Agricoltura piacentina? È davvero un momento difficile

Assemblea di Confagricoltura Piacenza al Palazzo dell’Agricoltura

Come va per l’agricoltura piacentina? Davvero male! Costi in perenne crescita, redditi degli imprenditori quasi al limite della sopravvivenza, concorrenza europea (almeno da buona parte dei paesi new entry) per la quale le vincolanti regole da osservare sono ancora un traguardo lontano. Ed in più una sempre più soffocante burocrazia che contrasta la necessità cogente di una semplificazione. Un quadro davvero impietoso quello emerso nell’assemblea di bilancio di Confagricolura Piacenza che si è svolto stamattina presso la sala “G.Bertonazzi” al Palazzo dell’Agricoltura, caratterizzata dalla relazione del Presidente Enrico Chiesa e da quella dei responsabili delle sezioni di prodotto, mentre le conclusioni sono state affidate al membro della Giunta nazionale Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi.

Dopo i saluti del sindaco Paolo Dosi (necessaria la collaborazione con le altre realtà di categoria), del consigliere provinciale Alessandro Piva (crescere insieme per il territorio, con gli agricoltori sempre in prima linea per la sua difesa come nella recente alluvione), ha preso la parola il presidente regionale Gianni Tosi che ha ribadito tutte le difficoltà legate ai bandi regionali del Prs con difformità tra le varie provincie, con criticità da regolare ed il rischio che una parte delle domande per le misure agro-ambientali siano escluse.

Chiesa ha ricordato le battaglie per semplificare la nuova Pac, soprattutto per attenuare l’impatto del greening sulle aziende che, per loro vocazione, devono produrre. “Il sistema paese- ha detto- non è ancora d’accordo per compiere scelte coraggiose, con la burocrazia che ci logora giorno dopo giorno. Dobbiamo- ha sostenuto- mettere al centro l’impresa, far emergere il nostro territorio, ma le istituzioni devono essere al nostro fianco”.

Chiesa ha rammentato le lotte per una fiscalità più equa a favore del settore ed ha evidenziato i rischi per le nostre Dop ed Igp collegati al T-Tip, ovvero l’accordo di partenariato Usa-Ue per il commercio e gli investimenti. Dopo di lui l’impietosa analisi per alcuni dei nostri settori trainanti, ovvero latte, pomodoro ed allevamento. Filippo Gasparini ha sostenuto che “è il momento più critico, in un periodo di crisi del mercato globale, di calo dei consumi, con un assurdo embargo russo che perdura e paesi dell’ex Europa dell’Est che ricevono risorse Pac, ma per i quali non sono ancora attive le cogenti regole che valgono per noi; eppure importano a tutto spiano, soprattutto derivati”.

Ribadite le critiche anche al Piano produttivo voluto dal Consorzio del Grana padano, “una nuova quota a livello superiore e noi oberati da burocrazia, costi crescenti e per giunta nessun atterraggio morbido del regime delle quote che lo scorso anno è costato agli allevatori piacentini un milione di Euro. Per questo dobbiamo puntare sui prodotti tipici, ma dirigendoci con forza sui mercati mondiali, facendo veramente sistema, con la nostra provincia esempio virtuoso di ciò”.

“Il settore suinicolo va ancora peggio- ha detto  Giovanna Parmigiani- di quello del latte, penalizzati anche noi dall’embargo russo, perché la carne esportata, invece che sui quel mercati, si riversa in Italia; noi abbiamo costi assai superiori ed una qualità che non viene assolutamente riconosciuta.

Dobbiamo far conoscere la nostro imprenditorialità e unire i vari livelli di filiera come abbiamo fatto con Agri insime, dialogando maggiormente con la parte industriale”. Situazione pesantissima anche per il pomodoro piacentino che genera un sistema da 300 milioni di Euro. “C’è- ha detto Giovanni Lambertini- intransigenza da parte dell’industria; noi difendiamo l’interesse delle aziende per poter lavorare in tranquillità, altrimenti il sistema va in crisi”. Critiche anche alle O.P che devono saper concentrare maggiormente l’offerta. Bene il ruolo del distretto per la gestione dei dati che vanno dettagliati in modo più esaustivo. Per la Pac: non si conosce ancora l’entità del premio accoppiato. “Insomma- ha concluso Lambertini- ci vogliono regole che possiamo rispettare e per tutti”.

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