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Marrone, Zilocchi e Bussacchini

Marrone, Zilocchi e Bussacchini

Cgil: «Boom di voucher e 600 lavoratori in meno rispetto al 2014»

L'osservatorio economico e occupazionale del Piacentino presentato dalla Cgil. Zilocchi: «Il Jobs Act non va a premiare quelli che erano gli obiettivi della Riforma: abbiamo 600 occupati in meno e i contratti precari trasformati in contratto a tempo indeterminato non coinvolgono giovani, ma cinquantenni»

«Si sta andando verso una stabilizzazione che, nel nostro territorio, non si traduce ancora in una crescita economica». L’andamento occupazionale ed economico di Piacenza e provincia non migliora. L’osservatorio sull’economia e il lavoro nella nostra provincia redatto da Marco Marrone di Ires per conto della Cgil, segnala una situazione ancora lontana da una ripresa economica. «I dati sono coerenti con quanto denunciato nell’ultimo anno dal nostro sindacato – sottolinea Gianluca Zilocchi, segretario provinciale Cgil -: le nuove normative del governo Renzi non hanno creato impatti positivi o aggiuntivi. Anzi, nel nostro territorio, tra i 25 e 34 anni, c’è un calo dell’occupazione del 3%. Il Jobs Act non va a premiare quelli che erano gli obiettivi della Riforma: abbiamo 600 occupati in meno nel Piacentino rispetto al 2014, e i contratti precari trasformati in contratto a tempo indeterminato non coinvolgono i giovani, ma i cinquantenni». Il sindacato denuncia l’esplosione dei voucher, che hanno ormai sostituito i contratti a progetto. «Tolgono posti di lavoro reali – afferma Marco Marrone, che ha curato l’indagine -: abbiamo calcolato un aumento del 63% in Emilia Romagna. Piacenza nel solo 2014 ne ha prodotti 430mila». Secondo la Cgil, il Jobs Act avrebbe portato a 150mila nuove assunzioni, mentre i voucher sostituirebbero quasi un milione di posti di lavoro veri e propri.

DEMOGRAFIA

La popolazione diminuisce dello 0,1% rispetto al 2014. I piacentini si trasferiscono altrove con più frequenza (+4% i flussi in uscita) e si arrestano le immigrazioni nel nostro territorio. A questo va aggiunto l’ormai tradizionale crollo demografico nelle zone di montagna. Preoccupa la presenza in della fascia d’età 35-39, crollata del 5,7%: sono proprio questi ad andarsene dal Piacentino. Anche gli stranieri decidono di andarsene all’estero: i dati sono triplicati. «La popolazione invecchia  - sottolinea Zilocchi – e non c’è ricambio nel mondo del lavoro».

ECONOMIA

La popolazione lavorativa è di 119.638 persone. Rispetto al 2014 Piacenza può contare su 600 lavoratori in meno, la maggior parte donne. I settori che hanno risentito di più sono il commercio (-12%) e l’industria (-5,6%). Cala il tasso di disoccupazione (-0,6%), ovvero coloro che sono in cerca di un’occupazione. Cala anche il numero di imprese: -0,8%, con addirittura -250 unità imprenditoriali individuali in meno. Crolla la cassa integrazione: -32%. Ma l’attività lavorativa, al termine dell’esaurimento del percorso, difficilmente riprende. Nel 2015 sono stati coinvolti da un minimo di 1400 a un massimo di 5600 piacentini. Nel 2014 furono tra i 4mila e i 15mila. Tiene l’export (+6%) rispetto al 4,4% del resto della Regione: oltre ai macchinari, si esportano elettromedicali, legno (+21%), pelle, informatica (+40%), alimentari (+13%), mentre calano abbigliamento (-10%) e metallurgia. Crescono anche le importazioni (+12%).

JOBS ACT

Una degli interventi simbolo del governo Renzi è da mesi nel mirino del sindacato rosso. «C’è stato un 44,8% in più – rileva Marrone – di contratti a tempo indeterminato: si tratta di contratti a progetto o di apprendistato trasformati. Non produce nuova occupazione ed ha un impatto solo nella fascia d’età 50-54 (+16%) 55-59 (+14%), mentre i 30-34enni registrano un -3,4% di contratti a tempo indeterminato siglati rispetto all’anno precedente». Secondo la Cgil il Jobs Act si sono trasformati i già assunti, ma non c’è stato alcun impatto nei confronti del mondo giovanile. I contratti a progetto si sono trasformati in voucher. «Il Jobs Act – commenta Marrone – è diventato una sorte di incentivo alle imprese, nient’altro».

VOUCHER

L’utilizzo dei voucher è esploso in Italia tra il 2014 e 2015: 115 milioni sono stati venduti solo nell’ultimo anno. L’Emilia Romagna è la terza regione nel Paese come uso e la sola Bologna ne stacca più di tutta la Calabria. Piacenza, in questo caso, è fanalino di coda in regione, ma ha visto – nel corso del 2014 – vendere 430mila voucher.  «In Emilia, a fronte di 12 milioni di voucher nel solo 2015 – commenta il sindacato – potevamo avere 36mila posti di lavoro in più. In Italia quasi un milione, a fronte dei soli 150mila posti a tempo indeterminato creati dal Jobs Act. È per questo che stiamo promuovendo una raccolta firme per il Referendum di modifica dello Statuto dei lavoratori: tra le richieste c’è anche quella di eliminare i voucher». 

L'osservatorio nel dettaglio-2

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