Al consumo di suolo per le aree produttive non corrisponde un aumento dei posti di lavoro

L'analisi della Provincia: la superficie territoriale complessiva destinata ad aree produttive di rilevanza sovracomunale è di circa 4.221 ettari, distribuiti in 118 ambiti e 37 comuni su 46 totali

La superficie territoriale complessiva destinata ad aree produttive di rilevanza sovracomunale, nella provincia di Piacenza, aggiornata al 2017 - è di circa 4.221 ettari, distribuiti in 118 ambiti e 37 comuni su 46 totali. I comuni esaminati risultano aumentati di una unità rispetto alla versione 2012/13, tale incremento è relativo al comune di Besenzone, che con il nuovo strumento urbanistico (PSC), ha introdotto un’area di nuova previsione, oggetto del censimento. Questi sono solo alcuni dei dati che sono stati illustrati questa mattina dal consigliere con delega allo sviluppo economico e pianificazione territoriale Luca Quintavalla nel corso della presentazione della ricognizione delle aree produttive della provincia di Piacenza, Comune per Comune, aggiornata al 2017 promossa dalla Provincia di Piacenza.

“La Provincia, nella sua funzione di Ente preposto alla pianificazione territoriale in ambito locale, ha avviato un focus sulle aree produttive, in considerazione della rilevanza che questo tema assume sia sotto l’aspetto urbanistico che economico – commenta Luca Quintavalla. Si tratta di un aggiornamento della precedente ricognizione che risaliva al 2013 che abbiamo ritenuto opportuno anche alla luce della nuova Legge Regionale che punta al contenimento dell’uso del suolo. I dati di quest’analisi ci permettono di fare alcune riflessioni sulla pianificazione futura, che deve saper creare le condizioni per attrarre investimenti e contribuire all’innovazione e alla crescita del sistema creando nuove opportunità di sviluppo e lavoro”.

A seguire Vittorio Silva, Direttore Generale e dirigente Sviluppo economico, programmazione e pianificazione territoriale della Provincia di Piacenza che ha illustrato nel dettaglio la ricognizione condotta ringraziando anche gli uffici tecnici comunali per il loro prezioso contributo.
“La ricognizione che presentiamo oggi – sottolinea Silva – vuole rispondere all’obiettivo di monitorare, con un costante aggiornamento, il quadro conoscitivo della realtà produttiva del nostro territorio, fornendo un primo quadro di riferimento sullo stato di pianificazione e di attuazione delle aree produttive, anche alla luce del contesto socio economico che ha fortemente influenzato e connotato le strategie sul territorio". Una novità importante è rappresentata dall’entrata in vigore della nuova legge regionale n. 24/2017 “Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio” e questo lavoro costituisce anche una prima base conoscitiva che potrà essere utilizzata nell’ambito del nuovo piano provinciale (Piano Territoriale di Area Vasta) previsto dalla nuova legge.

Proprio la nuova legge regionale richiederà che le previsioni di nuove aree produttive siano globalmente riviste. Infatti quelle attuali sono destinate a decadere se non attuate nel prossimo triennio. E’ necessario quindi che gli enti locali piacentini inizino per tempo ad elaborare una strategia in materia, anche per evitare alcuni dei limiti del sistema attuale, quale quello di una eccessiva polverizzazione e dispersione delle aree che le rende poco appetibili in un’ottica di marketing territoriale e di attrazione di investimenti di qualità. Come nella precedente versione del lavoro, si è ritenuto opportuno accompagnare e contestualizzare l’indagine sulle attività produttive, con un inquadramento del sistema socio economico piacentino. L’indagine e le elaborazioni illustrano l’andamento del sistema produttivo nel medio periodo 2011-2015, utilizzando i dati Istat-Asia, e focalizzando l’attenzione sull’industria manifatturiera. Di particolare interesse inoltre, risultano le valutazioni relative all’incrocio dei dati di natura economica con l’esito delle elaborazioni urbanistiche.

“In questi anni – ha spiegato Quintavalla – abbiamo assistito a una «polverizzazione» di questo sviluppo, soprattutto nel settore della logistica, che andava concentrato esclusivamente sui tre poli di Piacenza, Castelsangiovanni e Monticelli. Purtroppo in questi anni ogni comune voleva il suo insediamento produttivo, ed è un’ottica miope, perché avere insediamenti importanti a livello produttivo lontani dalle infrastrutture non porta benefici nel lungo periodo. Ci vuole una pianificazione strategica, per attrarre investimenti di qualità sul territorio”. “La maggior parte di queste aree produttive sono collocate in pianura – ha aggiunto il direttore generale della Provincia Vittorio Silva - in un corridoio che, disegnato sulla mappa piacentina, mostra una «ipsilon» coricata. I pochi comuni che non hanno aree produttive sono ovviamente quelli più piccoli e di montagna”. Silva ha evidenziato anche un’altra tendenza. Una parte delle aree, nel corso degli anni, viene riclassificata e ritorna a essere agricola. “Ci sono diverse zone che non hanno dimostrato di essere luoghi credibili e strategici per l’industria. Conviene così riportare quei terreni a essere agricoli, per attutire il carico fiscale. È un fenomeno nuovo”. Silva mette in guardia su un altro aspetto: il dinamismo delle aree produttive non è sinonimo di nuova occupazione. “In alcune situazioni – ha commentato il direttore generale - c’è coincidenza e in altre no. Crescono le aree, meno l’occupazione. Questo è un modello estensivo di consumo di suolo, ben rappresentato dagli esempi di Castelsangiovanni e Monticelli, che mostrano indici statici di occupazione”. Ma la nuova legge urbanistica regionale, che entrerà in vigore nel 2020 con i suoi limiti – il tetto del 3% di suolo consumato per ogni comune - imporrà uno stop a questo trend, cercando di spostare l’attenzione verso la rigenerazione e il riutilizzo di aree già esistenti.

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