Cna: «Ad aprile l'occupazione tra artigiani, micro e piccole imprese cresce del 3,1%»

Lo rileva l'Osservatorio lavoro della CNA, che monitora mensilmente l'andamento dell'oc-cupazione nelle imprese artigiane, micro e piccole, su un campione di circa 20.000 asso-ciate alla Confederazione con quasi 136.000 dipendenti

Enrica Gambazza

Aprile risolleva il mercato del lavoro italiano nelle piccole imprese. L'incremento congiunturale rispetto al mese di marzo è stato infatti dell’1,1%, a conferma del consolidamento della ripresa economica. Lo rileva l'Osservatorio lavoro della CNA, che monitora mensilmente l'andamento dell'occupazione nelle imprese artigiane, micro e piccole, su un campione di circa 20.000 associate alla Confederazione con quasi 136.000 dipendenti. Da dicembre 2014, alla vigilia dell'entrata in vigore del pacchetto di riforme che hanno profondamente modificato la disciplina del mercato del lavoro in Italia, l'occupazione nelle piccole imprese è salita fino al punto massimo dell'11,8%, toccato proprio ad aprile di quest’anno. «Nella fotografia dell’Osservatorio, che rispecchia anche l’andamento del nostro territorio - sottolinea il Direttore di CNA Piacenza, Enrica Gambazza - emergono oltre alle luci anche alcune ombre. La crescita tendenziale di posti di lavoro, pari al 3,1%, segna un -0,4% rispetto a quella di marzo. Per la prima volta da gennaio 2017, inoltre, davanti alle assunzioni appare il segno “meno” con un calo dell’1,6%, mentre le cessazioni dei rapporti di lavoro sono cresciute del 16,2%. Due dati preoccupanti, anche se il consuntivo globale rimane comunque positivo perché le assunzioni hanno coinvolto il 3,3% degli occupati e le cessazioni il 2,2% della platea di riferimenti». Le assunzioni a tempo determinato si confermano la tipologia preferita da imprese artigiane, micro e piccole: sei assunzioni su dieci (il 59,3%, per la precisione) sono state effettuate con questo contratto. Al +15,8% i nuovi contratti a tempo indeterminato (+1,9% rispetto ad aprile 2017), al +13,9% (-5,1%) il lavoro intermittente e al +11,1% (+1%) l'apprendistato. Nonostante gli incentivi introdotti a dicembre nella Legge di Bilancio 2018 la crescita delle assunzioni a tempo indeterminato continua, quindi, a essere modesta.

La maggior parte delle cessazioni ha riguardato i contratti a tempo determinato (45,9%, +0,7% in un anno), seguiti dal tempo indeterminato (36%, -3,6%), dal lavoro intermittente (10,2%, +1,7%) e dall'apprendistato (8%, +1,2%). Calano i contratti a tempo indeterminato (-7,1% rispetto ad aprile 2017) in quanto il numero di cessazioni di occupati con questa tipologia (36% del totale) supera di gran lunga quello delle assunzioni, ferme al 15,8%. Viceversa, aumentano su base annua il lavoro intermittente (+36,8%), i contratti a tempo determinato (+32,5%), l'apprendistato (+21,1%). «Ora che la ripresa pare finalmente avviata - conclude il Direttore Gambazza - ci auguriamo che il nuovo Governo voglia adottare provvedimenti strutturali tesi a favorire ulteriormente la crescita occupazionale, ma anche la competitività della imprese italiane con misure legate all’innovazione, alla ricerca, allo sviluppo tecnologico e alla formazione».

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