Auto malandate che “passano” la revisione, Quattroruote fa un test anche a Piacenza

Indagine del mensile “Quattroruote” anche a Piacenza, oltre a Milano, Pavia e Cremona: quattro auto non a posto passano i test

Quattro auto piuttosto malandate al punto da non essere in grado con danni tali da non permettere di superare la revisione e quattro centri su sei che, invece, le hanno promosse senza sollevare obiezioni: Quattroruote torna a denunciare come i controlli tecnici periodici siano spesso effettuati con eccessiva disinvoltura nelle officine autorizzate a questa attività pubblicando, sul numero di luglio, i risultati di un’indagine effettuata sul campo in incognito.

Una Fiat 500 del 2012, un’Alfa Romeo 159 Sportwagon del 2010, una Mazda 3 del 2004 e una Mazda 5 del 2012 sono le protagoniste del servizio: ai loro difetti iniziali i tecnici del Centro prove di Vairano della rivista hanno provveduto ad aggiungere carenze evidenti così da renderne inevitabile la bocciatura. Le auto sono poi state portate per il controllo periodico a sei centri privati di revisioni tra Milano, Pavia, Piacenza e Cremona per l'effettuazione dei test.

I difetti delle vetture erano importanti ai fini della sicurezza: freno a mano inefficace, luci e indicatori di direzione non funzionanti, fari anteriori orientati malamente (così da poter abbagliare gli altri guidatori, pressione dei pneumatici insufficiente, persino una marmitta bucata. Ciononostante, in quattro officine su sei non sono state sollevate obiezioni: soltanto in una officina di Rozzano e in una di Piacenza due auto sono state immediatamente respinte, mentre nelle altre la promozione è stata immediatamente ottenuta.

Non basta: in un centro di Vigevano (Pavia), dopo che la Fiat 500 “smarmittata” era stata promossa a seguito di un esame durato pochi minuti (invece dei 20-30 necessari per un controllo a regola d’arte), non è stato rilasciato alcun certificato di revisione, né la ricevuta fiscale per l’importo versato (70 euro, contro i 66,88 previsti dalla normativa in materia). A Cremona, invece, sia la Mazda3 sia l'Alfa 159 Sportwagon, dopo aver superato la revisione al primo colpo, hanno ottenuto regolari ricevute fiscali e certificati.

Segni di un malcostume diffuso, che Quattroruote aveva denunciato già nel 1998 e che non accenna a scomparire, come conferma con rammarico alla rivista il responsabile nazionale della Cna autoriparazione, Franco Mingozzi: “C'è un numero eccessivo di pecore nere”, ha dichiarato, “così l'utenza ha l'impressione che nella generalità dei casi si lavori in modo scorretto. E questo, per professionisti dell'autoriparazione delegati dallo Stato ad autorizzare la circolazione dei veicoli più anziani, è inaccettabile”. A suo parere, a “barare” sulle revisioni non sono in pochi: “Il 10-15% del totale dei centri, ma, se si aggiunge chi chiude un occhio, si arriva al 30%”. Vuol dire che, in media, considerando che in Italia si contano 8.805 centri di revisioni privati autorizzati, un centro su tre opera irregolarmente: un esercito di 2.600 pecore nere.

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La diffusa disinvoltura è confermata anche dallo scarso rispetto delle misure anti-Covid: al netto di un centro di Cremona, dove agli inviati di Quattroruote è stata misurata la temperatura corporea, in nessuna delle altre officine è stato imposto il corretto distanziamento, né tantomeno è stato eseguito un trattamento di sanificazione sulle vetture, nemmeno quello più superficiale di maniglie, volante e pomello del cambio.

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