«Bayer-Monsanto, un monopolio che non piace e che mette a rischio il futuro dell’agricoltura»

Consorzio La Carne che Piace, il presidente Maloberti: «Agribusiness mondiale di sementi, fertilizzanti e pesticidi nelle mani di un potentato economico.Molte aziende potrebbero chiudere perché non potrebbero reggere i prezzi concorrenziali»

​«Non è una buona notizia l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer. La nascita di questo colosso, pagato 57 miliardi di dollari (66 se si considerano i debiti), rischia di mettere in ginocchio l’agribusiness mondiale e pone seri dubbi sull’efficacia e la trasparenza di ciò che verrà prodotto in agricoltura». E’ severo il commento di Paolo Maloberti, presidente del Consorzio La Carne che Piace.

«Non siamo contro il libero mercato - ha spiegato Maloberti - ma i dubbi che pone questa acquisizione li abbiamo noi, ma anche tanti altri esperti del settore. L’azienda tedesca, ora, detterà legge a livello mondiale nella produzione di fertilizzanti, pesticidi, sementi». Maloberti riprende un passo di Josè Bové - il politico francese, eurodeputato, figura di spicco nella lotta contro il mercato globale e il neoliberismo sfrenato - intervenuto a Terra Madre Salone del Gusto: «La fusione recente tra Bayer e Monsanto è un esempio gravissimo perché siamo di fronte alla creazione di un’azienda gigantesca che controlla allo stesso tempo semi, fertilizzanti, erbicidi, pesticidi … e medicine per curarne le eventuali conseguenze sulla salute umana».

Il Consorzio piacentino, ricorda Maloberti, si batte da sempre per sostenere la biodiversità, la salubrità, la qualità, il benessere animale e l’identità della zootecnia piacentina: «I nostri allevatori fanno i salti mortali per garantire un prodotto sano, sicuro e buono. E questo a dispetto di una tassazione indecente, di una burocrazia che calpesta la dignità e il lavoro e di norme europee che farebbero perdere la pazienza a un santo. Aspetti che contribuiscono in modo importante a ridurre il reddito degli allevatori».

L’acquisto di Bayer, poi, comprende anche una delle produzioni più contestate in Italia e in Europa: le sementi Ogm. «Contro gli organismi geneticamente modificati - sottolinea Maloberti il Consorzio si è sempre battuto e non accetterà mai di nutrire gli animali con mais creato da sementi Ogm, di cui ancora oggi non si conoscono gli effetti sulla salute».

Creare un “mostro” del genere, riprende il presidente della Carne che Piace, «significa anche che il controllato assume nello stesso tempo il ruolo del controllore: come ha detto Bové si produce il fertilizzante e poi la medicina per curare eventuali effetti sulla salute. Senza parlare, poi, degli effetti economici nella dinamica di formazione dei prezzi. Intere aziende potrebbero venire spazzate via, perché di certo le piccole o medie imprese che producono ad esempio delle sementi o dei fertilizzanti non potrebbero competere con i prezzi del gigante tedesco. Insomma, anche il mercato subirebbe un duro colpo».

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