«Chi è escluso dall’economia e dalle prospettive preferisce votare gente con la sua stessa rabbia»

L’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli ha partecipato al Festival “Città Impresa” ripercorrendo il crac della Lehman Brothers di dieci anni fa e la crisi economica fino ai giorni

Ferruccio De Bortoli

Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera (oggi presidente di Longanesi), è stato l’ospite del penultimo incontro organizzato nell’ambito del Festival “Città Impresa”, andato in scena nella giornata del 14 settembre a Piacenza. In un dibattito in piazzetta Mercanti con Marco Mazzucchelli, presidente Kredietbank Luxembourg e condotto da Nicola Saldutti, caporedattore economia Corriere della Sera, De Bortoli ha ricordato il crac della banca americana Lehman Brothers, che ha dato il via – nel settembre di dieci anni fa – ad una parabola discendente dell’economia americana ed europea che ha visto momenti drammatici come, ad esempio, il fallimento della Grecia. «La lezione ultima della crisi economica del 2008 – ha spiegato l’ex direttore del Corriere durante il dibattito che ha visto tra il pubblico anche il sindaco Patrizia Barbieri - è che il rischio, nell'economia e nella finanza, c'è sempre. Anche spezzettando il rischio in tanti piccoli settori è comunque difficile eliminarlo. La finanza ha vissuto un’epoca di grande euforia prima di quel fatidico 2008, ma non poteva creare benessere per tutti, non può moltiplicare guadagni e allo stesso tempo eliminare i rischi. Si è andati avanti per troppo tempo pensando che non ci fossero rischi per nessuno. Ma arriva sempre un momento in cui si mette fine alla fase ascendente. E la finanza ha dato molte, troppe illusioni alle famiglie». De Bortoli ha toccato anche temi più politici. In America è emerso Donald Trump, in Europa altre figure – cosiddette “populiste” e "sovraniste" – si sono affermate negli ultimi anni. «C’è stata una forte reazione contro l’establishment - ha proseguito De Bortoli - il potere, la élite che sta meglio. La destra americana dei Tea Party ha avuto una reazione violenta nei confronti delle degenerazioni di Wall Street. Si è iniziata ad affermare e sostenere la “main street”, l'economia reale del centro e della periferia, rispetto all'economia di Wall Street. La stessa cosa è successa in Europa con la Brexit: il Referendum è diventato una lotta tra gli esclusi di quella economia che si sono rivalsi sull’economia globale. Non stiamo parlando di reazioni provenienti solo da destra. Negli Stati Uniti il movimento “Occupy Wall Steet” è arrivato da sinistra. La rabbia contro l’establishment accumunava sia il candidato Bernie Sanders (sconfitto da Hillary Clinton alle Primarie dei Democratici, nda) che Trump. È curioso comunque che gli americani abbiano scelto come leader di questa rabbia e come presidente uno molto dentro all’establishment come Trump». Il discorso poi si è spostato sulle banche di casa nostra. «Non c'eravamo resi conto della gravità del problema bancario italiano. C'è stata una percezione diversa del rischio di default delle banche. La Spagna ha ricevuto 6 miliardi di euro dall’Europa per sistemare le proprie banche, chiedendo aiuto. Stiamo parlando di soldi anche degli italiani. Noi non abbiamo voluto un’assistenza europea perché non volevamo avere la Troika in casa, anche perché avevamo già tecnici (italiani) al potere, proprio per evitare di avere la Troika al comando. E così sono cresciuti movimenti sovranisti che non vogliono pagare i "prezzi degli altri". La crisi è stato anche il cambiamento delle politiche in Europa e nel mondo, sono andate in crisi le economie liberali». Anche la stampa non si è accorta subito di cosa stava accadendo nelle società europee. «Non ci siamo resi conti dell’enorme frattura nelle società tra l’establishment e la società inclusiva che ha risparmi e prospettive e quella parte di società senza prospettive. Quest'ultima oggi non vota più delegando alla persona più competente per lui, ma preferisce votare anche persone incoerenti e meno competenti ma che sanno rappresentare meglio quella rabbia nei confronti di chi l’ha escluso dall'economia e dalla prospettive».

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