Coldiretti: «No a terrorismo su carne, quella italiana è la più sana»

Coldiretti: «Da falsi allarmi rischio per il settore. A Piacenza +20,2% export carne lavorata»

Monica Maj

Il rapporto Oms sul consumo della carne rossa è stato eseguito su scala globale e dunque su abitudini alimentari molto diverse come quelle statunitensi caratterizzate dal consumo del 60 per cento di carne in più rispetto agli italiani. 

Questo il commento di Coldiretti Piacenza, nel sottolineare che lo studio sta creando, un clima allarmistico e, per quanto riguarda il nostro Paese, immotivato se si considera che la qualità della carne italiana, dalla stalla allo scaffale, è diversa e migliore e che i cibi sotto accusa come hot dog e bacon non fanno parte della tradizione nostrana. A dover rassicurare i consumatori italiani è tra l’altro - rivela la Coldiretti - una frase riportata sullo stesso studio dell’Oms dove si afferma chiaramente che “E' necessario capire quali sono i reali margini di rischio ed entro che dosi e limiti vale la pena di preoccuparsi davvero”.

Il consumo di carne degli italiani con 78 chili a testa è infatti ben al di sotto di quelli di Paesi come gli Stati Uniti con 125 chili a persona o degli australiani con 120 chili, ma anche dei cugini francesi con 87 chili a testa. Altrettanto importante è capire esattamente di quali tipi di carne e di quali sistemi di lavorazione si sta realmente parlando quando si punta il dito contro la carne. Basti pensare agli Usa dove l’utilizzo di ormoni e di altre sostanze atte a favorire la crescita degli animali è considerato del tutto lecito.

“Esiste una grandissima differenza, commenta infatti Angelo Ferrari, produttore suinicolo di Vigolzone e vice presidente di Coldiretti Piacenza, tra le carni dei diversi paesi: le Made in Italy sono più sane, perché magre, non trattate con ormoni e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali. Anche per quanto concerne la trasformazione in salumi, in Italia si segue una prassi di lavorazione di tipo ‘naturale’ a base di sale, che ci ha fatto ottenere il primato a livello europeo per numero di prodotti a base di carne “Doc”, ben 40 specialità di salumi. In questo contesto, ulteriormente positivo è il posizionamento della nostra provincia unica in Italia a vantare 3 denominazioni per i salumi.” 

“Quello che si rende evidente, commenta Monica Maj, dietista che collabora con Coldiretti nei percorsi didattici nelle scuole, è la necessità di promuovere la dieta mediterranea, al cui interno tra l’altro è prevista una giusta porzione di carne rossa, variando le nostre scelte a tavola. Ovviamente la parola d’ordine deve essere la moderazione nel non esagerare con le porzioni, mangiare poco e di tutto prediligendo il cibo a km zero, poco o per nulla lavorato, facendo attenzione sempre alla provenienza e nel caso di prodotti confezionati è opportuno leggere con attenzione le etichette. Seppur moltissimi studi negli ultimi anni hanno messo in luce i benefici di diete vegetariane generali sulla salute, a patto che siano rigorosamente controllate per garantire un completo apporto nutrizionale, non sono presenti studi che indichino una relazione convincente tra rischio di malattie e modesto consumo di proteine animali; anzi, in certi casi un apporto molto limitato di proteine animali ha effetti benefici, perché fornisce importanti micronutrienti. Occorre infatti evitare allarmismi e ricordare che la carne italiana è un alimento sicuro e prezioso anche per lo svezzamento dei bambini poiché a livello nutrizionale è un alimento ricco di nutrienti fondamentali nelle prime fasi della vita di un individuo nelle quantità suggerite dal modello della Dieta Mediterranea.”

“Questo, conclude Ferrari,  non è altro che l’ennesimo falso allarme che non riguarda le nostre produzioni e che conferma la necessità di accelerare il percorso dell’obbligo di etichettatura d’origine per tutti gli alimenti, a partire dai salumi: questa è l’unica vera battaglia che l'Italia deve fare in Europa per garantire la salute dei suoi cittadini e il reddito delle sue imprese. Non dimentichiamoci infatti  che queste vicende mettono a rischio una produzione già messa a dura prova negli ultimi anni; il settore dei suini da ingrasso di Piacenza ha infatti visto, dal 2010 al 2014 secondo un’elaborazione Coldiretti Piacenza sui numeri della Banca Dati Nazionale, una diminuzione nel numero degli allevamenti del 16,4%.”

Positivo è invece, fa sapere Coldiretti Piacenza, il dato relativo alle esportazioni di “Carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne” che a Piacenza hanno registrato, secondo elaborazioni Coldiretti su dati della Camera di Commercio, un aumento nel 2014 rispetto al 2012 del 20,2%, segno di un riconoscimento anche da parte della platea estera, dell’alta qualità Made in Italy. 

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