Banche di territorio, da noi si fa il contrario che in Usa e Germania

La situazione del mercato del credito negli Stati Uniti e in Germania è esattamente al contrario che in Italia

Corrado Sforza Fogliani

È ben strano, questo mondo. Negli Stati Uniti il Presidente della Fed (ma altrettanto si fa in Germania) si preoccupa di raccomandare ai regolatori che le loro normative non pesino troppo sulle banche più piccole, “non responsabili della crisi”. Da noi (cioè, in Europa) la musica è tutta diversa. Proprio in questo momento è in atto un’ampia discussione negli ambienti dei banchieri e degli organi dell’Abi a proposito dei pesanti aggravi che deriverebbero alle nostre banche dall’applicazione di una ben definita normativa europea. Una normativa che peserebbe gravemente, anzitutto, sulle banche piccole e, quindi, sulle piccole e medie imprese per le quali il credito sarebbe più difficilmente praticato. Parliamo delle banche medio-piccole e delle aziende pure medio-piccole perché è risaputo che il credito per le grandi banche è più rischioso quando è a favore delle piccole aziende; il contrario, invece, per le piccole-medie banche: per le quali le difficoltà (per ragioni, anzitutto, di tradizione, di mission e di specializzazione nel settore) nascono invece nell’erogazione di credito alle grosse imprese.

La situazione del mercato del credito, dunque, è negli Stati Uniti e in Germania esattamente al contrario che in Italia. E al contrario è anche la situazione bancaria nei due Paesi anzidetti e nel nostro. Da una parte le piccole banche sono favorite, da noi sono combattute. Ci si è chiesti, anche in ambito Abi, se vi sia un – e quale possa essere il – motivo di una così differente politica. Le  tesi  che si possono avanzare sono  diverse (sono, anche e fra l’altro, ragioni di  concorrenza  nei confronti  delle  nostre  piccole e  medie  aziende da  parte  in   ispecie  di  altri  Paesi   europei). Personalmente ritengo però prevalente la tesi che vede dietro la manovra di distruzione delle banche territoriali italiane l’obiettivo, perseguito – senza dubbio – dalle banche d’affari, di instaurare in Italia un oligopolio costituito da poche banche incapaci poi (quand’anche lo volessero) di erogare il credito alle piccole e medie aziende. E’ la situazione che caratterizza oggi, del resto, il Sud Italia, dopo la scomparsa in quel territorio delle banche popolari (fatta eccezione per due zone in tutto della Sicilia e, sostanzialmente, delle Puglie, nelle quali – non a caso, la parte industrialmente più prospera del Sud – sono insediate 3 popolari).

L’instaurarsi di un oligopolio bancario in Italia è da noi un obiettivo perseguito da più anni, sia direttamente che indirettamente. Le crisi bancarie sono state risolte sostanzialmente rafforzando ulteriormente le grosse banche (per la grossa banca interessata, addirittura, ha fatto tutto lo stato, senza nulla lesinare e basta). Sempre nella stessa occasione le banche di territorio sono state esposte improvvidamente – per non dire volutamente – ad una gogna mediatica senza pari: e la gogna fu figlia di rilassatezza nei confronti dell’Europa (forse in cambio di benevolenza sulla legge di Bilancio per il 2016) e, addirittura, figlia anche della anticipazione dell’applicazione del bail-in per volontà italiana rispetto alla data stabilita dall’Europa per l’entrata in vigore della nuova normativa. Le banche di territorio sono state combattute, in particolare, con la riforma Renzi/Boschi contro le popolari. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e la grande finanza internazionale – sarà una coincidenza – non è certo ad esso contrario: si è estesa enormemente la presenza dei fondi speculativi internazionali – già notevole nelle grosse banche – pure nelle piccole banche, con diretta espulsione dei risparmiatori da queste ultime. Ci si lamentava di votazioni “bulgare” di migliaia e migliaia di azionisti (che, perlomeno, erano pressoché tutti italiani e risparmiatori singoli) e si è arrivati, col metodo seguito, a votazioni “bulgare” di qualche decina al massimo di rappresentanti dei fondi esteri e ad opera, in sostanza, di operatori stranieri.  Come si diceva, la vita è resa difficile alle banche di territorio non solo direttamente (come s’è visto) ma anche indirettamente. Si fa questo – e il pensiero del Presidente della Fed, di cui abbiamo detto, è la prova di quanto diciamo ed è più che esaustiva – attraverso regolamentazioni europee che si susseguono ad ogni piè sospinto continuamente superando (e smentendo) normative appena fatte; normative – poi - che non tengono in minimo conto il principio di proporzionalità (che, pure, è uno dei principii fondanti dell’Unione Europea). E la legislazione alluvionale (come Manzoni definì, è noto, quella – inutile e nociva – del ‘600) suscita per di più gelosie e senso di imitazione nel nostro Paese. Per cui, ad esempio, sui requisiti degli amministratori di banche (perfino chiedendo di valutare il tempo di percorrenza di un banchiere dalla zona dove risiede, o lavora, alla zona di riunione del consiglio di amministrazione o in cui opera la banca alla quale è interessato) si confrontano in questo momento normative Eba (organo creato in ambito europeo) e il nostro Mef, l’uno aggravando quanto l’altro – e il tutto reciprocamente – prevede. Ciò mentre la gente comune, preoccupata, constata che non si sono mai verificate tante crisi bancarie come da quando le banche sono sostanzialmente eterodirette anziché governate dai propri amministratori (che sono però chiamati a rispondere dell’andamento, quantomeno, del conto economico). Al punto che si fa avanti la richiesta che le spese di individuazione (e precauzionali) dei rischi dell’attività bancaria, non superino comunque il valore dei rischi stessi. Richiesta davvero eloquente! Quos vult perdere…? Forse il buon Dio non è ancora arrivato a questo. Ma, certo, nell’accidia opportunistica (o nell’insipienza) di molti banchieri, è anche  possibile  che  sia  vicino  a muoversi… Ma noi, almeno, non dobbiamo “perderci”: facendoci sentire e rappresentando, alle categorie interessate anzitutto, il mondo del credito che, nella loro completa assenza, stanno preparando per le loro aziende e per i loro figli.

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