Allevatori: è necessario approvare il piano produttivo del Grana Padano

Il pressante invito del responsabile del settore agro-alimentare di Lega Coop Giuseppe Rizzi

Allevatori: aderite compatti il piano produttivo del Consorzio Grana padano in vista dell’assemblea (nella precedente il piano è già stato approvato, ma perché sia valido deve avere anche l’adesione dei produttori di latte) che si terrà il 19 aprile. Il pressante invito proviene da Giuseppe Rizzi componente dell’esecutivo di Lega Coop. Agroalimentare Nord Italia che sottolinea quanto sia indispensabile oggi regolamentare la produzione, onde evitare che “il nostro latte di alta qualità che viene destinato a Dop, scenda a livelli indecorosi e soprattutto che non possano nemmeno più coprire i costi. Eppure- chiarisce Rizzi- la fine delle quote latte ed il ruolo e gli effetti che queste hanno avuto in precedenza, dovrebbe dimostrare quanto siano necessaria un’adeguata programmazione per tenere in equilibrio il settore.

Certo- soggiunge- non potrà essere il salvagente per tutti gli allevatori, ma sicuramente per coloro che destinano il proprio latte alla trasformazione in grana padano Dop, sia per tutto il settore cooperativo (per queste è sufficiente che l’adesione venga formulata dalla Cooperativa allegando l’elenco delle stalle conferenti, che per coloro che conferiscono ai privati.(In questo caso i produttori che vendono ai caseifici privati la devono spedire direttamente al Consorzio e non consegnare al caseificio). In caso contrario- soggiunge Rizzi- i produttori devono essere consapevoli dei notevoli rischi che potrebbero correre”.

Chi fa Dop- a parere di Rizzi- “deve accettare il piano che del resto è duttile e modificabile nelle percentuali, in base agli andamenti di mercato, con il Consorzio che svolge un essenziale ruolo nella tutela e nella promozione e per aumentare le produzioni è necessario che aumentino anche i consumi. Il Grana padano- prosegue Rizzi- non è un contenitore che possa assorbire tutte le eccedenze con crescite produttive non coordinate. Deve svolgere un ruolo di coordinamento e conquistare nuovi mercati. Per ora contenere la produzione- continua Rizzi- potrebbe apparire un sacrificio, ma si sostiene il prezzo solo contenendo la produzione, come è stato ampiamente dimostrato da tutti gli studi economici che il Consorzio ha commissionato ad Ismea ed Università”.

Addio dunque alle quote latte, “ma bene- dice Rizzi- le quote di produzione, destinate ad impedire eccessi produttivi che si traducono nel crollo del prezzo dei formaggi con le inevitabili conseguenze anche sul prezzo del latte. Un legame, questo fra prezzo del formaggio e quello del latte, che si fa assai stringente quando il caseificio è cooperativo”.

In pratica, se le quote latte sono un freno alle aziende zootecniche, i piani produttivi si confrontano esclusivamente con i mercati e il loro rispetto riguarda i caseifici, non gli allevatori. Dunque non si interferisce sulle scelte produttive delle singole stalle, ma solo sulla quantità di latte da trasformare in Grana Padano e quella da destinare ad altri usi da parte dei caseifici. Pena costi crescenti a carico dei caseifici “indisciplinati”. Ai Piani produttivi il Grana Padano è già ricorso e i risultati parlano di incrementi produttivi del 2,5% all'anno, che viaggiano in parallelo con la crescita della dimensione media dei caseifici. Quote latte e Piani produttivi hanno dunque struttura diversa e non vanno confusi fra loro. Li accomuna però la finalità di allineare le produzioni alla capacità di assorbimento del mercato. L'efficienza dell'uno o dell'altro metodo non dovrebbe essere messa in discussione se non attraverso i risultati che consente di ottenere. Senza trasformarsi in un confronto di “campanile” che non serve a nessuno. Né ai caseifici, né tantomeno agli allevatori.

“Semmai- conclude Rizzi- è essenziale aggregare la commercializzazione e concentrare l’offerta. Il Consorzio ha già dato prova di lungimiranza (vedi esclusione del retinato dalla differenziata) e duttilità nel nuovo piano produttivo. Tutta la filiera, allevatori compresi, lo devono sostenere”.

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