Economia Castel San Giovanni

Amazon, i lavoratori vanno avanti con lo stato di agitazione

Cgil, Cisl, Uil e Ugl: «Azienda indisponibile ad accogliere le richieste su retribuzioni e tempi di lavoro»

Continua lo stato di agitazione in Amazon a Castelsangiovanni. Nell’assemblea del 30 giugno i lavoratori hanno deciso di continuare con lo stato di agitazione aperto per l’indisponibilità dell’Azienda ad addivenire ad un accordo che comprenda le richieste delle lavoratrici e dei lavoratori tendenti a conciliare i tempi di vita e i tempi di lavoro e all’apertura di una trattativa su richieste di adeguamento delle retribuzioni rispetto all’aumentato costo della vita con le Rsu e le sigle del Commercio presenti a Castelsangiovanni. «Nei mesi precedenti la rottura – fanno sapere i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil, Ugl Terziario - Amazon ha mostrato di pretendere flessibilità da parte dei lavoratori limitandosi ad informare qualche ora prima la Rsu sui cambiamenti che intendeva introdurre. Sono state date comunicazioni di cambi di orario, nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, a trattativa in corso, come ulteriore dimostrazione dell’atteggiamento non corretto nell’ambito delle relazioni sindacali».

«Grave inoltre che l’Azienda non voglia avviare una vera e propria trattativa sui temi economici con le RSU e le sigle sindacali presenti a Castello mentre in parallelo ha avviato una serie di incontri con le rappresentanze della logistica e dei somministrati presenti negli altri siti in Italia. L'azienda l’8 luglio ha convocato le organizzazioni sindacali non per iniziare un dialogo e una trattativa ma bensì per comunicare quanto già deciso a livello nazionale per i siti che applicano il contratto collettivo nazionale Merci e Logistica e anche a ribadire che per i problemi locali, se non si toglie lo stato di agitazione, non è disposta a parlarne per trovare una soluzione».

I sindacati attraverso le loro sigle che si occupano del Terziario hanno ribadito che «non sono queste le modalità di un corretto confronto nelle relazioni sindacali e che l'azienda non può rifiutarsi di trattare con i lavoratori cui applica il Ccnl del commercio e che si troverebbero ad essere esclusi da una trattativa i cui effetti si ripercuotono anche su di loro, subendola. Quello di Castelsangiovanni è invece il sito con la storia sindacale più lunga e soprattutto l'unico dove, con il voto della maggior parte di tutti i lavoratori, sono state elette in modo democratico le proprie RSU».

«L’Azienda ci ha semplicemente incontrato a nostro avviso a titolo meramente informativo non dando alcun margine di discussione alle Parti sindacali presenti, neppure sui temi locali. Avere delle relazioni sindacali non significa mettere a conoscenza delle decisioni già prese. Il problema è che Amazon non vuole coinvolgere in una vera e propria trattativa chi rappresenta le lavoratrici e i lavoratori di Castelsangiovanni», dichiara Alberto Zucconi di Filcams Cgil

«Non è accettabile che Amazon possa pensare di liquidare le relazioni sindacali in questo modo, dimostrando di non voler riconoscere il significato e il ruolo dei Sindacati e delle RSU presenti. Ricordiamo all’azienda di Seattle che la storia del sindacato è parte della storia d’Italia ed ha permesso a tutte le lavoratrici e lavoratori di raggiungere traguardi importanti nel riconoscimento dei diritti del lavoro» afferma Marco Alquati di Fisascat Cisl Parma e Piacenza.

Per Vincenzo Guerriero di Uiltucs Uil Piacenza «Ogni volta che rivendichiamo adeguamenti retributivi per i lavoratori del sito MXP5, per intenderci Castelsangiovanni, ci sentiamo rispondere con la solita litania e, cioè, che la materia retributiva è demandata al tavolo nazionale...Peccato, però, che al tavolo nazionale si discute di materie inerenti al contratto Merci e Logistica, mentre il sito di Castello applica, come è risaputo, il contratto del Terziario. Ora, senza nulla togliere alla professionalità e competenza dei colleghi della logistica, facciamo veramente fatica a comprendere perché dobbiamo essere, proprio noi che abbiamo le RSU democraticamente elette dai lavoratori, ad aspettare che altri decidano il nostro futuro. Amazon non può e non deve relegarci al ruolo di spettatori, perché da anni rappresentiamo dei lavoratori che, nel pieno rispetto della Legge 300 e del CCNL di riferimento, si sono dati un'organizzazione sindacale ad oggi unica in Italia».

Per Ugl Terziario Pino De Rosa dichiara: «E’ evidente che non può essere Amazon a scegliersi gl’interlocutori con cui trattare escludendo quella parte di azienda dove il sindacato è presente da più tempo e, grazie alla elezione dei rappresentanti, la delega è chiara e non ci sono dubbi su chi rappresenta i lavoratori. Ci sono diverse aziende che applicano al loro interno più di un Ccnl e quando si producono effetti per tutti non è legittimo escludere nessuno. Nel merito poi i lavoratori hanno ragione. Amazon sta accumulando guadagni colossali mentre tutti arrancano. Se non adeguano seriamente le retribuzioni loro, non concedono i 200 euro di buono carburante previsti dal governo con detassazione decontribuzione, non contrattano un premio di risultato…ma chi dovrebbe farlo. Suvvia!». «Ad accrescere il malcontento dei lavoratori di Castel San Giovanni contribuisce inoltre il fatto che un’Azienda che fa della capacità e della visione tecnologica il proprio punto di forza, non riesca ad adottare un sistema che eviti gli innumerevoli errori e le mancanze che mensilmente compaiono sulle buste paga dei propri dipendenti. Errori che si risolvono (per chi li scopre) mesi dopo e su continua pressione dell’interessato e delle organizzazioni sindacali. Trattamento ben diverso da quello riservato ai clienti Amazon che nel giro di poche ore ricevono assistenza e soluzioni, proprio dagli stessi dipendenti che aspettano mesi e mesi per avere le loro buste paga corrette. Nelle prossime ore, dopo gli scioperi che ci sono stati nelle scorse settimane, saranno individuate nuove ed ulteriori forme di lotta».

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