Carne: fondamentale per l’alimentazione dei bambini

La carne è fondamentale per l’alimentazione del bambino (oltre che per la madre in gravidanza), non solo per le proteine, ma anche per una serie di micronutrienti la cui insufficienza in queste fasi della vita, potrebbe avere conseguenze negative per il suo futuro

La carne è fondamentale per l’alimentazione del bambino (oltre che per la madre in gravidanza), non solo per le proteine, ma anche per una serie di micronutrienti la cui insufficienza in queste fasi della vita, potrebbe avere conseguenze negative per il suo futuro. Non solo: un uso moderato e pertanto corretto delle carni, è motivato da un effetto positivo sia sulla salute di tutti ma anche, nelle dovuto metodiche di allevamento, sulla salvaguardia dell’ambiente.

Aspetti importanti per una querelle tra favorevoli e contrari emersa con forza in questi ultimi tempi e che sono stati sviscerati nell’ambito di un convegno che si è svolto ieri, venerdì, a Palazzo Galli organizzato da Alsaf (associazione dei laureati in scienze agrarie e forestali di Piacenza) e l’Ordine dei medici di Piacenza.

Dopo il saluto del Presidente Augusto Pagani, il prof. Giuseppe Bertoni ha richiamato l’attenzione su ciò che le carni rappresentano nel rendere ottimale una dieta, nonché sui modi per escluderne possibili rischi: contaminazione chimico-microbiologica, eccesso di consumi ecc. “Sono aspetti- ha chiarito il prof. Bertoni- di competenza rispettivamente della classe medica e del mondo agricolo nel suo complesso”.

Il Prof. Leonardo Nanni Costa dell’Università di Bologna, ha trattato dei dati riguardanti una corretta stima dei consumi di carne, spesso inficiati dalla difficoltà di prevedere quanto giungerà nel piatto a partire dagli animali macellati, oppure dalla difficoltà di controllare il consumo reale dei singoli consumatori. “Da recenti esperienze emergerebbe infatti che  gli effettivi consumi vengono stimati in circa i 40 kg/anno per ciascun italiano, circa la metà di quelli comunemente riportati”.

Non meno significativo l’intervento del Dr. Marco Delledonne, Direttore del Programma di Sicurezza Alimentare dell’AUSL di Piacenza che ha parlato dei rischi da residui chimici, “assai limitati – ha sostenuto- grazie ai risultati dei controlli effettuati sul territorio nazionale. Anche la contaminazione microbiologica, pur essendo contenuta grazie ai capillari controlli effettuati, può essere ulteriormente minimizzata nei sui rischi se il consumatore è accorto nella fase di preparazione del cibo (refrigerazione, cottura adeguata ecc.)”.

Il Dr. Giuseppe Gregori, Pediatra di Piacenza, ha fatto precedere il suo contributo da un breve filmato sulla ormai diffusa contrarietà al consumo di carni, motivata dal sempre più diffuso amore per gli animali. “Circostanza per sé comprensibile- ha commentato- e che deve spingere a modi corretti di allevamento e di macellazione degli animali;  ma è necessario- ha puntualizzato- un corretto impiego delle carni nell’alimentazione del bambino (oltre che della madre in gravidanza), non solo per le proteine, ma anche per una serie di micronutrienti la cui insufficienza in queste fasi potrebbe avere conseguenze negative anche nel prosieguo della vita”.

La dott.ssa Mara Negrati, responsabile dell’Unità di Nutrizione Clinica dell’Ospedale di Piacenza, ha infine rimarcato le grandi evoluzioni osservate dal dopoguerra in poi e che hanno determinato prima un eccesso di consumi, quindi una non trascurabile avversione all’utilizzo delle carni da parte di vegetariani (e vegani). Queste ultime tendenze sono supportate da numerose motivazioni, fra cui quella che, sia pure con qualche difficoltà, sia possibile una dieta accettabile pur evitando la sola carne (vegetariani), soprattutto negli adulti.

“A parte ciò- ha spiegato la Negrati- un uso moderato (quindi corretto) delle carni è comunque motivato da un effetto positivo sia sulla salute che sulla salvaguardia dell’ambiente” A questo proposito è stato osservato che i consumi reali degli italiani, come emersi dalla relazione del Prof. Nanni Costa, sono assai vicini a quelli richiamati dalla dott.Negrati, a conferma che in Italia non si può parlare di eccessi, se non per singole persone.

                            

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