Coldiretti Piacenza: «Attenzione ai prezzi delle uve. Coprire almeno i costi di produzione»

Bisi: «I prezzi devono coprire almeno i costi di produzione se vogliamo mantenere questa importante filiera a Piacenza ma evidentemente non tutti si lavora nella stessa direzione. Invito i produttori a prestare attenzione ai prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione. Sono fuori legge»

Il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi

La vendemmia 2013 sicuramente sarà ricordata per l’ottima qualità e per il ritorno alla vendemmia “settembrina”. Dopo alcune stagioni di difficoltà, questa annata con elevate piogge fino a tarda primavera ed estate senza eccessive temperature, sembra essere perfetta, come clima, per arrivare a inizio settembre ad una vendemmia di alto livello. Ovviamente il merito non è solo della natura bensì della professionalità delle nostre aziende vitivinicole che hanno saputo far fronte alle troppe piogge, ma questo ha significato un ulteriore aumento dei costi di produzione

Un tasto, quello dei costi e dei prezzi di cui nessuno vuole parlare. E come ogni anno questo porta ad un progressivo disgregamento della filiera e indebolimento delle aziende vitivinicole con un grave danno per i nostri prodotti enologici.

“Proprio per questi motivi, sottolinea il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi, da alcuni mesi la nostra Organizzazione ha pianificato diverse incontri con tutta la filiera vitivinicola comprese le strutture cooperative, di trasformazione e imbottigliatori, con l’obiettivo di creare una filiera forte per il vino. Coldiretti Piacenza, vista la variabilità dei prezzi degli ultimi anni delle uve Doc della nostra provincia sempre di sotto dei costi di produzione, al fine si salvaguardare la viticoltura e il territorio collinare ha lavorato per creare strumenti adeguati che possano consentire di remunerare da una parte le aziende vitivinicole e, dall’altra, permettere alle strutture acquirenti di programmare gli investimenti anche con contratti pluriennali, tenendo ovviamente conto delle normative in vigore, in particolare delle prescrizioni previste dall’articolo 62.”

Ovviamente alle sopracitate strutture sono stati presentati i costi di produzione, così come rilevati ed elaborati dalla commissione vitivinicola di Coldiretti Piacenza, in collaborazione con l’agronomo e presidente del Consorzio Vini Doc Roberto Miravalle. I costi medi, in un’annata normale, si attestano, sulle nostre colline, sui 50 euro al quintale. Naturalmente quest’anno, viste le problematiche legate alla stagione e, di conseguenza all’aumento dei trattamenti in vigna per mantenere alta la qualità, sicuramente i costi sono superiori.

“Purtroppo, con nostro rammarico, prosegue Bisi, nonostante gli sforzi che la nostra Organizzazione ha messo in campo per valorizzare la vitivinicoltura a partire da una giusta remunerazione delle uve e mettere in trasparenza tutta la filiera, nessuna delle principali cantine acquirenti e strutture di trasformazione ha dimostrato di credere in questo percorso, impegnandosi per fare un lavoro di squadra. Tante parole ma quando si tratta di dimostrarlo con i fatti …..le azioni non sono consequenziali”

Coldiretti richiama l’attenzione alla legge e a quanto previsto dall’articolo 62 sia rispetto ai costi di produzione, (ricordiamo che tale articolo stabilisce che in caso di contratto ad un prezzo palesemente inferiore ai costi di produzione è previsto il ricorso all’antitrust per tutelare la parte più debole, che in questo caso è il produttore di uva), sia ai termini di pagamento che, per la fornitura di uva non possono essere superiori a 30 giorni.

“Ci piacerebbe capire continua il Presidente, come mai queste strutture che rappresentano i colossi del vino piacentino non si sono volute impegnare nel nostro contratto, pagando almeno 50 euro, ossia non vogliono coprire almeno i costi di produzione? E’  solo per pura speculazione o incapacità di vendere al prezzo giusto alla grande distribuzione?

Riteniamo che questo atteggiamento sia sinonimo di grande debolezza che non gioverà al vino piacentino. Nel mercato del vino, infatti, avranno successo i prodotti che sono stati in grado di mantenere una forza di filiera e capacità contrattuale… ma gli altri, sinonimo di filiera debole… e senza un’immagine forte verranno cancellati nella loro identità e sostituiti con i marchi della grande distribuzione a prezzi di commodities. E’ solo questione di tempo. La riconoscibilità del nostro vino è legata a quanto la filiera saprà valorizzare il prodotto finito, ma anche l’uva e il vigneto.”

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“Si invitano pertanto tutti i produttori di uva, conclude Bisi, a non svendere e a lavorare in un’ottica di sistema e non di individualismo per non compromettere ulteriormente il mercato del vino piacentino. I nostri uffici restano a disposizione per supportare i produttori ricordando che l’articolo 62 è un articolo di legge e pertanto deve essere applicato…. Certo serve coraggio e trasparenza e soprattutto la volontà vera e non solo a parole di tutelare la filiera vitivinicola piacentina”.

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