Artoni di Caorso, Borotti (Uil): «Cambio d'appalto, a spasso in 27»

La denuncia di Borotti (Uil): «Allo stabilimento logistico Artoni di Caorso a causa di un cambio di appalto, una trentina di lavoratori sono rimasti senza posto e in attesa di stipendi arretrati»

La situazione dei lavoratori che operano all’interno dello stabilimento logistico Artoni di Caorso presto potrebbe finire all’attenzione di un tavolo tecnico convocato dalla Provincia, che i sindacati paiono intenzionati a chiamare in causa. Una trentina di lavoratori rimasti senza posto, con qualche arretrato sulle spalle e per cui non c’è stata la possibilità di tentare di ricorrere agli ammortizzatori sociali.

E’ questa la situazione venutasi a creare all’interno dello stabilimento logistico Artoni di Caorso. A denunciare l’accaduto è il segretario provinciale della Uil Massimiliano Borotti, che fa luce su un cambio di appalto, portato avanti senza una corretta comunicazione sindacale, a risentire dei cui effetti ora sono i soci lavoratori della cooperativa Dl.

Alla fine dello scorso anno, dopo le denunce dei mesi precedenti riguardo il comportamento della cooperativa Dl, che non avrebbe applicato correttamente il contratto, tra le altre cose punto di vista retributivo, sindacati, il Consorzio Cecis (che ha un appalto per il personale all’interno di Artoni), e la coop Dl si erano riuniti attorno al tavolo in più incontri destinati a fare il punto della situazione, che avevano anche permesso di chiedere rassicurazione sulle voci relative alla difficoltà nel trovare un accordo con Artoni per il rinnovo del contratto di appalto.

Il consorzio, la coop e il consulente del lavoro chiamato ad assistere la parte datoriale avevano offerto rassicurazioni, solo a parole, precisando prima che la scadenza sarebbe stata a giungo e poi che, in realtà, èra già stato formalizzato un accordo sul rinnovo. Al termine degli incontri si era trovata un’intesa affinché consorzio e coop inviassero una bozza di accordo sulle relazioni sindacali, in modo da intavolare un metodo di relazioni. Nella casella di posta delle organizzazioni, però, non è stato recapitato nulla.

Nel frattempo, come fa sapere il segretario della Uil, è arrivata comunicazione ufficiale del mancato accordo per il rinnovo, mentre Artoni ha ufficializzato il cambio di appalto a partire dal 5 marzo. In base agli accordi, a subentrare dovrebbe essere la cooperativa di Parma “La Giovane”. Con la medesima comunicazione, Artoni offriva disponibilità per un incontro di verifica della situazione con le organizzazioni sindacali. Invito benaccetto (tant’è che i sindacati hanno inviato risposta scritta), peccato che l’azienda si sia poi resa irreperibile, senza offrire date per un incontro.

«Abbiamo provato a chiamare, ma – conferma Borotti – nessuno ha risposto». Le ultime novità sono che Artoni ha inviato una lettera ai lavoratori-soci della coop Dl per comunicare l’anticipo al 27 febbraio del cambio di appalto e che quindi i circa 27 dipendenti possono restare a casa perché arrivano le nuove maestranze. Dal 29 è scattata la lettera di licenziamento consegnata ai lavoratori dalla coop Dl.

I sindacati si trovano ora nella situazione di dover tentare di recuperare una situazione difficile per i lavoratori, rimasti senza posto, con arretrati da incassare, posizioni contrattuali non sempre rispettate e la mancanza di procedure per il ricorso agli ammortizzatori sociali. «Le norme - spiega Borotti - prevedono la responsabilità solidale. Per questo, se la cooperativa non dovesse versare il dovuto ed i ragazzi non dovessero ricevere lo spettante, valuteremo la situazione per capire se ci siano o meno gli estremi per ritenere Artoni responsabile e chiedere loro i soldi».

Per riallacciare i rapporti si era pensato di chiedere la convocazione di un tavolo da parte di Confindustria. Anna Maria Artoni, vicepresidente delegato di Artoni group spa, azienda di famiglia, leader nazionale nel settore dei trasporti e della logistica, è stata infatti per ben due mandati presidente di Confindustria Emilia Romagna. Stranamente, però, a quanto pare, lo stabilimento di Caorso non è associato all’Aquilotto del Cheope. L’unica soluzione percorribile, a questo punto, sembra quella di chiedere l’apertura di un tavolo da parte della Provincia. «Non chiediamo cose al di fuori del contratto e siamo responsabili, ma – conclude Borotti - non vogliamo farci prendere in giro».

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