Pomodoro, Coldiretti auspica un cambiamento: «Non lasciamo le cose come stanno»

Il presidente di Coldiretti Luigi Bisi commenta la fase finale della campagna del pomodoro 2014: «Per il futuro del comparto occorre lavorare sulle scale di valorizzazione e sul ruolo delle OP»

All’avvicinarsi della fine della campagna del pomodoro 2014, Coldiretti fa il punto sulla produzione e sulle prospettive che il futuro presenta non solo agli attori della filiera ma a tutto il territorio piacentino da sempre fortemente vocato a questa produzione. Seppur con una campagna che, si stima, verrà chiusa con una produzione al ribasso del 15/16 per cento circa ed un sensibile aumento dei costi di produzione, il sistema Piacenza ha dimostrato di reggere portando a casa il prodotto nonostante le difficoltà di un’annata come questa. Inevitabile è però la delineazione di un quadro di riferimento che purtroppo rischia di veder compromesso il futuro del comparto per i prossimi anni. «Ci interroghiamo soprattutto sul rischio che, con questo modo di procedere - afferma Luigi Bisi, presidente Coldiretti Piacenza - le aziende che ad oggi sono rimaste deluse non continuino ad investire in questo settore e decidano, per le prossime campagne, di lavorare altri prodotti agendo inevitabilmente sui quantitativi che la nostra provincia garantisce e dunque sul ruolo che la stessa gioca nel distretto del nord, modello di riferimento che ha permesso alle industrie di programmare il lavoro ed alle aziende di svilupparsi». Per il potenziamento del settore, occorre lavorare sulle scale di valutazione che poi determinano la variazione di prezzo. «Una giusta scala di valorizzazione, prosegue Bisi, deve certamente tener conto delle modalità di lavoro e della qualità ma deve anche garantire un livello di variabilità del prezzo che sia adeguato».

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Da inizio campagna alla 37° settimana di raccolta, l’indice di pagamento ponderato è stato dell’89,13%; il che significa che gli imprenditori agricoli hanno ricevuto in media 1 euro in meno a quintale rispetto al prezzo definito dall’accordo interprofessionale: per il distretto del Nord, che conta una produzione di 24 milioni di quintali, significano 24 milioni di euro persi dal settore agricolo. «Occorre ridurre questa forbice - aggiunge Bisi - e fare finalmente quel cambiamento verso una vera valorizzazione del prodotto, altrimenti a perderci, nel lungo periodo, non saranno solo gli agricoltori ma tutto il sistema, dalle organizzazioni di prodotto alle industrie di trasformazione». «Siamo certi - conclude il presidente di Coldiretti - che le OP su questa partita, possano giocare un ruolo fondamentale in sede di contrattazione impegnandosi per scrivere nero su bianco le condizioni di base e contestualmente fissare una variazione massima sotto la quale non si possa scendere. Il rischio che non possiamo permetterci di correre è quello di lasciare ancora una volta le cose come stanno e chiedere agli agricoltori di affrontare una campagna, con tutti gli anticipi finanziari che gravano sugli stessi, con un’altissima variabilità nel prezzo corrisposto; sostanzialmente chiedendo loro di venir meno al ruolo di imprenditore».

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