Campagna pomodoro 2016: avvio regolare. «Prodotto per ora discreto, ma ogni giudizio è prematuro»

E’ iniziata da pochi giorni la campagna di trasformazione del pomodoro nel Piacentino: un avvio tranquillo in tutte le fabbriche, favorito dal bel tempo, con un prodotto che, si presenta discretamente buono, sano, senza marciumi, un po’ deficitario nel colore, caratteristiche dunque nella norma, considerando che si tratta delle varietà precoci e quindi ogni valutazione è da procrastinarsi nella prima quindicina di agosto quando la campagna entrerà nel vivo ed a pieno regime in tutte le fabbriche.

A Piacenza la situazione- commenta Afro Morsia tecnico di Asipo (5 milioni i quintali contrattati) - si presenta normale con produzioni che dovrebbero attestarsi nella norma per gli oltre 10.000 ettari coltivati (quindi come lo scorso anno), mentre è meno buona la situazione di altre province che sono state colpite da grandinate.

Ma su tutto pesa un contratto che non ha soddisfatto per nulla la parte agricola, ovvero 85,20 euro a tonnellata. Nella contrattazione i produttori avevano avanzato una richiesta di 89 euro la tonnellata, mentre le imprese della trasformazione ne avevano offerti 80, e da qui la rottura delle trattative perché le organizzazioni di prodotto avevano sostenuto che con quel prezzo non si sarebbero nemmeno coperti i costi di produzione e che le offerte degli industriale erano inferiori a quelle del 2015 (92 euro la tonnellata). Secondo l’industria, invece, il prezzo italiano è tutt’ora quello più elevato al  mondo: negli Usa, leader mondiale, le industrie pagano infatti il pomodoro 62 dollari la tonnellata, e in Spagna 73. Ma resta non adeguatamente valorizzata l’elevata qualità che il pomodoro piacentino è in grado di garantire alle fabbriche di trasformazione.

Sul prezzo finale sicuramente peserà anche la riduzione prevista per il 2016 delle superfici coltivate a pomodoro da industria in Italia che sono pari a 68.640 ettari, con una riduzione di oltre il 6% rispetto al 2015. Il calo si registra infatti prevalentemente nel bacino del Centro-Sud Italia - con particolare riguardo agli areali foggiano e casertano - che vede una riduzione degli ettari investiti, rispetto al 2015, del 13,70%.
Le superfici, invece, si mantengono più stabili nel bacino del Nord, dove si è avuta una crescita degli ettari di pomodoro biologico, che hanno raggiunto quasi il 5% del totale. Le avversità climatiche e le importanti problematiche fitosanitarie che, in modi e in tempi diversi, sembrano avere interessato tutti i principali areali produttivi, fanno ipotizzare, una riduzione delle produzioni superiore al 6%, anche in conseguenza ad un calo delle rese produttive.

“Dunque- come commenta anche Filippo Arata presidente di Asipo- aspettiamo un po’ a stilare giudizi, anche perché i precoci sono stati un po’ penalizzati da un giugno freddo e piovoso. Una campagna avviatasi in sordina e solo da pochi giorni e quindi è prematuro emettere giudizi. Ma su tutto- ricorda Arata- pesa un contratto che è meglio non commentare, con un prezzo di riferimento per nulla soddisfacente”.

Infatti se si considera che i pagamenti effettivi risulteranno ulteriormente decurtati,appare- è stato ribadito- un contratto non dignitoso per la parte agricola.

A suo tempo era stato da più parti sottolineato che non si sarebbero dovuto accettare le penali sui quantitativi conferiti oltre la soglia dei 25 milioni e mezzo di quintali potenzialmente prodotti dal bacino del Nord Italia.

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