Economia

Boom dell’export piacentino, anche grazie alla logistica

L'analisi congiunturale di "Piacenza Economia". Il nostro territorio dal 2011 al 2015 ha visto un 50% in più di export: bene in Europa e Nord Africa. Cresce il turismo: «È l'effetto ritardato di Expo»

Colnaghi, Rizzi, Silva e Parietti

Il boom dell’export aiuta a sistemare i numeri dell’economia piacentina, alle prese ancora con una crisi economica che morde tanti settori. La rivista telematica “Piacenza Economia”, a cui collaborano Provincia di Piacenza, Camera di Commercio e Università Cattolica, ha diffuso l’analisi congiunturale del primo semestre del 2016. 

«È un periodo complessivamente positivo – ha spiegato Antonio Colnaghi della Provincia -, dove le variabili che evidenziano fasi di crescita e recupero sono prevalenti rispetto alle criticità del nostro sistema economico. Industria e artigianato hanno registrato andamenti differenti tra il primo trimestre e il secondo trimestre del 2016: all’inizio segnali negativi, poi un recupero, ma siamo comunque indietro rispetto alla regione. Va meglio il commercio estero: siamo un territorio con una spiccata propensione all’internalizzazione. Abbiamo il miglior dato tra tutte le province dell’Emilia. Questi dati seguono un trend di medio-lungo periodo nel settore del commercio estero: siamo sempre superiori ai dati regionali e nazionali».

«Il commercio con l’estero sta andando bene: in particolare esportiamo macchinari e apparecchi meccanici, mezzi di trasporto, apparecchi elettrici ed elettronici. Va bene anche il tessile e abbigliamento, sono in controtendenza alimentare (-7%) e i metalli». Il forte sviluppo è dato dai mercati africani (Algeria ed Egitto), ma si stanno consolidando anche le esportazioni europee: diminuiscono i mercati in Asia e in America».

Meno bene i risultati per le imprese. «C’è un calo delle imprese attive. Le variazioni negative riguardano i settori dell’edilizia, piuttosto in crisi, ma anche nel manifatturiero, agricoltura e commercio. Crescono le imprese del terziario, soprattutto legate alla ristorazione e ai servizi alle imprese». I fallimenti sono diminuiti da 32 a 21 rispetto all’anno precedente: soffrono le imprese edili, ma c’è un recupero. «Meno bene il rapporto tra banche e imprese: gli impieghi calano e il rapporto impieghi-depositi è basso rispetto alle altre realtà provinciali. Però non stanno crescendo le sofferenze bancarie, c’è una diminuzione che è positiva».

EXPORT

«Dagli anni ’90, ancor prima, la crescita delle nostre esportazioni è migliore della crescita italiana – ha osservato il professor Paolo Rizzi della Cattolica -. Se le esportazioni erano 100 nel ’95, ora sono 400. Dal 2000 c’è stata una crescita impressionante. Dal 2011 siamo arrivati a 4 miliardi e mezzo di euro, la metà del Pil piacentino. Piacenza cresce nettamente di più di tutte le province della Regione: una crescita esplosiva. Dal 2011 al 2015 l’export è aumentato del 48,3 per cento. Cioè quasi il 50 per cento in più, mentre l'Italia in questo periodo è aumentata solo del 10%, e l'Emilia Romagna del 15%». Quanto pesa l’export sul Pil? «Il 49,5% della produzione piacentina va in esportazione, la regione è ferma a 42%, l’Italia a 28%. Una volta come provincia eravamo intorno al 25%, si diceva che le nostre aziende non sapevano rapportarsi con l’estero e ora ci superano solo Reggio Emilia e Modena, Bergamo, Arezzo, Vicenza, Siracusa».

Il boom da dove arriva? «Cresce molto l’Europa, l’Africa, un calo in Asia, medio Oriente e Oceania. I macchinari sono il settore più importante: oltre un miliardo di euro all’anno, è il 25,9%. Il tessile e abbigliamento sono il 20%, eppure non abbiamo molte imprese in questo settore, e lo stesso vale per i mobili». Come spiegare questi numeri allora? «Semplicemente perché sono merci che transitano a Piacenza grazie alla logistica e vengono esportate. Il boom va quindi "depurato" da ciò che arriva ai poli logistici di Piacenza, Castelsangiovanni e Monticelli. La logistica spiega una buona parte di questi dati esagerati. Andrebbe depurato sicuramente di un 25%, perché noi mobili e vestiti non ne produciamo. Parlando con i responsabili delle ditte di servizi doganali, non ci fermiamo solo a questi due settori. Grazie alla logistica esportiamo anche altro. Però è sempre business internazionale che rafforza i nostri rapporti con l’estero: siamo diventati un hub di esportazione anche grazie alla logistica». 

L'analisi del prof. Paolo Rizzi

TURISMO

«C’eravamo lasciati – ricorda Colnaghi - a fine 2015 con un quadro di luci e ombre. Il primo semestre 2016 vede dati positivi. Aumentano gli arrivi dell’11,3%, le presenze aumentano 14,6%. Sta crescendo anche la permanenza media del 3,2 per cento. C’è una crescita soprattutto nei mesi di marzo e aprile, nel capoluogo, nell’area vicina alla città, in Valtrebbia e Valdarda. Si fermano più persone negli alberghi, però per sempre meno tempo». «Sul turismo – ha aggiunto il direttore generale della Provincia Vittorio Silva – abbiamo un bilancio più che positivo: si può leggere un effetto tutto sommato ritardato della partecipazione a Expo. Le ricadute di quell’evento si stanno ripercuotendo adesso. Il 2016 deve i suoi dati a quella partecipazione».

LAVORO

«Sul mercato del lavoro – prosegue Colnaghi - si sono affievoliti gli effetti del Jobs Act. In particolare sugli avviamenti che calano di 1233 unità (-7,3%), e soprattutto sui nuovi posti a tempo indeterminato, che calano del 40%. Calano inoltre anche i contratti a progetto, mentre aumentano quelli a tempo determinato». Meglio il versante della cassa integrazione: sono state concesse un milione e 300mila ore in meno rispetto al 2015: nei sei mesi del 2016 vennero registrate 870mila ore. «Si è ridotta soprattutto nelle industrie meccaniche, nei metalliferi, in controtendenza invece commercio e carta-stampa-editoria». 

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