Gli industriali: «La ripresa non c'è e il fatturato cala. Occupazione stabile»

Analisi congiunturale di Confindustria: «Dopo 3 semestri nei quali abbiamo registrato segnali di ripresa, ora il fatturato complessivo torna a diminuire»

Attilio Bolzoni e Cesare Betti

“Torna il segnale negativo in gran parte degli indicatori economici della nostra indagine, che prende a campione le aziende manifatturiere associate al sistema Confindustriale. Dopo 3 semestri nei quali abbiamo registrato segnali di ripresa, ora il fatturato complessivo torna a diminuire, a conferma delle perplessità che gli imprenditori avevano manifestato nelle loro previsioni formulate nella scorsa indagine circa il consolidamento della ripresa”. Il barometro segna ancora tempesta, parola di Confindustria.

E anche le previsioni, per quanto riguarda il fatturato, non sono rosee: il 30 per cento delle imprese ritiene che non lo aumenterà, contro solo il 18 per cento che ritiene avrà margini di guadagno. Stabile l’occupazione, aumentata solo dello 0,38. L’Associazione degli industriali piacentini, oggi 30 luglio, ha reso noto l’indagine congiunturale relativa alle variazioni economiche intervenute nel primo semestre 2012 rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. Sono inoltre state rilevate le previsioni per il secondo semestre 2012. Significativo il campione costruito: le imprese coinvolte rappresentano, infatti, circa 3 miliardi di euro di fatturato e circa 9.000 addetti.

LA RIPRESA CHE NON C’E’. Dopo tre semestri di segni positivi, gli industriali registrano ora “una diminuzione del 1,77% del fatturato nel primo semestre 2012 rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente”. Nonostante un rallentamento, mantengono ancora un segno positivo i due settori dell’alimentare (+4,51%)e delle industrie varie (+2,39). In calo edilizia (-18,8%) e meccanica (-3,8). Il presidente di Confindustria Piacenza, Attilio Bolzoni (presente alla presentazione del rapporto anche il direttore Cesare Betti) nella relazione ha sottolineato come elementi fondamentali per la competitività sono la dimensione dell’impresa e il suo grado di internazionalizzazione.

Due parametri strettamente collegati. E una conferma la danno i dati rilevati: il fatturato interno cala del 5,68 per cento, quello estero cresce del 9,87. Infatti, riflette Confindustria, il mercato italiano non consente di raggiungere un fatturato per la crescita, mentre quello estero sì. E anche le aziende più grandi, con oltre 100 dipendenti, sono quelle che mostrano risultati migliori. Tra i settori che operano all’estero, si registra un +23,37 per l’alimentare, un + 7,78 per le industrie varie e un + 8,27%.

OCCUPAZIONE.I dati indicano “sostanziale stabilità. Le previsioni sembrano confermare e proiettare nel prossimo semestre i segnali di difficoltà riscontrati nei dati consuntivi. Diminuisce infatti la percentuale di imprenditori che prevede di incrementare fatturato e ordini e aumenta quella di coloro che ne prevede un calo”. Il settore con l’incremento maggiore di addetti è quello alimentare (1,53%), seguito dalla meccanica (0,93%) e dalle industrie varie (0,15%), mentre denuncia ancora un forte calo il settore dei materiali edili (-3,86%).

PREVISIONI. “Le previsioni che gli imprenditori fanno in riferimento al secondo semestre 2012 rispecchiano il generale peggioramento riscontrato nei dati consuntivi” si legge nella relazione. Secondo Confindustria Piacenza “le previsioni relative al fatturato sono decisamente in calo rispetto a quelle formulate nell’ultima indagine, e si muovono ora in terreno negativo: il 30% prevede una diminuzione del fatturato nel secondo semestre 2012, contro un 18% che ritiene di poterlo aumentare. Sei mesi fa il 23% prevedeva una diminuzione e il 21% un aumento e un anno fa le percentuali erano addirittura capovolte: il 13% si attendeva la diminuzione e il 35% l’incremento.

Segno questo di come dopo i primi segnali di ripresa siano venuti a mancare i segnali di stabilizzazione della situazione economica e come l’incertezza per il futuro continui ad accompagnare le nostre imprese” Le attese sugli ordini evidenziano come “il 36% degli imprenditori prevede una diminuzione sugli ordini totali, contro un 15% di imprenditori che ne pronostica un aumento (sei mesi fa le percentuali era rispettivamente il 25% e il 21%). Più ottimismo, invece, si osserva nelle anticipazioni relative agli ordini esteri, con un numero maggiore di imprenditori che ne prevede un aumento rispetto a quelli che si aspettano una diminuzione (24% contro 17%).

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Il settore alimentare, anche se con dati meno ottimistici rispetto all’ultima indagine, si conferma quello più ottimista, con il 31% di imprenditori che prevede un aumento del fatturato, e l’8% una diminuzione. I più pessimisti sono, invece, gli imprenditori del settore dei materiali edili, che nel 60% dei casi anticipano un’ulteriore diminuzione, contro il 20% che si attende un aumento”. Infine anche le previsioni sull’occupazioni destano dubbi: solo il 5 per cento prevede di incrementarla, mentre il 12 per cento si attende un calo e l’83 per cento delle imprese “prevde che il dato rimanga invariato”.

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