Coldiretti: «Accordo Mercosur svende vino Igp dell’Emilia, via libera ai tarocchi»

Nell’accordo non è prevista la tutela dell’indicazione geografica dei vini dell’Emilia. Se il Mercosur fosse approvato così com'è verrebbe dato il via libera alla commercializzazione di vini a marchio “Emilia” prodotti in Argentina

Coldiretti Piacenza interviene sull’accordo Mercosur, l’ultima trattativa che minaccia l’agroalimentare nazionale e regionale: quello con il mercato comune dell’America meridionale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.

«Nell’accordo – spiega Coldiretti– non è prevista la tutela dell’indicazione geografica dei vini dell’Emilia, una denominazione che nella nostra Regione ha avuto origine nei primi anni del Novecento e che riguarda i vini delle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna. Nel caso l’accordo con il Mercosur fosse approvato così come attualmente proposto verrebbe dato il via libera alla commercializzazione di vini a marchio “Emilia” prodotti in Argentina dalla società Molinos Rìo de la Plata s.a., una società già ben introdotta in Italia in quanto proprietaria per pastificio Delverde».

«Sulle 291 denominazioni italiane Dop/Igp riconosciute dall’Unione Europea – ricorda Coldiretti – nell’accordo con il Mercosur è stata proposta una lista di appena 57 tipicità da tutelare ma su 30 di queste sono state già presentate opposizioni. Il risultato è che, di fatto, meno del 10% delle specialità Made in Italy sarà tutelato assicurando così il benestare Ue alle imitazioni in una realtà dove la produzione locale del falso è già tra i più fiorenti del mondo».

Tutto questo mentre, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat riferiti al primo semestre 2018, l’import/export di prodotti agroalimentari tra l’Emilia Romagna e i Paesi del Mercosur è a favore di questi ultimi con oltre 400 milioni di euro di importazioni nella nostra regione e poco più di 30 milioni di esportazioni. Come già denunciato da tempo, ad aprire la strada al Mercosur «è stato in realtà il Trattato di libero scambio (CETA) con il Canada dove sono falsi quasi nove formaggi di tipo italiano in vendita su dieci».

«È inaccettabile che il settore agroalimentare sia trattato dall’Unione Europea come merce di scambio negli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale» ha affermato il direttore di Coldiretti Piacenza Giovanni Luigi Cremonesi, sottolineando che gli accordi così concepiti «creano una situazione di concorrenza sleale nei confronti del vero made in Italy, in cui a perdere saranno produzioni che hanno fondato il loro successo e la loro capacità di competere proprio sulla qualità».

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