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La denuncia / Gossolengo

«Branchi di cinghiali banchettano nei campi di mais, servono sele-controllori notturni»

Gasparini: «Al lato pratico questi cinghiali li stiamo forse contando, ma non mi pare che li stiamo abbattendo»

Il presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini, vive e denuncia da troppi anni il dramma del proliferare incontrollato dei cinghiali riscontrato in prima persona anche nei propri campi. «La mattina del 25 aprile i campi in prossimità del ponte Paladini risultavano letteralmente arati dai cinghiali – spiega Gasparini – un simile danno a campi di mais seminati da poco è stato procurato da un branco costituito da non meno di dieci elementi. Non siamo in un vallone irraggiungibile della Valboreca, ma a Quartazzola di Gossolengo. Guarda caso, nei pressi del fiume Trebbia che come ribadiamo è l’“autostrada” dei cinghiali per scendere in pianura». Una considerazione riscontrata anche della cronologia delle positività alla Psa rilevate sulle carcasse dei cinghiali trovate a partire dalla montagna in progressione verso valle.

«In tutti i tavoli si propone di delimitare le zone, contare gli esemplari e depopolare. Persino nei distretti suinicoli che il Commissario vorrebbe istituire, dove si deve arrivare a zero cinghiali – spiega Gasparini - si inizia con il censimento. Al lato pratico - tuona il presidente degli agricoltori -questi cinghiali li stiamo forse contando, ma non mi pare che li stiamo abbattendo. Per lo meno non nella misura in cui sarebbe necessario. È triste pensare che il vero e più efficace fattore del depopolamento, parallelamente ai lupi che predano un po’ i piccoli, debba essere la peste suina».

Un tema rovente, quello della Psa, su cui Confagricoltura Piacenza non cessa di chiedere, in ogni sede, interventi subito. Al punto da ricevere anche l’attenzione dei media nazionali, tant’è che proprio il 25 aprile, a Tg1 Mattina, è andato in onda un servizio dedicato alla Peste Suina Africana in cui è intervenuta la componente di Giunta nazionale di Confagricoltura Giovanna Parmigiani, allevatrice suinicola piacentina, la quale ha fatto il punto sui gravi problemi che la malattia sta causando sotto il profilo commerciale alle carni dei suini e gestionale nell’operatività degli allevamenti, che hanno innalzato al massimo livello le procedure per il rispetto della biosicurezza. Si spera così di poter continuare a tenere la malattia fuori dalle porcilaie. «I suini allevati - ha sottolineato Parmigiani - sono perfettamente sani. Va inoltre ricordato che la malattia non è trasmissibile all’uomo in alcun modo, ma è mortale ed estremamente infettiva per i suini».

Fa riflettere il recente comunicato dell’Associazione Nazionale Libera Caccia - sezione Provinciale di Piacenza che denuncia la gravità della situazione mettendo a nudo alcune criticità che rendono inefficaci gli abbattimenti. «Tutto questo non è sicuramente da imputare ai cacciatori bio-regolatori che hanno frequentato corsi, abilitato cani, sostenuto una formazione specifica in materia di bio-sicurezza, speso soldi per adeguarsi alle restrizioni imposte dall’arrivo della Psa e si sono da subito messi a disposizione per contribuire ad arginare la diffusione e l’avanzata della malattia. – riporta il comunicato - Ad oggi la caccia al cinghiale, intesa come quella tradizionale, è sospesa e lo sarà per i prossimi 3\4 anni; ci si domanda: Ma allora per quale motivo i cacciatori che praticano solo questa forma di bio-contenimento, e che ora si chiamano bio-regolatori, sono costretti ad iscriversi ad uno o più Atc, sobbarcandosi i costi non propriamente trascurabili dei tesserini per svolgere battute di eradicazione del cinghiale? Le azioni di riduzione della presenza dei suidi selvatici sul territorio, a fronte di un’emergenza economica e sanitaria così grande, non sono più da considerarsi azioni di pubblico servizio?».

Nell’incontro ad Alessandria del 23 aprile, a cui hanno preso parte gli allevatori piacentini, il Commissario ha ipotizzato di prevedere un’assunzione trimestrale dei cacciatori (bio-regolatori) come volontari, in analogia ai volontari della protezione civile, proprio per assolvere a questo compito. Gli allevatori piacentini a livello locale hanno anche ritenuto utile contribuire direttamente alle spese che gli Atc sostengono per gli abbattimenti e per gli stoccaggi. «Deve funzionare, come nel caso in essere, la segnalazione puntuale degli agricoltori e, oltre a quanto si sta già facendo, vanno intensificate le azioni di abbattimento reintroducendo i sele-controllori notturni che agiscano, per l’appunto, di notte, – aggiunge Gasparini - specialmente nelle zone pianeggianti come quella in questione, se vogliamo salvare campi ed aziende». «Facciamo un appello – concludono i due dirigenti di Confagricoltura – chiedendo al più presto un incontro con il presidente della Regione Emilia-Romagna Bonaccini per affrontare il problema degli abbattimenti a rilento che sta caratterizzando in negativo la nostra regione rispetto alle altre limitrofe, dove i piani di depopolamento stanno dando risultati positivi. Perché da noi non è così?».

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