zona a basso rischio sono iniziati gli abbattimenti (il compenso andava da 150 ai 300 euro a capo abbattuto). Ad agosto 2017 è iniziato il trappolaggio nella Core Zone; a settembre sono iniziati gli abbattimenti anche nella Core Zone; a ottobre sono stati coinvolti i tiratori dei reparti speciali per velocizzare gli abbattimenti (sempre nella Core Zone); a marzo 2018 sono state recuperate le ultime carcasse nella zona infetta. Non si è registrato nessun caso di positività al di fuori della zona infetta dove sono stati abbattuti più di 3758 cinghiali e recuperate 444 carcasse.  Nell’aprile 2019 il Paese è stato dichiarato libero dalla PSA.

«In Italia dobbiamo riuscire a fare altrettanto – propongono Parmigiani e Gasparini – e smetterla col dire che la situazione è sotto controllo, mentre gli allevamenti suinicoli sono sotto scacco con una spada di Damocle che è da un lato sanitaria, dall’altra commerciale, gli agricoltori vedono i raccolti devastati e le persone sono sempre meno sicure a causa di branchi di cinghiali che provocano incidenti, invadono parchi o, come è successo più volte a Roma, si presentano persino all’ingresso delle scuole».

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