Carne cancerogena, il consorzio Carne che Piace: «Attacco terroristico, noi i più controllati del mondo»

Maloberti: «C’è chi guadagna comprando all’estero carni provenienti da allevamenti dove non si conosce né il mangime né i farmaci usati, ma l’Oms e l’Europa non dicono nulla su questo e così si trovano bistecche o salumi a prezzi bassi nei supermercati»

«Dopo la mucca pazza e l’aviaria dei polli ecco un nuovo attacco alla carne con l’uso della terribile parola “cancro”». Non ci sta il Consorzio La Carne che Piace a questa nuova demonizzazione di un cibo che da millenni rappresenta il sostentamento proteico per eccellenza dell’uomo: la carne rossa. A questa l’Oms ha aggiunto le carni lavorate.
«L’allarme dell’Oms, e in particolare dell’Agenzia per la ricerca sul cancro Iarc, tra l’altro non dà risposte assolute - spiega Paolo Maloberti, presidente del Consorzio - perché parla di consumi eccessivi senza indicare le quantità. Sui metodi di cottura, barbecue o fiamme libere che aumenterebbero certe sostanze chimiche cancerogene, lo stesso Iarc dice che non ci sono, però, dati sufficienti per sostenere che la cottura agisca sul rischio di cancro. L’Oms parla di legame tra certe carni e il rischio di sviluppare un tumore. Insomma, nulla di definito». Gli italiani, ricorda Maloberti, mangiano circa 80 chili di carne a testa all’anno contro i 120 degli americani o degli australiani «perfino i francesi ne mangiano 10 kg più di noi». 
Quello che gli allevatori italiani sanno «è che l’Italia è la più controllata in Europa, dove la food safety è più alta che in ogni parte del mondo, anche se purtroppo i consumatori spesso lo dimenticano. Basta leggere le cronache dei convegni che vengono svolti, ad esempio, all’Università Cattolica su questi temi».

Maloberti, però, punta il dito oltre che contro l’allarmismo anche sull’alimentazione degli animali, sulle carni provenienti dall’estero e sulla Grande distribuzione. «I controlli veterinari e igienici sugli allevamenti e sui macelli - spiega Maloberti - sono quasi maniacali. Nessuno, però, controlla le partite di suini che arrivano da Paesi europei e non si sa come siano stati alimentati, che farmaci abbiano preso, ma che costano molto poco. Non tutti i prosciutti sono Dop. Da dove arrivano le cosce per produrli? Ancora oggi, ci sono Paesi dove si possono curare gli animali con farmaci che da noi sono stati aboliti da 30 anni. Da noi, inoltre, non si usano ormoni. L’Oms parla di affumicatura killer. Assaggino i salumi piacentini, trasformati solo con il sale e stagionati naturalmente. Altro che cancro».

Maloberti non ci sta e intravede un forte interesse economico dietro l’ennesimo allarme alimentare: «Su tutto questo, certa industria e certa distribuzione si arricchiscono pagando la materia prima a prezzi irrisori mettendo a rischio, invece, chi alleva bovini e suini di qualità, lavora con coscienza e non può accettare che la sua carne venga pagata al di sotto del costo di produzione. Come Consorzio, invitiamo i cittadini a consumare solo carne italiana e di qualità, magari mangiandone un po’ meno, ma essendo sicuri di trovare gusto e sicurezza nella bistecca che si ha nel piatto».

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