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Il convegno

Approvvigionamento idrico: «Il Consorzio di Bonifica responsabile dello sviluppo agroalimentare»

Macfrut 2022: anche il Consorzio di Bonifica di Piacenza ha partecipato al dibattito sulla sostenibilità idrica e la coltura del pomodoro da industria. «Efficientare l’esistente e creare nuove opere sostenibili»

Terminata la trentanovesima edizione del Macfrut - fiera internazionale dell’ortofrutta - dove i consorzi di bonifica insieme ad ANBI (Associazione dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) nazionale e regionali hanno avuto uno spazio espositivo dedicato ad appuntamenti?istituzionali, convegni tecnici, dimostrazioni in campo e iniziative rivolte alle scuole. 

Ad intervenire al workshop legato alla sostenibilità idrica e al pomodoro da industria il Prof. Stefano Boccaletti della Facoltà di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali dell’Università Cattolica di Piacenza: «La crescita dell’importanza della coltivazione del pomodoro è data da fattori tecnici e soprattutto dall’evoluzione del mercato di trasformazione e dall’incremento dei consumi. A destabilizzare il settore, la riduzione delle superfici, l’aumento dei costi di produzione, la siccità ricorrente, l’inasprimento della competizione sul prezzo e i possibili mutamenti nella geografia mondiale».  

A seguire il Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza Luigi Bisi: «Il pomodoro ha portato un valore economico determinante sul nostro territorio dove è stata sviluppata un’intera filiera a monte e a valle delle aziende agricole. Alla base del sistema, insieme alla terra, l’acqua. Per questo dobbiamo sentirci la responsabilità di essere il motore economico dello sviluppo agroalimentare piacentino dando ai territori la possibilità dell’approvvigionamento idrico anche grazie a finanziamenti che ci mettano nelle condizioni di efficientare l’esistente e creare nuove opere sostenibili a vantaggio delle generazioni future. Da anni, come Consorzio, stiamo smettendo di ragionare sull’emergenza per dar spazio alla programmazione e, grazie all’ufficio progettazione interno, abbiamo raccolto le esigenze idrauliche del territorio a cui hanno fatto seguito progetti in corso di realizzazione e in attesa di finanziamento».  

La parola poi al Presidente del Consorzio della Bonifica Parmense Francesca Mantelli: «Se chiedessimo ai grandi imprenditori della filiera del pomodoro qual è la loro più grande preoccupazione, in un momento in cui di difficoltà ce ne sono tante, loro risponderebbero che è quella del rimanere senza disponibilità idrica e questo ci mette di fronte a una consapevolezza e una responsabilità che oggi sentiamo nostra e alla quale dobbiamo rispondere». 

Le conclusioni al Presidente di ANBI Francesco Vincenzi: «Non ci rendiamo ancora bene conto di quello che sta accadendo e non possiamo più dare nulla per scontato partendo dalla pianificazione della semina e del raccolto ma soprattutto – insieme ai consorzi - di quelle che sono le disponibilità idriche e gli effetti del cambiamento climatico in atto. Abbiamo la necessità di aumentare le sensibilità e accelerare sulle condizioni favorendo gli investimenti in infrastrutture irrigue per rispondere ad esigenze sociali, occupazionali, ambientali e produttive e dobbiamo farlo facendo sistema con le istituzioni. A spiccare ora il Piano Laghetti che Anbi ha proposto con Coldiretti e che prevede 10.000 serbatoi medio-piccoli in pianura e collina da realizzare entro il 2030 su base nazionale». 

Hanno partecipato al dibattito anche il responsabile dell’Acqua Campus del CER Domenico Solimando e il Presidente del Consorzio per la Bonifica della Capitanata portando rispettivamente l’esperienza del Consorzio di secondo grado per il Canale Emiliano Romagnolo e quella della provincia di Foggia.  

L’Italia – per quanto riguarda il pomodoro da industria - è il primo produttore europeo e il secondo mondiale dopo la California. Nel distretto del Nord la produzione annua arriva a toccare il 50% del totale nazionale e interessa 36 mila ettari. E, in questo contesto così sviluppato e redditizio, Piacenza mantiene il primato produttivo con 10 mila ettari coltivati e una Produzione Lorda Vendibile di 80 mil euro in grado di generare in commercio circa 400 milioni e occupare una filiera produttiva di oltre 4 mila persone (stabilmente o stagionalmente). 

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