Campagna del pomodoro 2013 ormai terminata: rese ridotte del 20 per cento

Con gli ultimissimi conferimenti in atto in questi giorni, si è ormai conclusa la campagna di trasformazione del pomodoro nel piacentino, caratterizzata da una stagione assai tribolata, iniziata con grave ritardo a causa dei trapianti lungamente procrastinati causa la pioggia. L'analisi

Con gli ultimissimi conferimenti in atto in questi giorni, si è ormai conclusa la campagna di trasformazione del pomodoro nel piacentino, caratterizzata da una stagione assai tribolata, iniziata con grave ritardo a causa dei trapianti lungamente procrastinati causa la pioggia e perciò giocoforza proseguita per tutto il mese di settembre e la prima settimana di ottobre.

Le fabbriche nel corso della lavorazione, a causa delle problematiche di maturazione, sono sovente state costrette a pause, salvo poi dover affrontare, in altri momenti, la concentrazione nei conferimenti.

In settembre notevoli le difficoltà di maturazione, pur con un prodotto sano da un punto di vista fitosanitario: le temperature piuttosto basse della notte, se hanno avuto il merito di esaltare gli aromi e profumi delle uve bianche, non sono certo stati ideali per il pomodoro, che in ogni caso si presenta di buona qualità, con rese medie, come ci ha riferito il tecnico responsabile di Asipo Afro Morsia, attorno ai 650 quintali, ma con una calo quantificabile attorno al 20 per cento rispetto allo scorso anno a fronte di una drastica riduzione degli ettari investiti, poco più di 7.000 ettari, rispetto ai 14.000 di qualche anno fa, per qualcuno segnale di una inarrestabile decadenza ma per altri è un positivo ridimensionamento più in linea con i mercati.

Non a caso, con gli obiettivi produttivi non raggiunti da nessuno (anche perché forse un po’ troppo ambiziosi), le scorte dello scorso anno saranno destinate ad esaurirsi rapidamente, unitamente al prodotto lavorato in questa campagna e pertanto già si guarda a quella del prossimo anno, tanto che tra gli “addetti ai lavori” circola già la voce che il prezzo per la campagna 2014 verrebbe definito con largo anticipo, un obiettivo del resto sempre annunciato, ma mai raggiunto.

Ma sarebbe indispensabile perché la parte agricola potrebbe finalmente programmare le proprie produzioni in modo mirato e questo è essenziale per una corretta gestione economica delle aziende, sempre più alle prese con un costante aumento di tutti i costi di produzione. Infatti il prezzo di 84 Euro a Ton. non ha certamente invogliato i produttori ed infatti il 15 % in meno rispetto lo scorso anno sembra avvallare questo abbandono verso culture più redditizie come mais e cereali, con il rischio della perdita di uno “storico” patrimonio di professionalità, anche se qualcuno ricorda che una parte dei produttori percepisce dalla Pac aiuti di sicuro interesse per le produzioni “storiche” pregresse, sostanzialmente un ulteriore incentivo a non produrre.

Sembra tuttavia che un aumento del prezzo del prodotto finito fino al 15 per cento sia inevitabile; resta da vedere quanto entrerà poi nelle tasche dei produttori che tuttavia, tramite le loro organizzazioni di prodotto, potranno, in sede di trattativa, far valere questi aspetti di mercato.

Si lavora ancora invece presso l’industria conserviera “Terre di San Giorgio”, ubicata  a Settima di Gossolengo, una struttura probabilmente unica in tutta la Regione, tra le poche in Italia che trasforma pomodoro biodinamico e biologico prodotto in azienda (oltre a quello di alcune biologiche locali) e che in questi ultimi anni ha conquistato importanti spazi di mercato in tutto il mondo.

“Prevediamo- spiega il titolare Matteo Gazzola- conferimenti ancora per circa 10 giorni; in questo caso le nostre soste nella lavorazione, incidono nei costi produttivi meno delle grandi strutture, ma anche noi dobbiamo lamentare una diminuzione, rispetto al programma di 50.000 quintali, attorno al 20-25 per cento. Per fortuna abbiamo potuto contare sul conferimento di qualche altro produttore bio, oltre a quelli aziendali ed il prodotto è di buona qualità.

Molto buone comunque restano le prospettive di mercato; non a caso, proprio quest’anno, grazie alle sempre più forti richieste del mercato statunitense, sono state potenziate le linee per pelato e cubettato in vasi di vetro, un pakaging particolarmente gradito in Usa, anche se si continuerà ovviamente con le rilavorazioni stagionali per produrre, oltre alla passata di pomodoro in vari formati, sughi pronti: pomodoro e basilico, melanzane, funghi porcini, zucchine grigliate, capperi e olive, arrabbiata, tutte con verdure prodotte in azienda e preparate in fabbrica, grazie ad una linea di macchinari per il lavaggio, il taglio e la cubettatura ed una per la grigliatura. Si acquista fuori solo il resto: olio extravergine di oliva, olive, capperi, funghi porcini, sale, pepe, peperoncino. Ma gli aumenti per tutta questa situazione, saranno inevitabili”.

Ora si dovrebbe dunque aprire, con largo anticipo, la partita per le programmazioni future ed in questo senso il Distretto del pomodoro potrebbe giocare un ruolo fondamentale, sempre che si riesca a “fare sistema” con tutta quanta la filiera.

Il pomodoro in cifre

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Calo del 12,8% (- 4.289 ettari) delle superfici effettive coltivate a pomodoro. Per la campagna 2013 le superfici effettive, coltivate dalle Op associate all’Oi, risultano essere pari a 29.175 ettari, rispetto ai 33.464 del 2012. Diminuito anche il numero dei produttori delle Op (- 217 produttori pari all’11,3% passando dai 1.912 del 2012 ai 1.695 di quest’anno), mentre resta sostanzialmente invariata la dimensione media per produttore (17,21 ettari nel 2013 a fronte dei 17,50 del 2012), il dato che forse conforta di più perché significa efficienza produttiva. Resta poi l’incognita per la campagna di trasformazione perché le raccolte saranno spostate di almeno 15 giorni e si spera in un andamento climatico favorevole a settembre, quando di solito negli anni precedenti, in campo si trovava ancora il 35/40% del prodotto e non il 60%.

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