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Coldiretti: «A Piacenza crescono le imprese bio, +7,3% in cinque anni»

Enrica Gobbi sul voto espresso dalla Commissione agricoltura del Parlamento Europeo: «Gli emendamenti approvati snaturano la proposta di regolamento presentata inizialmente dalla Commissione Ue volta ad elevare gli standard di qualità delle produzioni biologiche»

Gli emendamenti approvati snaturano la proposta di regolamento presentata inizialmente dalla Commissione Ue volta ad elevare gli standard di qualità delle produzioni biologiche. A dirlo è Enrica Gobbi, responsabile agroambiente di Coldiretti Piacenza, nel commentare il voto espresso dalla Commissione agricoltura del Parlamento Europeo per il testo di compromesso di riforma del regolamento comunitario 834/2007 sull’agricoltura biologica. Per Coldiretti Piacenza non è infatti comprensibile il senso di approvare un nuovo regolamento che non potrà effettivamente valorizzare la qualità delle produzioni d’eccellenza legate al territorio e supportare il settore nella creazione di un modello produttivo vincente.

Il regolamento andrà ad incidere su un numero consistente di operatori che nella nostra provincia, secondo elaborazioni Coldiretti Piacenza sui Rapporti sull’agricoltura biologica in Emilia Romagna a cura della Regione, ha registrato un incremento, dal 2009 al 2014, del 7,3 per cento del numero delle aziende ed un aumento delle superfici coltivate dal 2009 al 2013 del 4,6 per cento.

“Alcuni emendamenti approvati dalla Commissione, spiega Gobbi, incidono negativamente sull’obiettivo iniziale di elevare gli standard qualitativi degli alimenti affinché siano biologici al 100%: basti pensare alle parti del testo relative alla possibilità che siano presenti sostanze e prodotti prima non autorizzati, alle imprese agricole miste ed infine  alla permanenza della deroga all’utilizzo di sementi biologiche che in questi anni ha impedito lo sviluppo di un mercato forte di sementi bio e alla conseguente accessibilità economica delle stesse.”

La maggioranza degli Stati membri poi si è opposta alla previsione del declassamento immediato delle produzioni da biologiche a convenzionali quando si riscontrano contaminazioni accidentali.  La scelta di denunciare la sospetta contaminazione e di ritirare temporaneamente il prodotto dal mercato è affidata all’onestà dell’operatore biologico e l’autorità di controllo ha tempo due mesi per verificare se la contaminazione è effettiva o meno prima di ritirare il prodotto dal mercato.

“Ben diversa era invece la norma proposta inizialmente dalla Commissione, commenta l’esperta, che a fronte del rilevamento di sostanze non autorizzate disponeva l’immediato divieto di commercializzazione del prodotto come biologico. Ciò significa che, se viene definitivamente approvata la norma, gli alimenti bio potranno essere in commercio anche in presenza di una contaminazione accidentale da sostanze non autorizzate.”

“Bene invece, conclude Gobbi, l’approvazione della proposta iniziale della Commissione volta a garantire che tutti i prodotti importati siano conformi alle norme dell’Ue. In definitiva, crediamo che si stia perdendo un’occasione importante; solo se differenziamo nettamente l’offerta biologica da quella convenzionale, peraltro sempre più improntata a garantire il rispetto del benessere animale e processi di produzione a minor impatto ambientale, riusciamo a realizzare, nel lungo periodo, un vero modello produttivo di agricoltura che sia al 100% biologico e trovare dunque sul mercato la giusta remunerazione.”

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