Confagricoltura celebra il centenario alla presenza delle più alte cariche dello Stato

Vertici piacentini a Roma come un secolo fa per l’atto costitutivo

La più antica organizzazione agricola, Confagricoltura, ha celebrato il centenario lunedì 28 settembre a Palazzo Colonna a Roma alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dei Ministri Teresa Bellanova e Stefano Patuanelli e della Sindaca di Roma, Virginia Raggi.

«Cent’anni fa l’Italia era basata sull’agricoltura. Dopo cento anni ci accorgiamo che l’agricoltura è ancora importante e centrale nell’economica nazionale. L’agroalimentare è il primo comparto economico del Paese», così il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, nel suo intervento di apertura dell’evento al quale hanno preso parte anche i vertici piacentini: il presidente Filippo Gasparini, la componente di Giunta nazionale Giovanna Parmigiani e il direttore di Confagricoltura Piacenza Marco Casagrande.

«Tutela dell’impresa. Ovvero efficienza e competitività, orientamento verso la crescita e le innovazioni tecnologiche, stretto collegamento con le altre parti della filiera agroalimentare, per cogliere le aspettative dei consumatori in Italia e a livello internazionale. Ma anche protezione delle risorse naturali, responsabilità sociale, tutela dei lavoratori, benessere della collettività, per contribuire al progresso civile ed economico della comunità nazionale. Questi – ha detto Giansanti - sono i principi essenziali che hanno sempre ispirato l’azione sindacale di Confagricoltura da quel lontano 1920, in cui nacque a Roma la prima organizzazione degli agricoltori italiani a carattere generale, con una presenza diffusa su tutto il territorio nazionale e con funzione di sindacato datoriale». 

Dopo aver ringraziato chi lo ha preceduto alla guida dell’Organizzazione e tutti coloro che hanno dato il proprio contributo alla sua crescita, Giansanti ha ripercorso alcuni momenti salienti della storia e dello sviluppo del settore agricolo. «Dopo i conflitti mondiali - ha ricordato Giansanti - le difficoltà furono superate grazie all’impegno rivolto all’aumento della produzione, per rispondere alla domanda dei consumatori. Con lo stesso impegno abbiamo risposto negli ultimi mesi alla sfida posta all’intera filiera agroalimentare, a causa dell’emergenza sanitaria: continuare a produrre, per rifornire i mercati e assicurare cibo agli italiani».

E i fatti hanno dimostrato che l’Italia può fare affidamento su un solido sistema agroalimentare, di cui gli associati a Confagricoltura costituiscono una componente essenziale. Con le loro aziende collaborano oltre 520.000 lavoratori, che sviluppano più di 41.000.000 di giornate lavoro. «Adesso è necessario dare supporto a queste imprese - ha ribadito Giansanti - per metterle nella condizione di continuare ad aumentare competitività e produzione». La quota di esportazioni di prodotti agroalimentari, che era di 44 miliardi di euro, è arrivata a superare per la prima volta la soglia del 10% dell’export totale in valore. Crescere è un impegno difficile. Per questo vanno utilizzate al meglio le risorse importanti messe a disposizione dal governo italiano e dall’Unione europea. «Siamo consapevoli - ha concluso il presidente di Confagricoltura - che la valenza del nostro lavoro vada al di là del profitto, che pure è fondamentale per garantire la continuità produttiva e l’occupazione. Da un secolo l’impegno costante dei nostri agricoltori è stato quello di rafforzare le imprese e contribuire al continuo miglioramento del sistema economico e della coesione sociale. Come agricoltori sappiamo bene che raccoglieremo domani ciò che abbiamo seminato oggi. Continueremo, perciò, a lavorare con il massimo impegno nelle nostre imprese, nel nostro sindacato e nella società. Forti di una fiducia incrollabile sul futuro del nostro Paese».

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«Orgogliosi di essere stati presenti come cent’anni fa», ha commentato il presidente di Confagricoltura Piacenza, associazione territoriale che ha celebrato il centenario a novembre 1919. «Orgogliosi che si ponga l’attenzione su produttività, mercati e sviluppo dell’export -- ha proseguito Gasparini - la “svolta green” deve essere prioritaria per altri settori perché il nostro, che non consuma le risorse, ma perpetuando i processi le rinnova, fa già la sua parte. “Spreco delle risorse” e “inquinamento” sono colpe che impropriamente appesantiscono di negatività il mondo agricolo. Anche termini come “sostenibilità” meriterebbero di essere ponderati. Vogliamo che si parli di redditività economica dell’agricoltura, senza la quale non regge alcuna filiera. In questo senso “Green new deal” e “Farm to fork” non perseguono gli obiettivi, che dovrebbero essere primari, di far sopravvivere le aziende come centro di creazione di ricchezza. Un Ricchezza doppia – ha concluso il presidente piacentino - in quanto vitale anche per il bene che produce: il cibo».

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