La cooperazione in prima fila per la valorizzazione del made in Italy

Ne ha trattato Enrico de Corso, direttore di Confcooperative Lombardia (con lui il funzionario Luca Opizzi) in una lezione riservata agli studenti della laurea magistrale in Food marketing e strategie commerciali promosso da Paolo Sckockai in Cattolica

Da sinistra Enrico de Corso e Luca Opizzi

La cooperazione che rappresenta un terzo del valore del comparto agroalimentare italiano, è da sempre protagonista per valorizzare le produzioni di qualità e per valorizzare ciò che viene prodotto dai propri soci ed il valore aggiunto che questo comporta. Ne ha trattato Enrico de Corso, direttore di Confcooperative Lombardia (con lui il funzionario Luca Opizzi) in una lezione riservata agli studenti della laurea magistrale in Food marketing e strategie commerciali promosso da Paolo Sckockai in Cattolica di Piacenza. De Corso ha precisato le differenze che sussistono tra cooperazione ed imprese private ed ha precisato i diversi settori in cui operano: sociale, lavoro e servizi, abitazioni ed agroalimentare (tanto per citarne alcuni) che concerne tutta la filiera, dalla produzione alla trasformazione. Quest’ultimo settore riguarda non solo i principali settori, ovvero lattiero-caseario, ortofrutta e vino, ma anche i mezzi tecnici per l’agricoltura ed in particolare il ruolo dei Consorzi agrari.

“La trasformazione dei prodotti di qualità significa un maggior dividendo per i soci, ma oggi il settore deve fare i conti con numerose variabili per cui diventa sempre più complesso gestire le cooperative che devono fare i conti con un mercato molto più diversificato e globalizzato che ha a che fare anche con speculazioni finanziarie, politiche monetarie, ma anche l’e-commerce, le modalità distributive e, non ultimo, il complesso rapporto con in consumatori a cui va adeguatamente comunicato il valore aggiunto dei prodotti”

Una gestione aziendale dunque sempre più complessa, con le coop che servono a dare risposte alle imprese agricole socie ed a valorizzare la produzione del made in Italy, gli stessi compiti ad esempio dei Consorzi di tutela. «Un settore - come ha evidenziato Luca Opizzi - con “numeri” importanti: sono quasi 5mila quelle operanti in Italia per un valore di 35 miliardi di fatturato e circa 10mila addetti suddivisi tra carne, ortofrutta, latte, vino e servizi». Da sottolineare anche il ruolo strategico che la cooperazione agroalimentare gioca nella valorizzazione dei prodotti made in Italy, tanto in Italia quanto sul mercato estero: le imprese cooperative, infatti, lavorano materia prima che per il 74% è di provenienza locale, per il 24% nazionale e solo per il 2% estera. 

«Questo è possibile - ha spigato il direttore di Confcooperative Lombardia - grazie al forte legame che le imprese cooperative hanno con la propria base sociale di agricoltori. Oggi la quota prevalente degli approvvigionamenti di materia prima delle cooperative è costituita dai conferimenti dei propri soci, come evidenzia il grado di mutualità pari in media all’83%».

Insomma le cooperative agroalimentari rappresentano un baluardo della difesa del made in Italy. Mentre su etichette ed origine è ormai un corso un acceso dibattito che rischia anche di spaccare la filiera su alcuni prodotti, come la pasta, per il sistema cooperativo legame con il territorio, approvvigionamenti dai produttori locali, sostenibilità in tutte le sue declinazioni (economica, ambientale e sociale) sono nel Dna delle imprese. Il 99% della materia agricola lavorata arriva, infatti, dai produttori agricoli italiani e addirittura per il 74% gli approvvigionamenti sono a carattere locale, rappresentato da prodotti della zona dove opera la cooperativa.

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