Coldiretti, Marco Crotti: «La tecnologia può salvare la tradizione»

Intervista al neo-presidente di Coldiretti Piacenza su alcune delle principali problematiche che caratterizzano l’agricoltura provinciale

Marco Crotti, imprenditore agricolo di Cortemaggiore, è stato nominato recentemente presidente di Coldiretti Piacenza. Una nomina accolta unanimemente con giudizi positivi e soprattutto votata all’unanimità dall'assemblea dei Presidenti delle Sezioni territoriali, segnale inequivocabile di coesione all’interno dell’organizzazione.

Il percorso come dirigente di Crotti tuttavia si è svolto quasi tutto in modo collaterale all’attività sindacale, orientato in prevalenza verso quello economico. A prescindere dalla parentesi (seppur prestigiosa) come Delegato nazionale del Movimento giovanile (oggi è denominato Coldiretti Giovani impresa), le esperienze del neo-presidente sono sempre state collegate alla gestione di importanti Consorzi, da quello per il pomodoro C.I.O. (Consorzio Interregionale Ortofrutticolo), la più importante Associazione di Organizzazioni Produttori (A.O.P.) in Europa nel settore del pomodoro da industria, a TerrePadane di cui ha coordinato importanti processi di acquisizione dei Cap di altre importanti province (Milano e Pavia) creando un organismo che in soli due anni ha praticamente raddoppiato il fatturato.

“Ma gli input, gli obiettivi, le strategie- commenta Crotti- sono sempre stati affini a quelle della Coldiretti di questi anni, ovvero il rispetto dell’ambiente e del consumatore, una gestione globale della qualità ed eccellenza nel servizio, la strenua difesa del made in Italy e di tutto ciò che questa rappresenta per il territorio, ovvero le grandi tematiche portate avanti con determinazione da Coldiretti che, da un ruolo  sindacale del comparto agro-alimentare, l’ha portata ad inserirsi in una vera e propria mansione sociale, emblema per tutti i consumatori e la società civile in tema di sicurezza alimentare, qualità. E con servizi di qualità per tutti i soci. Ha saputo quindi trasformare in modo positivo un’immagine deteriore, quasi  “assistenzialista” del comparto agricolo degli anni passati, in una posizione che emblematizza ed incarna un ruolo trainante dell’economia, costituta da imprenditori capaci ed appassionati del proprio lavoro”.

Si vocifera nell’ambiente - chiediamo a Crotti - che questa nomina precluda ad incarichi all’interno dell’organizzazione ancor più prestigiosi. “Io – chiarisce - sono prima di tutto un imprenditore, certo onorato di questa nomina e quindi da subito intendo operare bene per il nostro territorio; la mia esperienza è soprattutto di valenza economica e quindi è necessario che sviluppi la necessaria esperienza “politico-sindacale” più connessa a questo nuovo ruolo che poi, del resto, è strettamente connesso all’economia; devo comunque ribadire che, nel mio operato, ho sempre portato avanti le strategie dell’organizzazione a cui mi onoro di appartenere.

Ora con la mia “squadra” dobbiamo proseguire il lavoro intrapreso dai miei predecessori consolidando quanto è stato fatto e concentrando maggiormente la nostra attenzione verso i territori più svantaggiati, in particolare collina e montagna, partendo dalla considerazione che la forza della qualità della nostra agricoltura di pianura è il frutto della salvaguardia degli eco-sistemi di quei territori che possono vivere solo se sapremo garantire un reddito certo agli imprenditori che ancora vi operano e quindi, nei limiti del possibile,  cercando di attrarvi giovani o perlomeno di frenarne l’esodo.

Per questo è necessaria una rinnovata strategia che possa veramente valorizzare le produzioni di eccellenza di quei territori, riconoscere il ruolo sociale del lavoro di questi agricoltori, reinventando nuovi ruoli come quelli turistici perché la nostra collina e montagna hanno potenzialità incredibili in questo settore, Trentino docet!

Nel contempo però anche il “pubblico” deve fare la sua parte creando le necessarie infrastrutture indispensabili allo sviluppo del turismo, fronteggiando il degrado ambientale e curando maggiormente il sistema viario, essenziale per lo sviluppo di quei territori. In questo senso - soggiunge Crotti - pure la tecnologia gioco un ruolo di primo piano anche per salvaguardare la tradizione; è essenziale per rompere l’isolamento, consente di gestire direttamente tutta una serie di operazioni prima impensabili.

Penso all’agricoltura di precisione, come a tutte le tecnologie negli allevamenti che possono, in tempo reale, mettere in contatto gli operatori con gli specialisti. E tutte le prenotazioni on line per il turismo. E quante altre possibilità! I nuovi scenari sono già tracciati: non a caso il nuovo Psr prevede importanti incentivi per l’informatizzazione ed il collegamento via rete e per la banda larga. Questo può consentire veramente una nuova vita e nuove prospettive per questi meravigliosi territori la cui efficienza, ribadisco, è essenziale anche per la pianura. Dunque la “carne al fuoco” è veramente tanta ed in attesa di possibili nuovi ruoli all’interno dell’organizzazione, c’è da rimboccarsi veramente le maniche.

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