Aglio: campagna positiva, ma sui prezzi pesa ancora la super produzione spagnola e cinese

L’aglio piacentino, prodotto di nicchia e famoso per le sue straordinarie peculiarità organolettiche, è stato coltivato nel comprensorio in circa 40/45 attari, gli stessi dello scorso anno

Aglio 2018: buona la qualità e la sanità dei bulbi, ma è diminuita la pezzatura del prodotto a causa dell’eccessiva piovosità primaverile e di giugno che ha condizionato il successivo raccolto.o. Ne abbiamo parlato con Francesco Rastelli produttore di Cortemaggiore e presidente della “storica” cooperativa Copap di Monticelli  di cui sono soci gran parte dei produttori piacentini a cui conferiscono il loro prodotto, unitamente a cipolla e scalogno per le differenti lavorazioni.

«Lo scorso anno - chiarisce Rastelli - siamo stati penalizzati da un mercato pesante dopo anni favorevoli, questo a causa di un eccesso produttivo (il 78% in più, circa 3 milioni di Ton) di Cina e Spagna che ha trascinato al ribasso il nostro prodotto locale e quello italiano la cui produzione è stata di circa 30mila tonnellata, esattamente la metà del nostro fabbisogno. E’ stata soprattutto la produzione spagnola, 260mila tonnellate a condizionare il prezzo. Quest’anno - precisa Rastelli - al momento il mercato è statico, ma le prospettive sono buone perché le produzioni sono più contenute».

Se l’aglio bianco piacentino è diventato famoso in tutta Europa per la sua qualità e le peculiari proprietà organolettiche, senza ombra di dubbio il merito va ascritto alla Copap (Cooperativa produttori aglio piacentino) di Monticelli, che detiene il marchio esclusivo della varietà da seme Ottolini fin dal 1982. Questa coltivazione tipica del territorio della rastelli-3Bassa, dopo un periodo di decadenza dovuto soprattutto alla concorrenza dell’aglio cinese, già da diversi anni è in netta ripresa ed è tornata ad essere remunerativa per gli agricoltori piacentini che vi si dedicano, molti dei quali soci della cooperativa.

Va ricordato che la coltivazione dell’aglio è costosa, infatti necessita ancora di molta mano d’opera. Viene seminato con una agevolatrice meccanica, quindi, una volta raccolto, viene steso al sole sul terreno per una settimana perché se venisse legato subito, l’umidità causerebbe problemi di muffe; quindi viene posto su file e legato a mano; in azienda i produttori lo stendono di nuovo vicino ai teli fino alla raccolta definitiva e da qui viene conferito alla Copap per le differenti lavorazioni. È insomma un prodotto quasi di nicchia, una vera e propria eccellenza di un delimitato e circoscritto territorio che finalmente sta gradatamente, anche grazie alle azioni di promozione che lo hanno contraddistinto, conquistando gli spazi di mercato che gli si addicono. Ma è l’aglio bianco piacentino, iscritto nel Registro delle varietà con denominazione "Ottolini" e "Serena", il fiore all’occhiello di Copap: la ricchezza aromatica, l’alta concentrazione di allicina e la capacità di conservarsi a temperatura ambiente senza alterare le sue qualità organolettiche praticamente per un anno, fanno dell’aglio bianco piacentino un bulbo pregiatissimo.

Ma ci sono altre peculiarità di cui forse molti consumatori non sono a conoscenza ed una di queste riguarda le metodologie di controllo di funghi e infestanti e per la conservazione; in pratica tutta la filiera. Va sottolineato che tra le importanti attività svolte da Copap c’è la programmazione, il controllo sanitario e qualitativo delle produzioni, il confezionamento e la commercializzazione dei prodotti ed infine la tracciabilità del prodotto secondo le norme vigenti. In collaborazione con l’Università Cattolica (in particolare l’Istituto di Patologia vegetale con la prof. Battilani e la cooperativa Agrisilva), la Copap è capofila di un progetto finanziato dalla Regione per la lotta alla fusariosi, patologia spesso dannosa, che colpisce diversi tipi di piante tra cui l’aglio ed è determinata dallo svilupparsi di alcune specie fungine appartenenti al genere Fusarium. È un problema che, per fortuna, riguarda marginalmente l’aglio bianco piacentino, ma che sta interessando molte varietà in altri paesi europei ed anche in Italia. Si stanno effettuando sia prove in campo che di conservazione, per evitare il diffondersi dell’avversità.

La normativa italiana sui fitofarmaci e sui conservanti per l’agroalimentare è la più restrittiva al mondo e non a caso fa capo al Ministero della Salute e poi al quello dell’Agricoltura, mentre negli altri Stati europei è solo il secondo che controlla l’aderenza ai Disciplinari di produzione. Aspetti di sicurezza e qualità che vanno fatti conoscere al consumatore. Note positive anche per lo scalogno, altra produzione di eccellenza che è stata riscoperta grazie alle sue straordinarie duttilità culinarie anche dai grandi chef. Anche questa è una produzione estremamente costosa perché il costo del seme è molto elevato, tra 1400 e 1600 euro al chilo. E’ perciò evidente che, se la produzione non è quantitativamente adeguata, si rischia di produrre sottocosto. Per fortuna, anche quest’anno il raccolto è stato nella norma ed i prezzi sono in linea con quelli postivi del 2017. Ultima (dolente) nota per la cipolla, con un mercato pesante per i prezzi e con problemi (minori nel comprensorio piacentino) agronomici collegati soprattutto alla batteriosi che ha arrecato notevoli danni anche in regioni limitrofe (Piemonte) più vocate della nostra. E’ un problema che numerosi team di ricercatori, tra cui quelli dell’Università Cattolica, stanno cercando di risolvere.

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