Confagricoltura: «Latte, pomodoro e vino nel mirino della nostra azione»

Il direttore Marco Casagrande illustra le battaglie e gli obiettivi dei prossimi mesi: «Sul latte fronte comune con le altre associazioni»

Marco Casagrande

Latte, pomodoro e vino (senza naturalmente trascurare gli altri comparti) al centro delle attenzioni di Confagricoltura Piacenza per l’anno appena iniziato, anche perché rappresentano il core business della maggior parte delle aziende agricole piacentine. Abbiamo chiesto al direttore dell’associazione agricola Marco Casagrande (e lo faremo con i direttori delle altre due associazioni, ovvero Coldiretti e Cia) di delinearci le strategie in vista della nuova stagione, anche perché, per esempio il pomodoro, le trattative in vista della nuova campagna sembrano già essere in corso.

«L’anno appena trascorso ha dimostrato - ricorda Casagrande - che uniti nella programmazione, si possono conseguire buoni risultati, una linea che si intende adottare anche per il 2021, con le O.P che ricoprono in questo senso un ruolo fondamentale. A fronte di una richiesta che appare sostenuta da parte della trasformazione è necessario - precisa Casagrande - ottenere un prezzo congruo, in linea con qualità e costi di produzione; un altro aspetto che va poi assolutamente considerato è raggiungere una piena trasparenza nella “tabella qualità”, perché fino ad ora i parametri brix non sono reali, mentre vanno considerati sulla media degli ultimi anni; è un fondamentale strumento da aggiornare unitamente al prezzo».

«Nel comparto del latte - prosegue Casagrande - debbo rilevare che c’è uniformità di vedute con le altre organizzazioni sindacali per non penalizzare ulteriormente il prezzo. Lo andiamo ripetendo come un mantra da tempo: la programmazione delle produzioni di latte deve prevedere un ruolo attivo degli allevatori, ma non è così (contrariamente a quello del Parmigiano-reggiano) per la filiera del Grana Padano, il cui Consorzio di tutela ha approvato il piano produttivo che prevede la riduzione, ancora una volta, della produzione di forme, senza considerare l’andamento della produzione di latte».

«Di fatto il grana padano – soggiunge - è attualmente ben posizionato sui mercati, ma i positivi risultati conseguiti sono ottenuti con una politica di riduzione delle produzioni, il contrario di una concreta ed aggiornata politica di marketing per la conquista di nuovi spazi commerciali».

«Di fatto - spiega Casagrande - i similari hanno conquistato importanti spazi (si parla di oltre 100 milioni di euro di fatturato) che ha lasciato loro il Consorzio; è la dimostrazione che c’è domanda di prodotto, con il paradosso che il latte eccedente limitato dalle quote, prodotto con i costi e i requisiti necessari per essere conferito a Grana, compete sul mercato con l’indifferenziato latte d’importazione. Risultato: il decremento del prezzo del latte alla stalla. Intanto i Psr hanno previsto premi per gli imprenditori agricoli che effettuano progetti di sviluppo finalizzati proprio a conferire latte, più latte, per la trasformazione in Grana Padano».

«Così si penalizzano dunque gli imprenditori che hanno compiuto importanti investimenti per ammodernare le loro stalle. Eppure - conclude Casagrande - le Dop hanno proprio il fine di migliorare il reddito degli agricoltori e tutelare i territori con i piani produttivi, che dovevano essere uno strumento d’intervento emergenziale ed ora sono invece diventati una misura strutturale e hanno destabilizzato il mercato. Così noi proseguiremo la nostra offensiva per cercare di cambiare le cose ed uniformarci ai mercati reali».

Infine, ma non certo per ordine di importanza, il vino, ovvero il settore più penalizzato dal Covid, in forte crisi nelle vendite del canale Ho.Re.Ca. «Il ruolo del Consorzio è sempre più fondamentale; la buona notizia è il rientro della Cantina di Vicobarone e quello “possibile” della Valtidone. Oggi più che mai - sostiene il direttore di Confagricoltura Piacenza - è necessaria una forte coesione, ma anche dare un giusto peso delle aziende medio-piccole che rappresentano un segmento essenziale del territorio contraddistinte da produzioni di alta qualità. Oggi il Consorzio deve rimanere sul territorio piacentino: la sua presenza è indispensabile per aggiornare e rendere moderni i Disciplinari di produzione; va rilanciata l’immagine della viticoltura piacentina che non ha uguali come qualità in Regione; certo che quest’anno sarà ancora difficile a causa del Covid e proprio per questo bisogna impedire altri ritardi per i ristori, indispensabili per la sopravvivenza delle aziende del territorio».

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