Ancora tagli alla Provincia di Piacenza, dipendenti pronti alla mobilitazione

La decisione sul da farsi verrà assunta nel corso dell'assemblea in programma giovedì 4 dicembre nella sala del Consiglio provinciale di via Garibaldi da tutti i dipendenti della Provincia ma l'allarme lanciato dalla Cgil è forte: "Il Governo ha previsto ulteriori tagli nella Legge di Stabilità"

Il palazzo della Provincia

La decisione sul da farsi verrà assunta nel corso dell'assemblea in programma giovedì 4 dicembre nella sala del Consiglio provinciale di via Garibaldi da tutti i dipendenti della Provincia. Ma l'allarme lanciato dalla Cgil è forte: ancora tagli alla provincia di Piacenza. Con un emendamento il Governo ha previsto ulteriori tagli nella Legge di Stabilità "un ulteriore taglio lineare del personale e della conseguente spesa, pari al 50%" denuncia in una nota la FP Cgil. L'assemblea dei dipendenti della Provincia potrebbe decidere azioni di protesta immediate con un sit-in sotto la prefettura di Piacenza già al termine dell'incontro, in origine dedicato al tema del contratto di secondo livello le cui trattative dovrebbero partire a breve.

"Come se non bastassero i tagli già delineati dalla legge di Stabilità 2015 per Regioni, Province e Comuni, il Governo, con un proprio emendamento, impone alle città metropolitane e alle Province un ulteriore taglio lineare del personale e della conseguente spesa, pari rispettivamente al 30 ed al 50%. Un taglio di tale dimensioni non consentirà in alcun modo di garantire le funzioni fondamentali assegnate alle nuove Province dalla Legge Del Rio quali, solo per citarne alcune, valorizzazione e tutela dell’ambiente, rete dei trasporti, costruzione e gestione delle strade, programmazione provinciale della rete scolastica e gestione dell’edilizia scolastica". Scrive in una nota la Fp Cgil. "In questa Regione abbiamo da sempre sostenuto, e condiviso con l’Ente Regione e tutte le Associazioni degli Enti Locali (ANCI, UPI, Legautonomie, UNCEM) che i processi di riforma, certamente necessari, devono porsi quali obiettivi primari il mantenimento del livello di servizi ai cittadini e la garanzia del posto di lavoro per quei dipendenti che vivono ormai da anni una situazione di incertezza intollerabile, aggravata dagli effetti del blocco dei contratti che si protrae da cinque anni. Non abbiamo dubbi che una parte del Paese, quella dei poteri forti, degli industriali che non vedono l’ora di mettere le mani nel ricco piatto delle attività “redditizie” oggi gestite dalla Pubblica Amministrazione e della destra che, da sempre, ha dichiarato e praticato la riduzione dello spazio pubblico, plaudirà a questa ennesima prova di “efficienza” e di “capacità decisionale”. Noi vi leggiamo solo una grande debolezza della politica, che non vuole, o forse non sa, affrontare un confronto di merito, ed alla forza degli argomenti risponde con il dileggio e l’insulto. Questa scelta deliberata del Governo di voler distruggere il ruolo e le funzioni delle istituzioni locali non fa che rafforzare le motivazioni dello sciopero indetto da CGIL e UIL per il prossimo 12 dicembre, per rivendicare un reale cambio di verso e ridare senso e valore al lavoro e ai servizi pubblici per le comunità locali. Noi non ci fermeremo nel rivendicare una applicazione delle riforme rispettosa della storia, delle tradizioni e dei livelli di servizi garantiti in questa Regione".

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E concude: "Ci aspettiamo, dai soggetti istituzionali che hanno condiviso questa storia e questi obiettivi, una altrettanto chiara e netta posizione di contrasto alle politiche dissennate di un Governo che mirano solo alla definitiva demolizione del sistema pubblico di garanzia dei diritti di cittadinanza, assimilando i lavoratori ad una qualsiasi “merce”, da utilizzare e poi, al bisogno, spostare dove gli più gli piace o, ancora meglio, "rottamare"".

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