Cgil: «Bene l’export ma occupazione sempre più instabile»

La Cgil presenta i dati sull’economia e il lavoro in provincia di Piacenza

La Cgil ha presentato  i dati dell’osservatorio economico relativi al 2016. «L'andamento demografico – si legge nel documento che si basa sui dati Ires - registra un rallentamento a partire dal 2008, che abbiamo assunto come primo anno in cui gli effetti della crisi hanno inciso sugli andamenti demografici.  A partire dal 2012, invece, abbiamo per la prima volta un segno nettamente negativo. Anche nell'ultimo anno si conferma purtroppo tale tendenza, trainata proprio dal decremento della popolazione di origine straniera in età attiva che aveva determinato la crescita demografica negli anni precedenti la crisi.  Sembra inoltre che vi sia una tendenza per le fasce di età attive a spostarsi per ragioni lavorative, segnalando quindi una sofferenza nei confronti dell’offerta lavorativa esistente sul territorio.

Dal punto di vista macroeconomico, lo scenario che emerge dai principali indicatori è apparentemente contraddittorio. Da un lato, infatti, viene registrato un andamento positivo per quanto riguarda il valore aggiunto, l’andamento congiunturale e il saldo import-export. Dall’altro, invece, la demografia d’impresa sembra raccontare lo scenario di una crisi che ha messo in particolare difficoltà le aziende artigiane, le piccole imprese dei settori industriali più che del terziario. Una parziale spiegazione di questo fenomeno è legata all’effetto ritardante degli ammortizzatori sociali, che vedono nel 2016 una significativa flessione delle ore di CIG. Tuttavia, sembra che questo particolare andamento nasconda anche una trasformazione della produzione nel territorio della provincia di Piacenza. La crescita di valore aggiunto e delle esportazioni, infatti, appare concentrata in poche grandi aziende, ben inserite nel network globale della produzione e nei settori a più alto valore aggiunto. Si tratta, dunque, di un fenomeno che guarda alla crisi non solo come recessione, ossia come distruzione della produzione, ma come accelerazione di una trasformazione economica che da tempo colpisce l’economia globale e, conseguentemente, il territorio della provincia di Piacenza.

Infine, sul versante del mercato del lavoro, pur registrando un effettivo miglioramento nei tassi occupazionali, che si traduce in un lieve incremento della forza lavoro sul territorio della provincia di Piacenza, l’andamento complessivo, in particolare per quanto riguarda gli avviamenti, delinea il profilo di una crescente precarizzazione. In altre parole, il miglioramento delle performance economiche sembra essere sostenuto da un’occupazione sempre meno stabile, frutto anch’essa di una generale fragilità che caratterizza la fase economica che stiamo attraversando. In particolare, a crescere in maniera significativa negli avviamenti sono quelle posizioni che consentono al datore di lavoro di sollevarsi dalle proprie responsabilità, favorendo la moltiplicazione di quei contratti che esulano dal rapporto di lavoro subordinato tradizionale, come appunto il voucher, i contratti di prova, il lavoro in somministrazione o il lavoro autonomo.

Grazie al fatto che tale tendenza emerge con forza nell’ultimo decennio, possiamo ipotizzare che questo sia l’esito di un processo di trasformazione avvenuto durante la crisi. È, infatti, limitativo pensare all’effetto della crisi come limitato alla semplice distruzione del lavoro, ma diviene sempre più necessario focalizzare come questa abbia radicalmente trasformato il panorama occupazionale italiano. L’andamento degli ammortizzatori sociali, infine, ci spinge a riflettere sulla continuazione degli effetti della crisi anche in assenza di essa. Il dato, pur apparentemente positivo di una riduzione del monte ore, infatti, si infrange con la flessione della demografia d’impresa e con il crescere del processo di precarizzazione.

“Dal 2008 – ha spiegato il curatore dello studio Marco Marrone - nonostante il flusso d’immigrazione straniera, la crescita della popolazione si è prima arrestata e poi è calata. Abbiamo perso mille persone rispetto all’anno precedente: la decrescita riguarda soprattutto la montagna e la fascia d’età tra i 30 e i 40 anni: evidentemente si sono trovati costretti ad abbandonare il territorio”. Segnali incoraggianti dal mondo industriale nel 2016: dopo i primi due trimestri, c’è stata una seconda parte considerata in maniera positiva. “Gli ordini hanno registrato i dati più alti dall’inizio della crisi. Questo discorso non vale per il settore delle costruzioni, la cui domanda interna è ancora ferma. Laddove un settore punta sulla domanda interna, tende ad avere dati negativi. Chi si affida all’export, presenta numeri positivi”.  L’export vede infatti una crescita del 7%, maggiore rispetto alla media regionale. “Così come crescono del 3,5% le importazioni. Le performance più positive sono vini, agricoltura, pelle, abbigliamento, apparecchiature tecnologiche ed elettriche. Maggiore stallo per bevande, mobili, metallurgico”. “Il numero delle imprese – ha continuato Marrone - cala di 300 unità, legato a una fragilità di crescita legata all’export che premia solo determinate aziende”. Nel 2016 cala dell’l,2% il tasso di disoccupazione, effetto anche del calo demografico. L’occupazione infatti cresce di appena 200 unità. Cresce il tasso di occupazione del 2% (il 4% negli under 30, “elemento che non si vedeva da un decennio”).

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