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Coldiretti, animali selvatici: in regione 2,3 milioni di euro di danni

Lo hanno denunciato questa mattina a Bologna migliaia di agricoltori di Coldiretti Emilia Romagna provenienti da tutta la regione, scesi in città per protestare contro l'abbandono in cui versa il territorio regionale che potrebbe peggiorare nei prossimi anni anche a causa di una proposta di legge dell'assessorato regionale all'Agricoltura

Chiameremo ancora in causa il presidente della Regione Emilia Romagna perché si faccia garante delle promesse fatte davanti a 7.000 agricoltori di Coldiretti, dei quali oltre 600 provenienti da Piacenza, che hanno lasciato i campi in piena campagna per manifestare oggi a Bologna. È quanto afferma Coldiretti Piacenza dopo l’intervento in videoconferenza con la piazza del presidente Stefano Bonaccini che si trovava a Roma per impegni istituzionali precedentemente assunti. Il presidente della Regione, chiamato in causa da Coldiretti per i colpevoli ritardi dell’assessore all’Agricoltura Simona Caselli, ha annunciato l’intenzione di voler convocare immediatamente un tavolo di confronto sul tema dei danni da fauna selvatica e di voler confrontarsi anche con Bruxelles sulle gestione degli animali selvatici che, fa sapere Coldiretti, in Italia sono patrimonio indisponibile dello Stato, mentre nella maggioranza dei Paesi europei sono proprietà privata degli agricoltori o res nullius (bene a disposizione di tutti). Sulla burocrazia, il presidente della Regione ha ricordato che per l’applicazione del silenzio assenso è pronto a confrontarsi con i rappresentanti degli agricoltori per estendere i provvedimenti per lo snellimento della burocrazia, come chiesto oggi da Coldiretti.

A scatenare la mobilitazione, ricorda Coldiretti Piacenza, oltre alla gestione del problema dei danni da fauna selvatica è stato anche il peso della burocrazia inutile che affligge l’agricoltura regionale, con gravi ritardi nell’applicazione di norme di semplificazione. Lentezze e ritardi, per non dire immobilismo, dell’assessore all’Agricoltura, caccia e Pesca, Simona Caselli aggravano sempre di più la situazione basti pensare che l’assessorato Agricoltura fino a un mese fa aveva annunciato di voler pagare per la lotta integrata solo il 25 per cento delle domande, lasciando fuori 3 domande su 4, nonostante ne avessero i requisiti.

“Ci preoccupa, ha detto il presidente di Coldiretti Piacenza Marco Crotti, che la Regione abbia deciso solo all’ultima ora di reperire risorse sull’agroambiente e di prendere alcuni provvedimenti sulla burocrazia, che attendevamo da anni. Ai produttori che da gennaio fanno investimenti per rispettare disciplinari di produzione severissimi, non bastano più i comunicati e gli annunci, vogliamo la certezza che i nostri sforzi vengano riconosciuti da subito altrimenti perdiamo competitività rispetto ai colleghi di altre regioni e ai concorrenti stranieri.  Al mercato non interessa che i disciplinari siano diversi e tanto meno che vi sia disparità di risorse messe a disposizione tra una regione e l’altra. Non sapere se e quando si prenderà il contributo crea un serio problema nella programmazione delle attività ed un mancato controllo dei costi. In queste condizioni non possiamo fare Impresa, l’agricoltura merita di meglio, merita di essere messa nelle condizioni di lavorare.” “Accogliamo con soddisfazione, ha detto il presidente regionale di Coldiretti Mauro Tonello le promesse fatte dal presidente Bonaccini, e per questo terremo monitorate le decisioni della Regione, affinché gli impegni presi davanti alla piazza gremita si trasformino in azioni. Solo i fatti potranno dare soddisfazione a Coldiretti e ai suoi associati”.

IL DISCORSO DI CROTTI-2

Oltre 2,3 milioni di euro di danni da animali selvatici subiti nell’ultimo anno dalle aziende agricole dell’Emilia Romagna. Sono questi i numeri per difetto della lotta quotidiana che gli agricoltori dell’Emilia Romagna conducono per salvare campi e allevamenti da animali ormai fuori controllo. Lo hanno denunciato questa mattina a Bologna migliaia di agricoltori di Coldiretti Emilia Romagna provenienti da tutta la regione, scesi in città per protestare contro l’abbandono in cui versa il territorio regionale che potrebbe peggiorare nei prossimi anni anche a causa di una proposta di legge dell’assessorato regionale all’Agricoltura che abbasserebbe gli indennizzi riconosciuti agli agricoltori che già oggi non coprono tutti i danni per colture e allevamenti. Secondo le stime di Coldiretti a rischio sono oltre 25 mila posti di lavoro, 18 mila dei quali nel solo settore degli allevamenti. Solo negli ultimi dieci anni – ricorda Coldiretti – in Emilia Romagna hanno chiuso oltre 1.500 allevamenti bovini, passando dalle 5.000 stalle del 2005 alle 3.500 del 2015. In sofferenza soprattutto gli allevamenti di pecore e capre: in soli 6 anni, tra il 2010 e il 2016 hanno chiuso oltre 700 allevamenti (–23 per cento), passando da 3.306 a 2.554. A rischio – spiega Coldiretti regionale – sono innanzitutto gli allevamenti di pecore e capre colpiti da lupi e da cani rinselvatichiti che solo nell’ultimo anno hanno ucciso oltre 300 pecore, ma non mancano i danni indiretti per gli allevamenti bovini a causa di danni alle colture foraggere e ai cereali, e per i prodotti frutticoli, sottoposti tutti i giorni agli attacchi degli uccelli, e a molti prodotti orticoli danneggiati dalle nutrie.

Le colture di mais, grano e foraggere sono danneggiati soprattutto da cinghiali, ormai fuori controllo. Branchi di questi animali scorrazzano indisturbati nei campi danneggiando i cereali e i prati-pascolo rendendo inutilizzabile il foraggio, alimento fondamentale per gli allevamenti che producono Parmigiano Reggiano per cui fondamentale è l’utilizzo di foraggere provenienti dal territorio regionale. I danni da cinghiale indennizzati nell’ultimo anno hanno superato i 700 mila euro di valore, un dato inferiore ai reali danni prodotti da questi animali. Anche perché la loro rapida diffusione su tutto il territorio crea situazioni di pericolo perfino sulle strade. Secondo i dati dell’Asaps, Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale, nel 2015 ci sono stati in Italia 214 episodi gravi di incidenti di animali stradali, di cui 171 con animali selvatici, in cui hanno perso la vita 18 persone e 145 sono rimaste ferite. La situazione dei danni è grave anche per la frutta sottoposta agli attacchi degli uccelli. Corvi, storni, ghiandaie, piccioni procurano danni per 500 mila euro. Un discorso a parte meritano le nutrie, animali completamente estranei al territorio dell’Emilia Romagna che hanno ormai colonizzato più dei due terzi del territorio regionale (71%), fino a raggiungere, secondo le stime di Coldiretti regionale, il rapporto di una nutria ogni cinque abitanti, con danni diretti alle colture agricole (foraggi e ortaggi, soprattutto cocomeri e meloni) per 173 mila euro. I danni più rilevanti provocati da questi animali riguardano però gli argini dei canali e dei fiumi, provocando smottamenti e causando esondazioni che mettono in pericolo anche mortale persone e abitazioni (vedi l’esondazione del fiume Secchia a Modena nel 2014). “Controllare la diffusione degli animali selvatici – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – è un imperativo per la tutela dell’ambiente e del territorio perché mettono a rischio anche la biodiversità. Chiediamo perciò alla Regione efficaci politiche di controllo della diffusione di animali selvatici per la tutela delle imprese agricole e del territorio”.

BUROCRAZIA EMILIA ROMAGNA: 100 GIORNI ALL’ANNO RUBATI ALL’ATTIVITÀ AGRICOLA PER ADEMPIMENTI INUTILI

Ci vuole più di un anno per vedersi liquidare i danni da animali selvatici, più di tre mesi per ottenere la qualifica di Imprenditore agricolo e molti mesi per le pratiche edilizie in agricoltura. Sono solo alcuni degli esempi di burocrazia inutile che hanno spinto migliaia di agricoltori insieme con i loro trattori a scendere in piazza davanti alla Regione Emilia Romagna. Insieme con la necessità di prevenire e controllare i danni da animali selvatici, la semplificazione è stata la principale richiesta fatta dagli agricoltori che vogliono eliminare gli adempimenti burocratici superflui, che tolgono all’attività d’impresa 100 giorni di lavoro all’anno e che si traducono in una perdita di competitività nei confronti dei colleghi di altre regioni e dei concorrenti stranieri.

Con la riforma “Del Rio” che ha azzerato le Province – spiega Coldiretti Emilia Romagna – diventa fondamentale accelerare i processi di semplificazione dando attuazione al principio del “silenzio assenso” previsto dall’articolo 11 della Legge Regionale 19 del 2011. Una norma che da cinque anni è rimasta disattesa per provvedimenti importanti come, tra gli altri, l’assegnazione del carburante agricolo, i risarcimenti danni animali selvatici, la qualifica di imprenditore agricolo professionale, l’iscrizione nell’elenco degli operatori agrituristici, l’autorizzazione unica ambientale per gli allevamenti, i permessi per costruire le strutture agricole. “Semplificazione della burocrazia inutile e norme per il territorio che mettano gli imprenditori agricoli in grado di competere sia con i loro colleghi di altre regioni, sia con quelli del resto d’Europa sono fondamentali per lo sviluppo delle nostre aziende” ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello.

Lentezze e ritardi, per non dire immobilismo, dell’assessore all’Agricoltura, caccia e Pesca, Simona Caselli aggravano sempre di più la situazione. Solo nell’ultimo periodo – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – c’è stato un lungo ritardo nell’assegnazione dei fondi del Piano regionale di Sviluppo Rurale per quanto riguarda i finanziamenti destinati alla lotta integrata. L’assessorato Agricoltura – afferma Coldiretti – fino a un mese fa aveva annunciato di voler pagare per la lotta integrata solo il 25 per cento delle domande, lasciando fuori 3 domande su 4, nonostante ne avessero i requisiti. “In una Regione che pretende di essere tra le più green d’Europa anche il minimo ritardo è inaccettabile – commenta il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – soprattutto in un settore che produce alimenti di eccellenza, molti dei quali competono con il resto d’Europa e con il mondo, come dimostra il record di 5,8 miliardi di esportazioni raggiunti dal settore agroalimentare regionale”.

Nel mirino degli agricoltori c’è anche la necessità di rivedere le zone vulnerabili ai nitrati. Dopo la presentazione all’inizio del 2015 dello studio dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) che ha scagionato definitivamente gli allevamenti, accertando finalmente la responsabilità nell’inquinamento delle acque sotterranee da parte anche di settori diversi dalle attività agricole, l’assessore regionale all’Agricoltura, dopo aver dichiarato l’impegno “per una maggior flessibilità nelle pratiche agronomiche, alla deroga ai carichi di organico nelle zone vulnerabili e ai periodi di divieto”, invece di predisporre immediatamente una nuova perimetrazione, con la conseguente modifica delle zone vulnerabili ai nitrati, non ha praticamente fatto più nulla.

“Non possiamo – dice Tonello – perdere ulteriore tempo: se vogliamo tutelare davvero l’ambiente e sostenere i prodotti di elevata qualità dell’agricoltura, non possiamo più chiedere soltanto alla zootecnia di addossarsi oneri e vincoli che dipendono da attività diverse. È necessario che l’Emilia Romagna presenti sollecitamente a Bruxelles una proposta di modifica delle aree con un nuovo piano che tenga conto delle nuove fonti di inquinamento non agricole come comprovato dallo studio Ispra”.

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